Intervista a Marco Caneva, autore di “Storie speciali di persone normali”

di GABRIELLA CICCOPIEDI

Marco Caneva è nato in Italia e ha trascorso l’infanzia in Medio Oriente, un’esperienza che ha ispirato il suo percorso letterario e umano, e che gli ha permesso di arricchire le sue storie di suggestioni e ambientazioni variegate. Pubblica con le edizioni Caosfera la raccolta di dieci racconti Storie speciali di persone normali, in cui narra di piccoli atti di eroismo e di resistenza di uomini e donne comuni alle prese con le difficoltà della vita.

Che cosa hai voluto raccontare in Storie speciali di persone normali? Che ritratto dell’umanità hai voluto dipingere?

Con questi racconti mi sono divertito a raccontare l’umanità che mi circonda e vive con me nelle mie giornate. Persone semplici, ordinarie, nelle quali ci possiamo riconoscere, ma che attraverso esperienze straordinarie si scoprono, nel loro piccolo, speciali.

 Hai viaggiato molto nella tua vita. Quanto delle tue esperienze all’estero, e quanto della vicinanza a culture diverse da quella occidentale è stato di ispirazione per il tuo percorso di scrittore?

Lo stare a contatto con culture diverse mi ha permesso di guardare il mondo da prospettive differenti, di imparare anche ad ascoltare il punto di vista del prossimo, che può essere differente ma già solo per questo porta a riflessione. Le mie esperienze all’estero mi hanno mostrato nuovi luoghi, differenti stili di vita, e alcuni li ho riportati nei miei racconti. Alcune ambientazioni le ho vissute davvero, come l’estremo e medio Oriente, l’Africa.

All’interno della raccolta vi sono racconti molto appassionanti, e alcuni lasciano davvero il segno. A quale di loro senti di aver regalato la parte più intima di te stesso?

In tutti i racconti c’è un po’ di me e del mio pensiero che volevo condividere con tutti. Come amo sempre dire tutti i racconti di questa raccolta sono come miei “figli” perché in ognuno di essi c’è un po’ di me. Mi viene difficile sceglierne uno perché sono molto diversi tra loro ma se devo sceglierne uno dico “I fiori gialli di Kabul”, una storia con protagonisti un giovane afghano e un soldato statunitense che diverranno testimoni di ideali come la rivalsa, l’odio per la guerra e tutte le sue vittime innocenti e una ribellione verso una educazione che non sentiamo appartenerci. Il racconto insegna che in guerra non ci sono nemici ma solo persone costrette da altri poteri a fronteggiarsi.

In Storie speciali di persone normali sono presenti temi di forte risonanza universale, trattati con estrema cura e delicatezza. Vi sono storie sulle distruzioni compiute da guerre insensate, sul razzismo e le conseguenze su chi deve subirlo inerme, sulla violenza sulle donne, sull’immigrazione e la disabilità. Vi sono storie ambientate ai nostri giorni, e altre ambientate in un futuro lontano. Come hai gestito una raccolta di racconti tanto variegata? Da cosa hai tratto ispirazione?

Traggo ispirazione dalla mia quotidianità, da quello che accade nella mia vita e nel mondo, da ciò che mi colpisce. Lo elaboro e lo trasformo in racconto.

Credi che la tua opera possa, nel suo piccolo, far comprendere che non bisogna essere eroi o uomini potenti per contribuire al miglioramento del mondo? Che anche gesti microscopici possono fare la differenza?

Ho voluto scrivere e dedicare questi racconti alle persone normali. La nostra società è invasa dalle gesta dei più disparati vips ma io credo che chi porta ogni giorno avanti questo nostro mondo siano le persone normali e a loro va il mio tributo.

Che tipo di rapporto hai con i tuoi lettori? Hai avuto riscontri sulla tua opera, qual è il racconto che è rimasto più nel loro cuore?

I lettori devo dire con piacere che hanno molto apprezzato questa raccolta. Mi fa sorridere constatare che le preferenze cambiano a seconda della persona, dei suoi interessi, delle tematiche che gli stanno più care, e non poteva essere differente dato che i racconti sono molto diversi tra loro e ogni lettore può confrontarsi con ciò che più gli interessa. Alle donne è piaciuto molto il racconto “L’ingrediente segreto” che tratta di violenza domestica, agli uomini l’unico di fantascienza, “Futuro tremila” ma in molti hanno segnalato anche quello sulla disabilità, “Centoventisette secondi”, e quello di cui parlavo prima, “I fiori gialli di Kabul” ma in genere sono molto soddisfatto perché tutti i racconti sono stati apprezzati.

Pensi che resterai legato alla dimensione letteraria del racconto, o hai in mente di approcciarti alla scrittura di un romanzo?

Ho appena terminato il mio secondo libro, questa volta ho voluto cimentarmi con un romanzo. Sarà una storia d’amore, un amore difficile, ambientata tra Nord e Sud Italia sullo sfondo della lotta alla piaga tutta italiana del crimine organizzato.

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