Fabio Genovesi: scrivere è muoversi come in una danza

Intervista a F. Genovesi, finalista al Premio Strega 2015 e già vincitore del Premio Strega Giovani.
di Federica Rondino

A poche ore dall’assegnazione del LXIX Premio Strega abbiamo intervistato Fabio Genovesi, finalista al Premio e già vincitore del Premio Strega Giovani 2015. Con lui abbiamo parlato del Premio, del suo ultimo romanzo e dei personaggi così intimamente legati all’uomo Genovesi oltre che allo scrittore. Lo scrivere dell’autore di Chi manda le onde (ed. Mondadori) ricorda le storie di Wes Anderson: sospese in un paesaggio onirico, ma i cui protagonisti parlano di sentimenti ferocemente umani.

Come si sente a essere nella cinquina finalista al Premio Strega?
Sto vivendo questa esperienza come il turista di un viaggio in cui mi spiace aver perso compagni come Capossela e Zerocalcare. Osservo dal finestrino mentre le cose accadono e non chiedo mai nulla alla vita.

In attesa della proclamazione, sa già di aver vinto un premio importante, il Premio Strega Giovani 2015.
Sono stato molto felice e non me lo aspettavo perché credevo che avrebbe vinto Zerocalcare. Vedere di essere stato così apprezzato dai ragazzi ed essere stato accolto con tanto entusiasmo è stata una bella soddisfazione. Chi manda le onde è un romanzo di quasi 500 pagine. Io, comunque, non credo che esistano libri per ragazzi o per adulti: credo che esistano libri belli o brutti. Mark Twain, che è il mio autore di riferimento, quando scriveva non pensava che sarebbe stato considerato uno scrittore per giovani, quando poi lo è diventato ne è stato molto stupito, ma contento.

Chi manda le onde è un romanzo corale in cui sembra che i personaggi non potrebbero vivere se non nell’interazione tra le loro anime.
Credo che per scrivere un romanzo si debba essere una persona morbosamente interessata alla vita degli altri. Io sono così appassionato da quello che succede alle altre persone che spesso dimentico la mia vita che, infatti, dal punto di vista sentimentale è un disastro. Scrivere è muoversi come in una danza e non su binari predefiniti, per questo non mi faccio mai una scheda dei personaggi: vivono mentre scrivo. Accade, poi, che di qualcuno io senta la voce, i toni e così lo faccio parlare in prima persona, come Luna, uno dei personaggi dell’ultimo romanzo. Serena invece parla in seconda persona perché è come se si trovasse sempre davanti a uno specchio come molte donne in gamba che conosco…

(L’intervista completa a Fabio Genovesi sul numero di settembre)

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