Il mare dove non si tocca

di Cristina Bulgheri -

Recensione pubblicata su Leggere:tutti N° 115 (Ottobre 2017)

C’è un’allegra brigata di nonnetti – tutti con il nome che inizia rigorosamente per A: Athos, Aldo, Aramis, Adelmo, Arno  – che in realtà nonni non sono. Sono i fratelli del nonno vero: anche lui con un nome di battesimo che comincia con la A: Arolando. Un compromesso più o meno democratico tra l’obbligo di chiamarsi Rolando e il diktat dell’iniziale.  Una festosa e variegata  combriccola di altrettanto allegri signori, tutti scapoli, tutti estrosi e tutti con un’unica grande ambizione: accaparrarsi il piccolo Fabio, l’unico nipote maschio del villaggio Mancini, un’enclave familiare raccolta in un angolo di Forte dei Marmi, e istruirlo alla vita. Quella vera, quella concreta, fatta di relazioni, di scoperte, di esperienze sul campo.

Cresce così, attorniato da uno stuolo di parenti stravaganti e bislaccchi,  il piccolo Fabio, protagonista del nuovo romanzo, decisamente  autobiografico, di Fabio Genovesi. Titolo:  “Il mare dove non si tocca” uscito in libreria il 5 settembre per Mondadori, 324 pagine, 19 euro.

Storia di un’infanzia “diversa”, abitata da personaggi che occhi convenzionali e inquadrati in certi cliché definirebbero “strani”: un drappello di uomini di una certa età impegnati in una sorta di gara per trascinare il ragazzino a pesca sul pontile, a cercar funghi nel bosco, o anche in situazioni non così ortodosse come la  caccia di frodo o il furto di frutti nell’orto dei parenti.

Un impegno dopo l’altro, tanto da non lasciare un giorno  libero  al piccolo Fabio, tentando persino di sottrarlo agli obblighi scolastici, ritenuti dalla compagnia dei nonni-zii  un’occupazione inutile e a dir poco secondaria.

Un “mondo a parte” così poco omologato al resto della società, da meritarsi l’etichetta di “strano” Ma se “strano” significa essere libero, essere se stesso, essere vero, allora ben venga essere “strani”, “originali”, “curiosi” nel senso toscano del termine, ovvero “anomali”. Fabio dipinge il quadretto della sua famiglia con quel suo tocco di penna soave con aria candida, con il sorriso sulle labbra, con la battuta pronta, con emozioni forti e tanto sentimento. E racconta i suoi personaggi e le loro vicende, come lo si potrebbe fare tra amici seduti fuori della porta a frescheggiare o al tavolo di un bar, con l’incisività e la forza descrittiva che è tipica della narrazione orale. Quella che per anni Genovesi ha amato ascoltare ed ha  assorbito nelle serate a pesca sul pontile della sua Forte dei Marmi  o nei pomeriggi a passeggio  con amici e concittadini. Lui è uno di loro. Uno di noi.

 

Fabio Genovesi

Il mare dove non si tocca

Bompiani, 2017

pp.424, Euro 19,00

 

Recensione pubblicata su Leggere:tutti N° 115 (Ottobre 2017)

 

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