Editori oltre la crisi. Intervista a Sandro Ferri e Sandra Ozzola, editori di E/O

Sandro Ferri e Sandra Ozzola di E/O

Per Sandro Ferri e Sandra Ozzola, editori di “E/O”, è necessario fare libri belli e curati e tenere vivo il rapporto diretto con i lettori sul web e sui social network. L’e-book una possibilità di lettura in più.

di Federica Rondino

Il libro continua a soffrire e non sembra che l’avvento anche nel Bel Paese degli e-book, abbia aumentato il bacino di coloro che dedicano minuti della giornata alla lettura. Cambia il mezzo di fruizione, ma i lettori rimangono gli stessi, anzi, secondo il “Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2012”, sembra che siano diminuiti. Solo il 45,3% della popolazione ha letto almeno un libro  nel 2011 mentre nel 2010 i lettori erano il 2,7% in più. I primi dati sul 2012 confermano questo trend. Eppure in Italia operano 2225 case editrici e si pubblicano quasi 64000 titoli di cui 39.000 sono novità. Le case editrici che a fronte di una tale crisi hanno scelto l’internazionalizzazione sono ancora poche. Abbiamo incontrato Sandro Ferri and Sandra Ozzola Ferri, direttori di E/O,  tra le prime case editrici indipendenti ad aver investito nel mercato anglofono.

 

Nel 2005 avete fondato a New York la casa editrice Europa Editions: cosa vi ha spinto?

La nostra storia, anzitutto: siamo nati con l’intento di realizzare ponti fra culture diverse e abbiamo intenzione di continuare a farlo. E poi le sfide ci piacciono.

Che differenze state riscontrando tra il mercato italiano e quello americano?

In un mercato come quello americano è molto duro emergere, ma ormai la nostra è una realtà consolidata: siamo amatissimi dai librai indipendenti e molto apprezzati dalla stampa e dai lettori (con alcune punte di vero fanatismo che ci hanno a dir poco sorpreso). La letteratura in traduzione ha sempre avuto poco successo nel mercato statunitense, ma è esattamente quello su cui ci siamo concentrati e l’attenzione che è stata riservata ad autrici come Muriel Barbery ed Elena Ferrante ci ha dato ragione: abbiamo vinto una scommessa molto difficile.

Oltre ad Elena Ferrante tra gli autori italiani che pubblicati in lingua inglese ci sono Milena Agus, Stefano Benni e Diego De Silva: che risposta avete dal mercato?

Senz’altro buona, ma come ho già detto il mercato americano è molto diffidente: col tempo verranno apprezzati sempre di più.

Il mercato italiano è in profonda crisi: come si spiega l’aumento costante delle pubblicazioni a fronte di un bacino di lettori sempre più piccolo?

Su dieci libri che si pubblicano, nove porteranno all’editore solo delle perdite. Nessuno ha ancora trovato la ricetta per il best seller perfetto (se esiste), nell’attesa si pubblica sempre di più nella speranza che almeno qualcuno dei titoli pubblicati incontri il gusto dei lettori e spicchi il volo. Naturalmente più titoli si pubblicano, più le possibilità che questo accada aumentano. Ma solo fino a un certo punto: i librai, sommersi dai titoli e strozzati dalla crisi, per cercare di aumentare il turn over ormai restituiscono le rese dopo pochissime settimane. Continuando così non si farà molta strada.

Il libro cartaceo perde appassionati mentre gli e-book e i libri digitali acquistano sempre nuovi lettori: credete che potrà il mondo dell’e-book “salvare” in qualche modo il mercato del libro?

Temo che sia il libro a perdere appassionati, di carta o digitale che sia. L’e-book non è la salvezza, ma senz’altro una possibilità di lettura in più e crediamo sia giusto metterla a disposizione dei nostri lettori: sia per quelli che lo considerano un’alternativa esclusiva al libro cartaceo (pochi), sia per quelli che pensano sia una modalità di lettura complementare.

Qual è la vostra esperienza con l’e-book?

Ormai è un’esperienza di qualche anno: abbiamo cominciato a produrli nel 2010 e da allora tutte le nostre novità escono in entrambi i formati. Al momento rappresentano una parte molto piccola delle nostre vendite, ma pensiamo che sia una fetta di mercato destinata a crescere. In questo la nostra esperienza con Europa Editions ci è di grande aiuto.

Qual è la vostra formula per rispondere alla crisi?

Fare libri sempre più belli e sempre più curati, tenere vivo il rapporto diretto con i nostri lettori sul web e sui social network, coltivare le amicizie che nel tempo abbiamo stretto con i librai.

Come credete che possa il mondo dell’editoria “salvarsi”?

Anzitutto smettendo di chiedersi come potrebbe salvarsi e cominciando a fare qualcosa per salvarlo. E poi il mondo non si salva in un colpo solo, bisogna salvarlo casa per casa. Anzi, casa editrice per casa editrice.

 

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