Dario Ricci: “Nove C”

Dario Ricci (Firenze, 1982) è uno scrittore con una grande passione per la montagna e per la musica. “Nove C” (Il seme bianco, 2019) è il suo primo romanzo, in cui racconta la storia di Diego, un giovane uomo giunto a un bivio importante della propria vita. Dovrà infatti decidere se scegliere la strada più agevole e sicura o tentare quella meno battuta.

 di Antonella Quaglia

 

«Ci presenti il tuo romanzo d’esordio Nove C?».

Nove C è la storia di un trentacinquenne dalla vita ordinaria. Un lavoro nel marketing poco amato ma che va a gonfie vele. La tranquilla vita di un ragazzo di città. Poi l’impatto. La traiettoria della propria esistenza cambiata per sempre. L’amore incondizionato per una donna e la scoperta della montagna. L’inizio del suo errare alla ricerca di un senso, di un amore e forse di sé stesso. Tra roccia e ghiaccio. Il romanzo ha avuto una gestazione lunga e travagliata di quasi due anni e mezzo. Devo dire grazie alla mia editor Alessandra Minervini che mi ha spronato a non mollare anche in quei momenti dove la fatica si faceva sentire. Ne valeva la pena!

 

«Il protagonista di Nove C, Diego Capecchi, è un personaggio a volte cinico, quasi sempre irriverente e con una naturale propensione a vivere “in bilico”. La sua storia racconta della difficile scelta tra rinunciare e lasciare andare o combattere e conquistare, sia che si tratti dell’aspra vetta di una montagna o della sfuggente donna amata. Vuoi parlarci di questo affascinante personaggio?».

Credo che semplicemente Diego non utilizzi molti filtri nella vita. È un po’ crudo, ma non cinico. A dire il vero lo capisco perfettamente. È la vita stessa ad essere feroce. Tutti invece siamo alla ricerca di sicurezze e promesse che ci confortino. Che rendano la vita più accogliente.  Dall’amore, al lavoro, alla politica. Cerchiamo sempre la strada più battuta, la risposta più semplice. Ecco Diego vive un po’ in mare aperto, in bilico appunto alla ricerca del “non ordinario”. Un punto di vista un po’ rischioso come d’altra parte tutte le cose più belle della vita.

 

«Si intuisce che ci sia una certa componente autobiografica nella caratterizzazione di Diego, soprattutto quando si parla della sua passione per l’arrampicata e la montagna. Cosa spinge il protagonista Diego e lo scrittore Dario a “dipendere dal verticale”? Cosa significa per loro il rapporto con la montagna?».

La montagna e l’alpinismo sono entrati prepotentemente nella mia vita da un paio di anni. Non però è un libro sull’alpinismo! Non mi permetterei mai! Sono e rimango un ospite innamorato della montagna. Molto innamorato ma pur sempre un ospite Anche se ce la sto mettendo tutta per recuperare il tempo perso.  Nella montagna ritrovo quel senso di ribellione che altrove non vedo più. Più che nelle piazze, più che nei cortei o nella cabina elettorale. Un posto dove posso sognare un mondo differente. Un senso diverso. La grazia nel mondo. Dipendere dal bello e dalla gentilezza della natura. Confermo che ormai un po’ come Diego, dipendo dal verticale.

 

«All’inizio dell’opera Diego fa una riflessione: “penso che meriterei uno sconfinato deserto di ghiaccio con molto silenzio”, e giunti quasi alla fine della storia egli si misurerà davvero con la solitudine e il silenzio della neve. L’attraversamento del ghiacciaio islandese del Vatnajökull rappresenta per Diego l’inizio di un percorso iniziatico che si concluderà nell’accettare l’instabilità della vita a cui sente di appartenere. Questa vicenda raccontata nel romanzo è stata frutto della fantasia, o hai davvero vissuto in prima persona questa esperienza?».

“Non ho attraversato il ghiacciaio del Vatnajökull in prima persona, ma sono sicuro che prima o poi lo farò. Spero presto! Non è un libro autobiografico anche se gli scenari descritti nel romanzo hanno accompagnato i miei ultimi anni di vita. Mettiamola così: io sono toscano e da noi in cucina non si butta via niente. Neanche il pane secco. Credo che per scrivere questo libro abbia usato tutto ciò che la vita mi ha regalato. Esperienze belle e meno belle. Per dargli un senso diverso. I cambiamenti più veri avvengono solo dopo un travaglio e per modificarsi bisogna saper soffrire. Un po’ come quando per arrivare in vetta il fiato si fa corto e le gambe non vanno più. A volte non sai nemmeno come ci sei arrivato in fondo, ma ora sei lì e non sei più quello di prima.”

 

«Nove C non è solo una storia di montagna, ma anche la storia di un amore insolito e travagliato, quello tra Diego e Giulia. La ragazza diventa la vetta quasi impossibile da raggiungere, se non dopo aver percorso la propria strada in solitario, accettando le proprie imperfezioni e i propri limiti. Da che punto di vista hai deciso di raccontare questa intensa storia d’amore?».

Giulia rappresenta per Diego, un’idea. Un’ideale. La ribellione verso un mondo che sente non appartenergli o che non gli è mai appartenuto. Qualcosa che gli si conficca tra le costole e che non riesce più a mandare via, nonostante la vita gli stia dicendo esattamente il contrario. Giulia è scostante, difficile a volte anche codarda, ma non è questo che importa. Credere ostinatamente nell’insolito, nell’immaginato quasi sempre più bello del reale, appartenere incondizionatamente. È o no un gesto rivoluzionario?

 

«Nove C è un romanzo che parla di montagna, d’amore e anche di musica, che accompagna la vita di Diego giorno dopo giorno, istante dopo istante. Tu stesso ti definisci nella tua biografia “con il cuore tra i dischi”. Cosa significa la musica per te?».

La musica è “il posto da dove vengo”. Ho suonato per molti anni in un gruppo punk rock, ho scritto canzoni, ascoltato migliaia di dischi e visto tantissimi concerti. Stare sopra e sotto il palco è “casa” per me. In questo libro non potevo non dare spazio al mio primo ed indimenticato amore.  Così ho sparso tra le righe autori e versi che mi stavano a cuore ad iniziare da Ben Harper.

 

«Cosa stai leggendo in questo momento? Quali sono gli autori che più ami, e che più hanno influito sul tuo percorso umano e professionale?».

A dire il vero ho finito in questo istante un libro di illustrazioni “Una balena va in montagna” di Ester Armanino e del mio illustratore preferito Nicola Magrin. Una storia per bambini e per bambini un po’ cresciuti come me, veramente bella. Credo invece che il prossimo libro sarà qualcosa Palahniuk. Ogni tanto sento il bisogno di un po’ di cattiveria. Se devo indicare due autori che hanno influito nella stesura del romanzo ti direi “Alta fedeltà” di Nick Hornby ed “Eureka Street” di Robert McLiam Wilson.  Antonella Quaglia

 

 

Titolo: Nove C

Autore: Dario Ricci

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Il Seme Bianco

Collana: Magnolia

Pagine: 176

Prezzo: 15,90

Codice ISBN: 978-88-336-11-747

 

 

Contatti

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