Gasolio

di Giovanni Graziano Manca

Pasolini lascia il segno anche a quarantadue anni dalla sua tragica scomparsa. Ancora, ad oltre quattro decenni dalla morte, egli appare l’autore che meglio di altri ha saputo descrivere le storture di un mondo che non da oggi ha smarrito la capacità di riconoscere la verità delle cose dove l’uomo viene plasmato da chi su di esso esercita il proprio dominio attraverso la distorsione degli avvenimenti storici e delle ideologie più disparate; un mondo dove a dilagare sono la violenza in tutte le sue forme, il tornaconto più intransigente e il più becero attaccamento al denaro. “Petrolio” è un romanzo “sui generis” di Pier Paolo Pasolini. Pubblicato postumo nel 1992 parla di alcuni dei più oscuri misteri italiani di stato: la morte di Mattei, quella del giornalista dell’Ora di Palermo Mauro De Mauro, gli avvenimenti legati alla strategia della tensione, la P2; il libro di cui si parla traccia persino un esauriente profilo di Eugenio Cefis, l’industriale che all’Eni succedette a Mattei e che nel romanzo porta il nome di Troya. E anche dell’Eni, racconta “Petrolio”, l’azienda di stato che da sempre rappresenta la quintessenza del potere nel nostro paese. I contenuti del romanzo pasoliniano, per coloro che sono convinti che la morte di Pasolini debba necessariamente essere ricollegata a una matrice politica, rappresentano l’elemento principe attraverso cui il delitto di Ostia deve essere intepretato. “Gasolio”, il libro di Fabio Furnari che qui recensiamo, intende essere non solo un omaggio dovuto a Pasolini ma anche, idealmente, un supplemento, una continuatio di “Petrolio” dove Furnari sviluppa il racconto del suo microcosmo familiare, di suo padre e della sua famiglia. La seconda parte di “Gasolio” è dedicata infatti alla Vinicola Furnari, industria familiare d’eccellenza infine fallita che come altre, troppe imprese in Sicilia, subisce pesanti e fatali condizionamenti da parte di sistemi mafiosi che possono determinare a seconda del proprio interesse economico successi o fallimenti aziendali. Sostiene l’autore che “Nel fallimento della Vinicola Furnari, ci sono dei buchi neri imbarazzanti.” Il libro di Furnari è una prosecuzione di “Petrolio”, ma soprattutto il giusto sfogo di uno che per propria ammissione non riesce a digerire l’ipocrisia della politica, che vuole contrastare le false verità perché è convinto che le distorsioni della storia costituiscano il presupposto per il fallimento di ogni civiltà. Molti, complessi e forse, talvolta, soprattutto nella prima parte del volume, messi in relazione tra loro in modo confuso e superficiale, gli argomenti, e tuttavia “Gasolio” sembra essere in grado di suscitare il giusto interesse nel potenziale lettore.

 

Fabio Furnari

Gasolio

Terre Sommerse, 2017

recensione pubblicata su Leggere:tutti N° 118 Gennaio/febbraio

 

 

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