Giovanni Capurso, “Il sentiero dei figli orfani”

Giovanni Capurso (Molfetta, 1978) è un docente, giornalista e scrittore. Pubblica “Nessun giorno è l’ultimo” (Curcio Editore, 2015) e “La vita dei pesci” (Manni Editori, 2017). Nel 2019 esce per Alter Ego Edizioni il suo terzo romanzo di formazione: “Il sentiero dei figli orfani”, in cui racconta le memorie di Savino, un uomo che decide di fare i conti con il suo passato per comprendere più a fondo il cammino che ha intrapreso.

 «Ci racconti di cosa parla il tuo ultimo romanzo di formazione Il sentiero dei figli orfani?».

Il protagonista Savino scala i sentieri del suo paese adagiato come una farfalla tra due monti come si scala la vita. Mi è sembrata una metafora efficace per spiegare come il cammino della nostra vita porti prima o poi alla possibilità di trovarci soli dianzi alle nostre scelte. E quest’ultimo aspetto, quello della responsabilità, è il confine sottile che separa la giovinezza dalla vita adulta. Essere adulti significa accettare che ci sia un’assurdità che deve essere accettata. A Savino accade in maniera repentina in un’estate agli inizi degli anni Novanta dopo l’esperienza della morte di sua nonna Giulia e quando a far vista del pesino arriva una famiglia del nord: una famiglia atopica, molto diversa da quelle convenzionali del luogo. Savino s’invaghisce di una ragazza arrivata con questa famiglia con un amore che potremmo definire platonico. Arriva infine un uomo misterioso che si rivelerà il padre della ragazza. Dalla seconda parte così iniziano una serie di colpi di scena che non svelo.

 

«Ci presenti il protagonista de Il sentiero dei figli orfani Savino Chieco?».

A distanza di alcuni anni, Savino diventato adulto, ha scelto come molti abitanti della sua terra capace di “lasciare orfani” i propri figli, la via dell’abbandono per cercare altrove la propria vocazione. Durante il ritorno per il trigesimo di suo padre rivive in maniera nostalgica il suo passato come riscoperta delle proprie radici.  In un momento di crisi esistenziale rivaluta quei valori che un tempo aveva disprezzato.  È dunque un romanzo circolare, non solo nello stile letterario, ma anche nell’aspetto psicologico perché spiega come il nostro presente è sempre il risultato spesso contraddittorio del nostro passato. Il passato in tal senso è un intero che comprende sia aspetti piacevoli che sgradevoli. È quello che dice Gustav Jung utilizzando la metafora dell’ “ombra”: saremo più felici solo quando accetteremo quella parte della nostra personalità dolorosa.

 

«Vorresti nominare tre ragioni per cui vale la pena leggere Il sentiero dei figli orfani?».

Certo. Il primo è etico: credo porti il lettere a una riflessione che lascia il segno. Cosa non da poco in un tempo il cui la letteratura si è appiattita su una logica consumistica puntando quasi esclusivamente all’intrattenimento. Il secondo è pedagogico: vuole spiegare come la via della maturità è quella della scelta; e a sua volta la scelta implica responsabilità dianzi a se stessi. Il terzo prettamente letterario: ho scritto questo libro soprattutto per me stesso; e quando si scrive per se stessi di solito si dice qualcosa di interessante al lettore.

 

«Come hai organizzato il tuo lavoro quando hai avuto l’idea per il tuo ultimo romanzo? Quali sono le tue abitudini nella scrittura?».

In generale porto sempre con me un diario su cui annoto pensieri estemporanei, possibili spunti. Sotto questo aspetto sono molto tradizionalista. Di solito scrivo in tarda notte, quando la mente è sgombra dalle preoccupazioni. È in quel momento che un’idea fiorisce, sviluppandosi in una bozza di trama o di riflessione.

 

«Nel romanzo Il sentiero dei figli orfani è evidente la lotta interiore dei personaggi divisi tra luce e oscurità, tra bene e male. Una lotta ben rappresentata dal personaggio di Adamo. Lo stesso protagonista Savino è conteso tra il “demone della malinconia” instillato dal padre, il “demone del dubbio” ereditato dallo zio e una sorta di “demone della libertà” veicolato da Adamo. Cosa sceglierà alla fine Savino?».

Un demone è, nella cultura religiosa e nella filosofia greca, un essere che si pone a metà strada fra ciò che è divino e ciò che è umano, con la funzione di intermediario tra queste due dimensioni. Anche da adulto, in Savino emerge questa divisione.  Con questo ho voluto spiegare come la completezza sia ontologicamente inconciliabile con la condizione dell’uomo, condannato com’è a questo stato di perenne ricerca. L’uomo, per sua natura, è un essere diviso.

 

«Chi sono gli orfani nominati nel titolo del tuo ultimo romanzo?».

Il romanzo è anche e soprattutto ispirato a un mondo giovanile che ancor oggi è costretto ad andare via dalla propria terra perché non trova opportunità lavorative.  Anche se il protagonista via dal suo posto d’origine non per una motivazione lavorativa ma di identità, il tema è comunque disseminato nelle ambientazioni: ci sono molte persone che ritornano in quell’estate torbida dai “paesi dell’oro” durante la festa patronale di Santa Maria di Pierno. Una particolare dedica a tal proposito viene fatta a Cesare Pavese, perché l’amico fidato del protagonista si chiama Anguilla proprio come il protagonista del suo romanzo La luna e i falò, emigrante dall’America dopo la liberazione.

 

«Hai già in lavorazione una nuova opera? Puoi darci qualche anticipazione?».

Da un annetto sto lavorando  a un nuovo romanzo dove sono ben presenti i temi legati all’impegno sociale e civile. Il protagonista questa volta è una donna. Inoltre ho in fase conclusiva un piccolo saggio filosofico, ma non è detto che lo pubblichi per primo.

 

 

Titolo: Il sentiero dei figli orfani

Autore: Giovanni Capurso

Genere: Romanzo di formazione

Casa Editrice: Alter Ego Edizioni

Collana: Specchi

Pagine: 204

Prezzo: 14,00

Codice ISBN: 978-88-9333-146-3

 

 

Contatti

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