“Chiasmo Apparente” di Paolo Mazzocchini

Recensione a cura di Fiorella Cappelli

È nell’esperienza della parola che Paolo Mazzocchini si avvale della Retorica attraverso le figure di pensiero quali il chiasmo, la similitudine, l’allegoria.

Un “Chiasmo Apparente”, in una disposizione incrociata di eloquenti, poetiche parole in movimento. Ed eccolo, l’incrocio… metaforico e visivo: “Sette e ventisette del ventisette sette/campeggia luminoso sul display del market/chiuso per ferie. M’arresto al rosso/ del semaforo: Fili di fata morgana/sguisciano per l’asfalto tenero di precoce/calura. Il becco finto antico di fontana/…”.

Attento e profondo osservatore e scrutatore dell’animo umano, il poeta attinge dal quotidiano vivere per percepire, affrontare e descrivere, attraverso i cinque sensi, lo scorrere inarrestabile della vita intorno a sé. L’importanza dell’attimo che, frammentato in percezioni, si allunga e vive di colori, di ruggiti, di calura che “sguiscia in fili di fata morgana”.

Nei versi liberi si percepisce sovente il moto e, in contrapposizione, il fugace attimo di staticità che ne cattura i pensieri, rendendoli poesia. Il tomo, peraltro ben curato da LietoColle (fa parte dei Libriccini da collezione Collana Blu, Erato 308),  è suddiviso in tre parti ed ognuna di esse è introdotta da una poesia di Seamus Heaney, Poeta Nord Irlandese, Premio Nobel per la Letteratura e massimo rappresentante contemporaneo del rinascimento poetico irlandese, scomparso nel 2013. Nella prima parte, a ricordare la mitologia greca è la poesia dedicata alla moglie del re Agamennone: Clytaennestra e subito dopo, in contrapposizione al classico ecco la moderna “Cena di mezza estate, tra amici” tra ricordi, rimpianti e cibo. A seguire sono le critiche alla nostra generazione, con lo sguardo metaforico rivolto al proprio ombelico quale centro dell’Universo in “Omfalocentrismo”. Una trilogia sugli amanti, “Il sonno nella ragione” e, nel suo ossimoro, “L’insonnia”. “L’Invidia”, vizio capitale che il poeta personifica nelle sembianze di una “Megera cionca che ritenta/con la punta sporca del bastone il passo/limpido dei viandanti, regina/lugubre di banchetti imbanditi… ” e la preziosa “Cosmogonia” che mette in risalto l’amore per la bellezza femminile, avvolta in cristalli di velata luce intorno, e descrive il percorso di luce con soave delicatezza e rispetto del momento bello: “Pochi momenti come questo/belli: tu fatta di materia di sogno/…” in una visione di nascita, vita.

Continuano, le liriche, anche nella seconda parte ricche di metafore, allegorie, sinestesie in figure di significato: Pensieri come parole alate, ancora figure della mitologia greca “Tiresia” messe metaforicamente a confronto in un contesto ideologico/contemporaneo e Seneca, Pandora, Orfeo  per poi  giungere alla terza parte dove si ha l’impressione di aver attraversato un dispositivo immaginario nello spazio, una sorta di Stargate  per ritrovarsi ai nostri giorni a ripercorrere frammenti di storia con “Francesco Baracca” o congegni tecnologici con  “Photoshop”, “Autowrecking avatar”, “Check out” con un immancabile accenno, sempre e comunque, agli amati miti… con “Calipso” per parlare dell’amore e concludere poi, rispettando il movimento, l’andare, con “In treno”: “Puoi sederti come vuoi, nel verso/o contro: non cambiano i tempi prefissati/del percorso, né l’approdo…/”.

Paolo Mazzocchini

“Chiasmo Apparente”, LietoColle 2016

pp.76; Euro 13,00

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