Chiara Gamberale: L’isola dell’abbandono

di Filippo Accettella

L’isola del titolo è quella greca di Naxos. Qui fa tappa Teseo, che abbandona brutalmente Arianna per tornare in patria da solo. La pianta in Naxos: in asso. A questo punto il mito si biforca: c’è chi racconta che Arianna muoia di dolore e si trasformi in una stella, e c’è chi sostiene che Arianna incontri Dionisio, che nasca fra i due una grande passione e che la ragazza diventi così una divinità. Queste due suggestioni scandiscono il romanzo e danno profondità ad una storia che non potrebbe che essere ambientata nell’oggi. Tutto comincia con la riunione di un gruppo di auto-aiuto per padri e madri single. Il lettore si ritrova a vivere così con la protagonista tutte le vicende che l’hanno portata fino ad una riunione di genitori single: l’amore distruttivo ma potente per Stefano, il tentativo di salvarlo dal suo labirinto di perdizione, l’incontro salvifico con Di, “un uomo nuovo che dice quello che pensa come se non ci fosse alternativa”. Ma soprattutto si ritrova a vivere con lei le due grandi trasformazioni a cui è stata chiamata: quella a cui l’ha costretta l’abbandono di Stefano e quella che le ha regalato la maternità. Chiara Gamberale sa scegliere le parole di ogni giorno combinandole in modo tale da farle suonare del tutto nuove, affonda nelle pieghe dell’autobiografia, per riemergerne con una storia universale propria di questo nostro tempo, fatto di “genisoli” (genitori single), cambiamenti repentini e una maternità che per le donne spesso funziona come detonatore innescando un confronto senz’alibi con se stesse. “De te fabula narratur”, l’autrice parla un po’ di sé, e il libro parla di noi. L’isola, un luogo necessario per mettere a fuoco uno stato psicologico e, l’abbandono, una delle nostre più grandi paure, nonché un’occasione per rigenerarsi e scoprirsi perfino migliori.

 

L’isola dell’abbandono

224 pagine 16,50 euro

Feltrinelli Febbraio 2019

Recensione pubblicata su Leggere:tutti N°129 – Aprile

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