Editoriale marzo-aprile 2016. Oltre i numeri

di Giuseppe Marchetti Tricamo

L’entusiasmo è grande. Forse un po’ eccessivo, considerato ilrisultato, piuttosto contenuto. Si torna a essere ottimisti perché dopo cinque anni il trend si è invertito e già si ipotizza che sia iniziata, nel nostro Paese, una nuova era per la lettura. Gli italiani incominciano a rivolgere qualche attenzione in più a romanzi e saggi? Sarà così? E continuerà nel tempo? Intanto, festeggiano i sostenitori dei libri di carta, che sono cresciuti dell’1,2 per cento, mentre quelli degli e-book,con il loro -5,6 per cento, hanno rallentato la loro corsa, anzi hanno subito una frenata, pur restando una parte consistente della popolazione. Gli analisti dell’Associazione italiana editori affermano che è cambiato il mix con cui il lettore combina carta e digitale. Comunque, 283mila persone, equivalenti a una città più grande di Venezia e poco più piccola di Firenze, sono tornati a leggere, a unirsi ai 24milioni di italiani che già lo fanno (42 per cento della popolazione). Questi nuovi lettori sono considerati deboli e occasionali. Guai a deluderli perché non tornerebbero più ad aprire un libro. La fotografia di questo gruppo di appassionati lettoril’ha scattata l’Istat: il 48,6 per cento sono donne e il 35 per cento uomini. Bambini e ragazzi (46,5 per cento), le fasce prescolari (63) e gli youngadults (52,5) continuano a leggere più di genitori, zii e parenti adulti. E così è l’editoria italiana per ragazzi a beneficiare dell’impegno dei baby-lettori, che genera grandi numeri e veri e propri campioni nelle vendite – come Geronimo Stilton creato da Elisabetta Dami, la Pimpa inventata da Altan, Peppa Pig con le storie di Silvia D’Achille, Giulio Coniglio di Nicoletta Costa– e il successo anche di scrittori per adulti che si misurano con la letteratura junior e di altri impegnati in proposte di qualità per consolidare il rapporto ragazzi-libri. A tal proposito, ci piace citarel’avvicinamento alle tre opere più avventurose e fantastichedi William Shakespeare (Il racconto d’inverno, Cimbelino e La tempesta)riadattate in prosa da Idalberto Fei e illustrate da Anna Forlati (Racconti d’inverno, la Nuova frontiera junior).

Moderiamo l’entusiasmo perché la percentuale complessiva di lettura nel 2015 è stata la stessa del 2005: da allora era sempre cresciuta raggiungendo il 46,8 per cento nel 2010, ma negli anni successivi ha fatto un bel salto del gambero. Secondo l’Istat, nella casa di una famiglia italiana su dieci non c’è alcun libro, ma sul fronte opposto sono i liguri, i trentini e i friulani a possederne il maggior numero. È, purtroppo, evidente che nel nostro Paese il libro non attrae molte simpatie e il feeling è ancora più modesto nel Sud (28,8), nelle Isole (33,1) e nei comuni con meno di duemila abitanti (35,5).Anche i cittadini stranieri residenti in Italia si fanno influenzare da questa inappetenza e hanno addirittura una propensione alla lettura minore degli italiani (37,8). Questa modesta attitudine risente delle difficoltà che gli stranieri incontrano con la nostra lingua. Probabilmente nei loro Paesi d’origine leggerebbero di più, considerato che nel mondo l’Italia per la lettura è soltanto ventiquattresima.

È per tutto questo che non possiamo essere ottimisti. Di motivi ce ne sono anche altri. Sappiamo che persiste la moria di librerie: a Roma, negli ultimi quattro anni cinquanta hanno abbassato per sempre la saracinesca. L’ultima della lista è la Fanucci, situata davanti al palazzo del Senato, mentre ha avuto vita difficile l’Arion difronte a Montecitorio, a pochi passi dalla Camera dei deputati. Non vogliamo neppure ipotizzare che i parlamentari non leggano. È invece certo che non si danno pensiero per le sorti della filiera del libro, librerie e biblioteche incluse. La loro disattenzione è tangibile mentre spariscono luoghi di grande tradizione culturale. Non troviamo più la storica libreria Croce, che avevamo iniziato a frequentare in occasione della presentazione, con Vittorio Gassman e Ugo La Malfa, della Luna in parlamento di Gaio Fratini; la Feltrinelli in via del Babuino, dove Federico Fellini andava sbirciando le novità; la Mondadori di via del Corso e la Fandango Incontro di via dei Prefetti. Sfrattati con i libri anche noi lettori. Ci rincuora un po’ l’annuncio del ministro Dario Franceschini di un ddl che porrà un vincolo di destinazione su teatri, cinema e librerie storiche: chi rileverà un’antica libreria dovrà dar vita a una nuova. “Naturalmente, allargare il numero dei lettori– ha detto il ministro agli studenti  del liceo Visconti di Roma –allarga la possibilità delle librerie di stare sul mercato, quindi il lavoro più importante è allargare la platea di lettori, cominciando dalle scuole”.

È necessario impegnarsi tutti insieme, “chi vive di libri e per i libri, chi li maneggia dalla mattina alla sera” (Alessandro Piperno, La lettura-Corriere della sera, 31 gennaio 2016). Lo confermano gli editori indipendenti in un appello che esalta il valore del Salone del libro di Torino, “un patrimonio di tutti, dai lettori a chi lavora in editoria, agli editori grandi e piccoli”. Era stato il presidente dell’Aie ad affermare, pur abbandonando il cda della Fondazione che organizza l’evento, che “se si agisce insieme in una logica di sistema i risultati arrivano”.

E quale può essere il nostro contributo? Ricordiamoci che in ogni città ci sono biblioteche pronte ad accoglierci, frequentiamole e diffondiamo il virus della lettura.

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