Fili di seta

di Francesco Roat

Il saggio enciclopedico intitolato Fili di seta rimanda al termine sūtra: vocabolo sanscrito con cui ci si riferisce ai discorsi del Buddha, ma che significa anche filo. Ed il volume vuole essere appunto un ordito che permetta al lettore di cogliere la trama delle varie e complesse dottrine e credenze religiose che hanno intessuto la cultura dell’Oriente. Abbiamo a che fare insomma, come precisa il sottotitolo del libro, con una articolata Introduzione al pensiero filosofico e religioso dell’Asia, scritta da una serie di nove insigni studiosi e cattedratici italiani. Il primo contributo, di Bruno Lo Turco, è relativo al buddhismo indiano; ciò ‒ nota Donatella Rossi nella prefazione al volume di cui è curatrice –: “in ragione dell’ubiquità e dell’influenza che questa religione, nata e sviluppatasi in quella fantastica terra, ha gradualmente assunto in Oriente in tutte le sue distintive e caratterizzanti accezioni”. I testi seguenti sono intesi invece a percorrere/chiarire al lettore un panorama geografico-culturale alquanto vasto, che inizia dal Tibet e procede verso Est abbracciando Cina, Corea e infine Giappone.

L’analisi delle origini della religiosità tibetana non può che rivolgersi in primo luogo allo studio del bon, ovvero, come precisa Francesco Maniscalco, all’insieme dei culti e delle tradizioni magiche, rituali e religiose ‒ basati assai probabilmente su elementi comuni al patrimonio dello sciamanesimo pan-asiatico ‒, i quali precedettero l’arrivo in tale area del buddhismo; di cui tratta invece Filippo Lunardo parlando innanzitutto del suo elemento dottrinale maggiormente sofisticato: il cosiddetto Varayāna, cioè letteralmente quel veicolo  che permetterebbe di raggiungere l’illuminazione entro l’arco di una sola esistenza.

Segue un capitolo molto interessante in merito al taoismo, la cui tradizione ‒ scrive Fabrizio Pregadio ‒ è complessa ed eterogenea tanto quanto il buddhismo, l’ebraismo e il cristianesimo. Ovviamente parlare di taoismo vuol dire far riferimento al mitico saggio Laozi (e all’opera a lui attribuita, cioè il Daode Jing o Libro della Via e della sua Virtù), ma pure ad un altro personaggio chiave di questa visione del mondo ‒ i testi taoisti, infatti non parlano mai di religione ‒ ossia Zhuangzi, che rappresentò/presentò nella sua opera l’elemento mistico del taoismo. Pregadio tratta altresì dello Yijng o Libro dei Mutamenti: testo fondamentale dell’antica cultura cinese e reso popolare in Occidente grazie a Jung.   Proseguendo nella lettura del nostro libro, incontriamo inoltre un puntuale saggio di Ester Bianchi, che affronta la composita storia del buddhismo in Cina: dalle origini sino alla contemporaneità.

Altro pregevole contributo, quello di Antonetta Lucia Bruno sullo sciamanesimo coreano, volto a analizzarne teorie e pratiche, anche mediante una dettagliata analisi delle questioni riguardanti lo sciamanesimo in generale, nonché l’attenzione rivolta alla donne sciamane, al loro tirocinio e all’iniziazione delle stesse. Quindi, dopo un lungo capitolo d’indubbio valore ‒ a cura di Tonino Puggioni, sul buddhismo coreano ‒, tuttavia rivolto più agli addetti ai lavori che non al grande pubblico, il seguente è dedicato ad analizzare lo shintō: termine di origine cinese con cui ci si riferisce alla peculiare antichissima forma di religiosità/spiritualità nipponica, che non conosce un fondatore né un anno zero e che, pur possedendo peculiarità unicamente/tipicamente giapponesi venne influenzato sia dal confucianesimo sia dal taoismo.

  Infine l’ultimo saggio, di Aldo Tollini, sulla storia del buddhismo nel Giappone: dall’antichità alla modernità. Notevoli le pagine intorno alle scuole Zen ed alla pratica meditativa Zen, su cui mi sembra particolarmente interessante la seguente citazione, tratta da un testo di Keizan (monaco buddhista e maestro Zen, considerato uno dei fondatori della scuola buddista giapponese Soto Zen): “Quindi, senza preoccuparsi né del bene né del male, e andando oltre la distinzione tra persone ordinarie e persone sagge, si superano le considerazioni su chi è nell’illusione e chi è illuminato e si lascia indietro la separazione tra Buddha e esseri senzienti. Allora acquietate [dentro di voi] tutto ciò che vi riguarda, liberatevi dei molti convincimenti, e senza far nulla, lasciate che i sensi non producano nulla. (…) Con la comprensione di sé, i fenomeni diventano chiari senza bisogno di parole, considerando com’è il mondo, esso si mostra solo come un’unica cosa. Come un grande uomo, un grande uomo come morto, senza pensieri discriminanti, senza alcunché che annebbi la sua vista, senza che i sensi recepiscano neppure una piccola particella di polvere [che li contamini]”.

AAVV,

Fili di seta. Introduzione al pensiero filosofico e religioso dell’Asia,

Ubaldini Editore, Roma 2018,

pp. 692, euro 32,00

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