Il cammino interiore e la meditazione di consapevolezza: una strada per la felicità

di Francesco Roat

 

Pensa e Neva Papachristou sono entrambi noti insegnanti dell’Associazione per la Meditazione di Consapevolezza (vipassanā) di Roma. Il loro ultimo saggio ‒ Affrettati piano. Il cammino interiore e la meditazione di consapevolezza: una strada per la felicità (Astrolabio-Ubaldini ) ‒ rappresenta una sorta di invito a dedicarsi all’altrimenti detta mindfulness ed a coltivare con pazienza il patrimonio potenziale d’amore e saggezza che alberga nel cuore di ogni essere umano; il testo costituisce altresì l’occasione per esporre le tematiche e illustrare al lettore le pratiche fondamentali della tradizione spirituale buddhista.

Il primo suggerimento da parte degli autori, affinché ogni persona possa incamminarsi sul sentiero del proprio percorso interiore, è di iniziare a dirigere la mente-cuore verso la gratitudine e l’apprezzamento nei confronti dell’esistenza. Con grande essenzialità/sobrietà Pensa e Papachristou ‒ osservando come in ogni momento ognuno di noi può semplicemente essere grato dell’atto di respirare o della vita che ci abita ‒ sottolineano, ad esempio, quanto sia svantaggioso dare per scontato il benessere fisico quotidiano oppure il fatto di avere un corpo che ci consente attività niente affatto banali come vedere, ascoltare, toccare, sentirci parte del mondo. E, nel far riferimento alla virtù dell’accoglienza e della serena accettazione nei confronti di quanto ci accade ogni istante, essi si/ci domandano: “Se fosse proprio questa sensibilità, questa capacità di accogliere la vita senza riserve a essere la nostra ricchezza più grande?”.

Il Buddha riteneva che la causa della (di ogni) sofferenza o disagio esistenziale (dukkha) risiedesse non già in questa o quella privazione/afflizione bensì nell’attaccamento, nell’avversione e nell’ignoranza. Ignoranza, in primo luogo, del fatto basilare che ogni situazione è caratterizzata dall’impermanenza (anicca) e dunque soggetta presto o tardi al venir meno. Da cui il consiglio a prendere le distanze da ogni attaccamento esagerato e da ogni insofferenza, apprendendo piuttosto a lasciar essere le cose, senza preoccuparsi in modo eccessivo/nocivo di esse. È l’importanza cruciale di raggiungere, quanto più possibile, l’equanimità ovvero: “quella virtù in forza della quale al ʻmi piaceʼ non segue compulsivamente ʻlo voglioʼ e, egualmente, al ʻnon mi piaceʼ non segue necessariamente ʻnon lo voglioʼ”.

Il Nobile Ottuplice Sentiero, cioè la via buddhista da percorrere onde ottenere la liberazione dal nostro malessere, prevede tre aree di pratica: della saggezza, dell’etica e della meditazione. Dimostrarsi saggi ‒ non a livello di teoria ma di prassi ‒ comporta quantomeno l’aspirazione: “a rinunciare a ciò che non è salutare e a coltivare la gentilezza amorevole e la compassione”; un’autentica moralità non significa qui moralismo/fideismo ma rispetto di ogni essere vivente e attitudine sollecita a prendersi cura del prossimo, per dirla con un termine caro al cristianesimo. La pratica meditativa, infine, è l’arte della consapevolezza, dell’attenzione al presente ed al qui e ora. Essa è quiete, è restare in silenzio, è riposo dovuto al semplice fatto che: “non abbiamo bisogno di scegliere, di afferrare, di respingere, né di costruire nulla”.

Ma come si attua una corretta meditazione? Semplificando assai ‒ causa la sintesi che comporta ogni recensione libraria ‒, tradizionalmente meditare comporta innanzitutto il sedersi in un luogo tranquillo rimanendo attenti al proprio respiro, senza alterarlo in alcun modo. Si rimane quindi così con tale coscienza vigile: accogliente e non giudicante. “Coltivando con gentilezza la consapevolezza del respiro” ‒ nota Neva Papachristou ‒ “nutriamo la fiducia nel lasciar andare. Per tornare al respiro lasciamo andare ora il pensiero, ora il ricordo, ora l’immaginazione, ora la confusione. Ogni volta che torniamo al respiro alleniamo il non attaccamento. Accogliamo l’inizio della respirazione, teniamole compagnia per tutta la sua durata, e poi lasciamola andare. Accogliamo l’inizio dell’espirazione, teniamole compagnia per tutta la sua durata, e poi lasciamola andare”.

Tutto qui. Semplice, no? La meditazione va sperimentata/praticata assiduamente però. Leggendo appena un manuale, infatti, non si impara a nuotare; né basta calarsi in acqua una volta soltanto.

C. Pensa, N. Papachristou

Affrettati piano. Il cammino interiore e la meditazione di consapevolezza: una strada per la felicità

Astrolabio-Ubaldini, Roma 2018,

pp. 274, euro 23,00

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