Il pittore maledetto: storia violenta di Caravaggio

di Alessandra Sofisti

L’autore, Mariano Luigi Patrizi, medico (Recanati 1866, Bologna 1935), successore di Cesare Lombroso nella cattedra a Torino, noto per gli studi sulla psicofisiologia del lavoro, promotore di una svolta sperimentale nel campo dell’antropologia criminale e della medicina legale, è famoso anche per gli studi sul binomio genio-follia. Michelangelo Carrisi detto Caravaggio (1571-1610) fu per Patrizi “genio di razza e criminale di carriera, recidivo e non correggibile… fuggiasco pel delitto e senza tregue nel sollecitare la remissione papale, da tutt’altro seguitato che dal rimorso e dal pentimento…”. L’artista “maledetto” infatti trascorse tutta la sua esistenza nel tentativo di trovare in sè un equilibrio, mai raggiunto, tra creatività, genialità, bravura artistica e l’abitudine alla frequentazione di infime osteri, prostitute, amanti occasionali di ambo i sessi, tra la forzata permanenza nelle prigioni di varie città e l’ospitalità e la protezione offerte a lui da nobili e ricchi committenti. Accusato di alcuni delitti per futili motivi, fu spesso salvato da pene più dure dai provvidenziali interventi di persone conosciute in ambienti alti. Risse e veri e propri duelli con armi da taglio continuarono a punteggiare la sua vita, tanto da arrivare ad essere sfigurato in un’aggressione a Napoli, città in cui si sparse la voce infondata della sua morte a seguito delle ferite. In realtà morì a Porto San Ercole sul promontorio dell’Argentario in circostanze poco chiare. Ritrovato in fin di vita sulla spiaggia di Feniglia nel luglio 1610, fu tumulato nel vicino cimitero di San Sebastiano (Porto Ercole) e traslato nella Chiesa di Sant’Eramo alla metà del Novecento. Grazie a recenti analisi del Dna fu individuata dai ricercatori un’elevata concentrazione di piombo e mercurio, causa frequente all’epoca di un’intossicazione cronica chiamata “saturnismo” o “malattia dei pittori”, che poteva provocare anche disturbi nervosi e attacchi epilettiformi. Secondo altri studiosi in realtà Caravaggio fu assassinato da uno o più sicari inviati dai Cavalieri di Malta con il beneplacito della Curia pontificia romana. In sintesi – afferma Patrizi nella sua analisi- “la tenebra delle opere caravaggesche scaturisce dall’intimo sentimento del suo ideatore… infatti le leggi dell’influsso d’una personale costituzione psichica sul prodotto estetico restano le medesime, così nei minimi strati della criminalità, come sulle irte cime del genio delinquente”, inoltre quadri squisiti di Caravaggio oltre a testimoniare la sua passione musicale, confermano la decisa inclinazione per lo scherzo, la satira, lo sguaiato riso, tendenza ovvia nei deficienti affettivi e nei criminali… ogni suo scatto di gaiezza è una smorfia canzonatrice contro qualcuno, un insulto vendicativo o magari un semplice dispetto…è la reazione cinica di un irrequieto, che sente le vicende a sé avverse e a sé avverso il mondo…”. Seguono un’accurata antologia critica a partire dal 1607 al 1952 e il “curioso” curriculum criminale dell’artista con la cronologia degli avvenimenti delittuosi dal 1585 al 1609 e il capitolo dedicato alla biografia piscofisiologica interna attraverso l’esame somatico ed anamnesi, che stabilisce “come la fosca sembianza fisica dell’artista non è interpretazione, bensì specchio veritiero della sua anima perversa.”

Luigi Patrizi

“Il pittore maledetto: storia violenta di Caravaggio”,

Yume, 2018,

136 p. 15 euro

 

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