Fra arte e politica, il Barocco di Filippo Juvarra e Vittorio Amedeo II

di Niccolò Lucarelli

Solitamente letto come un periodo storico “oscurantista”, in realtà l’Età Barocca ha anche visto processi di sviluppo che hanno poi fatto sentire il loro peso nei decenni successivi. Analizzando l’opera dell’architetto Filippo Juvarra, il volume curato da Dardanello – inserito all’interno di un più vasto programma di studi sull’Età Barocca promosso dalla Fondazione 1563 della Compagnia di San Paolo -, ripercorre la sua vicenda artistica inserendola nel più ampio contesto storico, politico e sociale dell’Italia del primo Settecento, quando il Piemonte di Vittorio Amedeo II comincia a trasformarsi in uno Stato moderno e ad esercitare un discreto peso sulla scena italiana ed Europea, anche grazie all’accorta politica del sovrano sabaudo. Al quale va riconosciuto il merito di aver lasciata carta bianca allo Juvarra per un rinnovo del clima culturale piemontese. Ed è questo un esempio di buona politica valido ancora oggi, che dimostra come anche dalla cultura passi lo sviluppo dello Stato e del popolo. Una dinamica sviluppatasi sull’asse Roma-Torino, essendosi Juvarra formato nello Stato Pontificio, e poi chiamato a Torino dai Savoia.

In apertura, il saggio di Dardanello presenta il Corpus juvarrianum, la raccolta di disegni e progetti dell’architetto che rappresenta il veicolo di “trasferimento” del Settecento romano in terra piemontese; l’autore illustra le aree d’attività di Juvarra, evidenziando come, spaziando dall’architettura, al teatro e alla veduta, la sua formazione fosse assai più completa e aggiornata di tanti suoi colleghi dell’epoca, permettendogli di sviluppare progetti di ampio respiro concettuale e scenografico. Storia, mitologia, fantasia, si fondono nel lavoro di Juvarra e fanno di lui uno dei principali esponenti del secondo Barocco italiano.

Da segnalare, oltre agli altri saggi di approfondimento artistico, quello storico-letterario sulla regione delle Alpi Marittime, di Guido Laurenti, e quello sulla riforma della carità operata da Vittorio Amedeo II, con la nascita delle Congregazioni di Carità e la razionalizzazione dell’impegno dello Stato nell’alleviare la piaga della povertà. Sforzi che dettero i loro frutti, e che fece del Piemonte uno degli Stati europei dove la povertà toccava percentuali minime.

Ad arricchire la lettura, impreziosendo al contempo anche il volume, un ricco e raffinato apparato iconografico costituito da schizzi e bozzetti dello stesso Juvarra tratti dai suoi cahiers, e che vanno dalle vedute di Roma agli impianti scenici per allestimenti teatrali, da studi architettonici d’interni alle facciate di palazzi e basiliche.  Un’ampia panoramica visiva sull’opera di un architetto che ha contribuito allo sviluppo di uno Stato dal quale è poi nata l’Italia unita.

 

Giuseppe Dardanello (a cura di)

Cultura, arte e società al tempo di Juvarra

Leo S. Olschki Editore, 2018

pp. 269, Euro 38,00

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