Intervista a Francesca Ognibene

di Gabriella Ciccopiedi

Francesca Ognibene, nata in Germania nel 1974 e, successivamente, trasferita in provincia di Caltanissetta con la famiglia, ha fatto della comunicazione e dell’arte la sua vita. Inizia la sua carriera come speaker radiofonica a Bologna lavorando per varie emittenti, tra il 1994 e il 2005, tra cui Radio Città del Capo, Radio K Centrale e Radio Città 103. Nel 2005 si è fermata a Radio Sherwood dove, da allora, conduce il suo programma radiofonico “Snatura Rock” in cui parla di musica e dei gruppi più interessante nell’emergente scena indipendente italiana. Dalla radio è passata ai romanzi, ma senza mai abbandonare la prima passione, continuando la sua carriera, anche dopo l’uscita del suo primo romanzo, nel 2015, Le Confessioni di un Orco. Ora torna in libreria con Quel figlio negato.

Ma prima di arrivare a parlare del nuovo libro, parliamo di te. Chi è davvero Francesca Ognibene?

Sono una persona semplice e gentile che a tredici anni ha deciso di fare qualcosa di concreto nella sua vita. All’inizio volevo arrivare a Rai Stereo Notte e fare la doppiatrice cinematografica. Il mio sogno poi si è perfezionato ed è diventato trovare, curare e far conoscere al meglio i piccoli grandi artisti che arrivo a conoscere giorno dopo giorno diffondendo la buona musica che vale pena conoscere.

Sei passata dalla musica alla scrittura, dalla radio ai libri ma senza abbandonare la prima. Da cosa derivano queste passioni?

Dalla mia curiosità sempre viva e famelica. Spero sempre di emozionarmi dalla conoscenza degli altri e delle loro opere.

Parliamo del tuo nuovo romanzo, Quel figlio negato. Questo libro tratta di una tematica molto forte: il profondo desiderio di avere un figlio, un argomento difficile da trattare nella narrativa ma molto attuale. Come mai l’hai scelto?

La privazione di un figlio trovo sia uno dei dolori più crudeli per quelle donne che lo desiderano. È una parte del corpo in gioco, la tua stessa carne: tutta la tua fisicità ne è coinvolta. Mi colpiva pensare il dover affrontare ogni giorno questa certezza per chi, colpito dal destino, doveva farsene una ragione. Ho voluto poi dare al mio personaggio gli scudi della testardaggine e della caparbietà per difendersi in qualche modo.

Ed oltre alla difficoltà di avere un figlio, parli di un’altra situazione attuale e molto delicata: l’adozione. Pensi che sia un passaggio scontato per le coppie che non riescono a procreare?

Non credo sia così. Chi decide di adottare un figlio dovrà affrontare diverse difficoltà burocratiche non affrontabili proprio da  tutti. Prima di pensare all’adozione inoltre bisogna ‘guarire’ dal trauma di non poter aver un figlio dalla pancia e mettersi proprio in un’altra prospettiva, ovvero quella dell’accoglienza. Tante persone saranno lì a giudicarti per arrivare all’abbinamento giusto che prevede mille ostacoli. Bisogna avere le spalle larghe anche per l’adozione, quindi no, non è scontato il passaggio.

Quanto, secondo te, l’adozione costituisce un soddisfacimento egoistico di un proprio desiderio e quanto un azione di puro altruismo?

Secondo me, visto che ci sono le difficoltà di cui dicevo prima, se sì arriva a superare tutti gli ostacoli che si mettono davanti ci si ritroverà che chi voleva un figlio per un atto istintivo egoistico o ha cambiato atteggiamento e si è posto nella condizione di accoglienza o ha mollato prima. Comunque sarebbe bello semplificare l’adozione in Italia, perché spesso coppie che potrebbero essere genitori meravigliosi si bloccano a metà per i troppi impedimenti.

Mettendo da parte gli argomenti propri della narrazione, quanto c’è di Francesca all’interno dei due protagonisti, Virginia e Federico?

Tutta la testardaggine e la voglia di reagire sono mie caratteristiche che ho deciso di trasmettere a questa giovane coppia.

Quanto sei cambiata da Le confessioni di un Orco a Quel figlio negato?

Ho notato che c’è maggiore consapevolezza nel mio approccio. Mi sono sentita crescere i vari personaggi dentro di me. Mi sorprendevo ad ogni pagina nuova ma sapevo sarebbe arrivata. Ho confermato a me stessa che scrivere mi rende proprio felice, quasi quanto condurre la mia trasmissione Snatura Rock su Radio Sherwood.

Ora che è uscito il tuo ultimo romanzo, quali sono i tuoi progetti futuri?

Scrivere un nuovo libro, in cui farò parlare un bambino vittima dei bulli.

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