Intervista a Elisabetta Sabato, autrice di “Vite fragili”

di GABRIELLA CICCOPIEDI

Elisabetta Sabato nasce nel 1979 a Putignano. Esordisce nella poesia con diversi componimenti apparsi in antologie poetiche tra cui si ricordano Le cicatrici dell’intelligenza in “Nuove voci – Navigando nelle parole” (Il Filo, 2007) e Venezia in “d’Acqua è il mio nome – Omaggio a Venezia” (Akkuaria, 2008). Del 2008 è la raccolta poetica Un viaggio lungo un respiro per Edizioni Akkuaria. In seguito si dedica alla stesura del suo primo romanzo e nel 2018 pubblica Vite fragili per Edizioni del Poggio, un delicato e lucido racconto sui legami e sui destini di uomini e donne giunti a un momento cruciale della loro esistenza.

Alice, Iris, Marco e Hamide sono solo alcuni dei personaggi che compaiono nel romanzo Vite fragili, dai caratteri complessi, a volte contraddittori, capaci di atti di coraggio ma anche di estremo egoismo. Ci racconta qualcosa di loro?

Ogni personaggio rappresenta il vicino della porta accanto, l’amica, il compagno, l’insegnante. Uomini e donne comuni che cercano di affrontare la vita nel qui e ora, inseguendo un sogno, ricercando la possibilità di una vita migliore, tentando di dimenticare cicatrici un tempo molto dolenti. Tutti i personaggi potrebbero rappresentare uno stralcio di vita del lettore, un momento felice o l’emozione dei piccoli regali quotidiani.

 

Quando è nato il suo amore per la scrittura, e quando ha deciso di farne un lavoro?

Mi lusinga che si possa pensare a questa passione, come ad un lavoro. Faccio già un lavoro che ho scelto con grande slancio e passione, aggiungere a questo anche la scrittura di diletto, sarebbe un sogno che va ben oltre le mie aspettative. Inoltre implicitamente, farlo diventare un lavoro, significherebbe aver fatto bene per me e per altri. Il mio grande apprezzamento per la scrittura c’è sempre stato, per via della mia grande attività creativa interiore. Se solo fosse esistito un buon programma di scrittura automatica ad oggi avrei probabilmente composto una decina di romanzi (magari esiste, ma io ho provato solo le versioni più dozzinali).

Nel suo romanzo si dipinge il ritratto di un’umanità positiva e onesta così come quello di un’umanità gretta e crudele. Si è ispirata a realtà che ha conosciuto direttamente o a fatti di cronaca per la scrittura di Vite fragili?

Ho spesso preso ispirazione dai fatti di cronaca riadattando le persone e  i luoghi, reinventando meccanismi relazionali ed emotivi. Molti eventi sono catturati dalla realtà, ma sono partoriti dall’invenzione e dall’immaginazione.

Ci racconta le sue abitudini nella scrittura, e come gestisce il processo di creazione di una sua opera?

Porto con me più agende e in ognuna appunto idee, dettagli e parole speciali. Spesso creo un’atmosfera dedicata, frequentemente di notte e scrivo, d’impulso. Poi rivedo adatto e modifico. Le agende mi servono per appuntare le idee catturate dalla rete della mente, affinché non se ne perda traccia. Non saprei dettagliare diversamente da … una candela, molta intimità e tanti appunti, perché per me la relazione con le parole è profonda, intima diretta e unica.

In Vite fragili è dato molto spazio alla psicologia femminile, e ciò che più colpisce è il ritratto composito delle donne presenti nel romanzo. Vi si possono trovare donne vittime di ingiustizie, eroine della propria vita e spietate carnefici. Come ha gestito la caratterizzazione di questi complessi personaggi femminili?

Nel mondo femminile ci sono tutti i livelli della creatività e della creazione. Non ho dovuto caratterizzare nulla. Per me è stato molto semplice, ho semplicemente osservato, letto, accolto con il semplicissimo processo dell’ascolto e al termine ho maneggiato con spontaneità.

 Dal suo romanzo: “Alice era una persona di talento che poteva guardare oltre le cose, vedendo la magia di ciò che altri non potevano vedere”. Il personaggio di Alice oscilla da una posizione di sognatrice a una di disillusa dalla vita. È una protagonista dalle mille sfumature e dall’infelice destino, una donna che per certi versi ricorda i personaggi femminili dei romanzi ottocenteschi, sempre in tumulto interiore, sempre tormentate. Ha avuto in mente una di queste figure letterarie o un’opera in particolare quando ha delineato la sua psicologia?

Nessuno in particolare. Chiunque in generale. Alice è semplicemente il ritratto di una donna che vive una società in tumulto, sempre tormentata, quotidianamente in crisi, nella quale nessuno è mai “comodo” e tutti devono confrontarsi con status symbol di tanta esteriorità e poco contenuto.

In Vite fragili arriva dritto al punto, non ha paura di mostrare anche i lati più oscuri e crudeli degli esseri umani. Allo stesso tempo parla della forza e del coraggio di cui si è capaci quando ci si trova di fronte a un momento di difficoltà. Qual è il messaggio racchiuso tra le pagine del suo romanzo?

Tutti abbiamo le stesse possibilità: sprofondare o lottare. Ognuno poi può decidere gli strumenti più performanti per sé, ma non esiste un destino segnato, quindi ogni momento è un buon momento per confrontarsi con i propri limiti, cambiare gli avvenimenti e seminare cose buone.

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