Deregulation, dove stiamo volando?

di Andrea Coco

Era il 1978 quando negli Stati Uniti è iniziata la famosa deregulation ovvero la liberalizzazione dei cieli che ha consentito la competizione tra le compagnie aeree, mettendo fine al monopolio dei vettori di bandiera, un fenomeno che si è poi esteso al resto del pianeta, rivoluzionando il mondo del trasporto aereo. Ebbene quaranta anni dopo è giunto il momento di tirare un bilancio su quella rivoluzione che indubbiamente ha permesso a moltissime persone di volare a prezzi stracciati praticamente dappertutto. Perché se è indubbio che le tariffe si siano abbassate di molto non è affatto certo che tale fenomeno sia davvero il prodotto della deregulation. Anzi che la deregulation fosse l’unica strada percorribile per raggiungere un simile risultato.

Antonio Bordoni, giornalista aeronautico di lungo corso e autore di numerosi libri, tra cui “Lai e Alitalia negli anni d’oro dell’aviazione commerciale italiana” e “Ryanair nel Bel Paese”, è molto scettico sulla bontà dell’operazione, tanto da aver scritto un libro, pubblicato da IBN Editore, che analizza tale fenomeno: “1978-2018. Quarant’anni di Airline Deregulation”.

L’obiettivo dell’opera, una indagine a tutto campo con cifre e dati alla mano sulla deregulation, è di verificare se il rapporto riforme-risultati sia stato favorevole o meno al passeggero: la sua risposta è negativa. Nel testo sono ovviamente anche elencati i vantaggi di una simile liberalizzazione ma, soprattutto, gli inconvenienti che una tale rivoluzione che ha portato con se a cominciare da uno scadimento della qualità del servizio offerto a bordo degli aeroplani.

Ma i colpevoli non vanno cercati nelle compagnie aeree, piuttosto nelle Autorità aeronautiche internazionali, nella IATA (l’organizzazione internazionale delle compagnie aeree) e negli Stati, quest’ultimi incapaci di gestire settori strategici, nevralgici per gli interessi nazionali. Anzi le stesse nazioni, pur di non ammettere la loro incapacità di governare un tale fenomeno, hanno presentato la deregulation come una riforma ineludibile, necessaria per offrire nuovi servizi alla clientela e aumentare il numero dei passeggeri trasportabili.

L’alto costo dei biglietti è stata senza dubbio un’arma molto potente che ha sedotto un po’ tutti, un prezzo dovuto, secondo i soliti ben informati, alla mancanza di concorrenza sulle tratte. Per cambiare bisognava aprire i cieli alla concorrenza di altri vettori aerei, è stato il mantra ripetuto fino alla nausea dai fautori delle deregulation. Ma, fermo restando che le tariffe troppo alte potevano essere abbassate con una maggiore concorrenza, l’autore si chiede che bisogno ci fosse di “distruggere un sistema che fino a quel momento aveva retto alla grande?”. Un sistema che aveva contributo in prima persona al decollo turismo internazionale, trasformandolo nella prima industria mondiale. “Davvero non c’erano altre vie per fornire più concorrenza al consumatore?”

Una domanda che non è affatto polemica ma deriva da une serie di amare constatazione ovvero che  la qualità del servizio offerto dalle aerolinee è drammaticamente scaduta (pasti minimi o nulli, aerei sporchi, ad esempio). Senza considerare il falso mito delle low cost, presentate come un effetto positivo della liberalizzazione del trasporto aereo, quando la prima (e tra le più famose), la Southwesth, ha preso il volo nel 1971 e comunque tali vettori seguono logiche proprie, utilizzando aeroporti minori non toccati dalla derugulation.

Inoltre, l’abbassamento del costo dei biglietti è sì avvenuto ma in modo discontinuo: su alcune tratte dove c’è molto concorrenza sono calati e di molto ma su molte altre, ammesso che ci sia un servizio di linea, questi sono più cari del passato e i mega vettori aerei oggi sono nella posizione di poter condizionare costi e collegamenti.

Infatti la concorrenza selvaggia ha favorito l’affermarsi di poche grandi compagnie, formate da più vettori, che hanno nuovamente ridotto l’offerta disponibile sulle singole linee e le tariffe sono oggi mediamente più molto più care rispetto al periodo pre-deregulation.

A livello italiano questa rivoluzione ha provocato il declino delle compagnie aeree del nostro paese nelle classifiche dell’aviazione commerciale mondiale, che, in questi quaranta anni , o sono fallite o hanno perso quote di mercato a favore di altri vettori, come la Ryanair.

Insomma “1978-2018. Quarant’anni di Airline Deregulation” è un libro ideale per quanti vogliono capire come si è evoluto (e involuto) il mercato del trasporto aereo e quali potrebbero essere i futuri scenari mondiali.

 

ANTONIO BORDONI

1978-2018: quarant’anni di airline deregulation

2018, IBN editore

pp, 192, euro 16,00

Lascia un Commento