Intervista con la storia. Passato, presente e futuro nel libro di Cristiano Chiesa Bini

 

Nel 2055 l’Azienda penserà per tutti e sarà il cervello organizzativo al centro di un nuovo ordine mondiale. “Il mondo di oggi è sottoposto a continue regole. Si vuole incanalare tutto affinché funzioni”, parte da questi assunti Cristiano Chiesa Bini, romano, classe 1962, per spiegare cos’è che l’ha spinto a raccontare i drammi interni degli esseri umani  estremizzando le conseguenze del futuro. Lo scrittore immagina un nuovo ordine mondiale nel 2055 in cui le vite degli esseri umani saranno gestite da un cervello organizzativo detto l’Azienda: un meccanismo equilibratore, non tanto diverso dai regimi totalitari che si facevano carico dell’inquadramento dei lavoratori, della vita quotidiana e persino del tempo libero. Di tutti gli aspetti se ne occupano le protagoniste, Cinzia e Giulia, che all’inizio sono convinte di voler contribuire al corretto funzionamento di quell’ingranaggio omologante; in seguito, comprenderanno il fardello che pesa sull’umanità e s’impegneranno per liberarla da norme e imposizioni. Nel libro gli scenari assurdi servono per veicolare i rischi non sempre evidenti del pragmatismo e dell’efficientismo. È necessario guardare dentro di noi e riscoprire l’utilità del discernimento, che è sintomo di sapienza e di confronto in una ricerca condivisa con gli altri. Poste queste premesse, l’agire diventa indispensabile ed efficace, perché si trasforma in azione tra i mezzi più idonei per raggiungere la meta.

Intervista a cura di Veronica Otranto Godano

 

Pensando al futuro immaginato nell’Azienda, se tu dovessi prendere la macchina del tempo e ritrovarti nel 2055, cosa porteresti con te dal 2019 e perché?

In realtà non comprendo questi tempi, per questo mi sono inventato tale storia. Non riesco a dare una risposta precisa, perché viviamo un’epoca priva di sogni e speranze. Direi grigia e spenta. Mi porterei dietro un ottimismo innato, il desiderio di una prospettiva migliore. Mi auguro, inoltre, di avere sempre la capacità d’immaginare. L’eccesso di pragmatismo tratteggia i contorni della società attuale. Viviamo immersi nelle regole, un nozionificio costante attraverso il quale si vuole incanalare ogni cosa affinché funzioni, invece, di migliorare le comunità in cui si vive con il pensiero critico.

 

A che romanzo distopico ti sei ispirato nella stesura del libro?

1984 di Orwell mi ha sicuramente aperto gli occhi, ma in realtà ho immaginato una storia ex novo, non ho avuto un particolare modello di riferimento. Dovevo rappresentare un futuro perfetto, in cui il lavoro, il tempo libero, l’opinione pubblica dipendessero da un potere supremo, proprio per evidenziare come si tenda a voler risolvere tutto dall’interno.

 

Hai immaginato un meccanismo equilibratore detto L’Azienda, in grado di essere un vero e proprio cervello organizzativo del nostro Pianeta, anche se hai ben descritto nel libro le conseguenze di un procedimento omologante. Ma alla fine del racconto, a quali conclusioni sei arrivato?

Credo che occorra una maggiore riflessione interna. Noi ci aspettiamo che tutto sia risolto dall’esterno. Ma cosa succede dentro di noi? Quali sono le avvisaglie del nostro malessere? La società è governata da una giustizia esterna, tuttavia, non riesce a entrare nel profondo dell’animo umano, tant’è che siamo in un momento storico in cui aumentano i suicidi.

 

I social ci stanno annichilendo nel libero pensiero. Come li immagina nel 2055?

I social sono semplicemente un modo per tenere in rete le persone. Sono strumenti e non si possono considerare mezzi per determinare la felicità o il malessere di un individuo. Mi auguro che siano utilizzati in maniera diversa in futuro e che assurgano a un ruolo di piazza virtuale, dove scambiare opinioni e idee. Al momento ritengo che l’algoritmo sul quale sono basati stia annullando la libertà di espressione a favore di una profilazione dell’utente in termini pubblicitari.

 

Cinzia s’innamora di Abdul, un uomo libero da radici e vincoli con il suo passato. E’ giusto non avere legami con la terra d’origine?

Siamo di fronte a una mondializzazione non basata su ristrettezze geografiche. Per la prima volta non ci sono vincoli, ma ciò non implica una negazione del legame con la propria terra. Abdul è un uomo libero, mantiene un rapporto con le sue origini, in questo caso con i genitori, ma senza avere dei legacci che lo incatenino.

 

L’Amore è l’unico motore di vero cambiamento: le sorti del Pianeta si devono alla relazione, in un certo senso, tra Cinzia e Abdul?

L’amore inteso in senso lato: verso una persona, se stessi, nei confronti degli altri. Il vero motore di cambiamento è l’amore verso quello che facciamo. In tal senso, una frase cui mi affido spesso, nonché mantra della mia vita è: “Ama la realtà che costruisci” di Silo, ispiratore del Nuovo Umanesimo Universalista.

 

Come concilia il lavoro alle Poste con l’attività creativa?

Fino a cinque anni fa, il mio lavoro alle poste era molto meccanico. Dal 2010 ho perso la vista e lavoro con l’ausilio di alcuni lettori. Mi confronto con molta gente a lavoro e riesco a mantenere una rete di relazioni ampie. In un certo senso guardo il mondo attraverso gli occhi degli altri.

 

Nel libro menzioni il Movimento Umanista: organizzazione internazionale volontaria che segui nella vita privata. Ecco, cosa significa l’Umanesimo per te personalmente?

Mi sono avvicinato a questa filosofia per la prima volta nel 1986. Il Nuovo Umanesimo Universalista non è un’organizzazione, è un modo di vedere le cose e di interpretarle con occhi diversi. Potremmo dire una lente d’ingrandimento per vedere il mondo.

 

 

Social libro

Facebook: www.facebook.com/10domande

Twitter: @mikserproietti

 

Social dell’autore

Facebook:www.facebook.com/ccb62

Twitter: @ccb62

 

QR code la Voce di Cinzia è di Agnese Ermacora

Regia Audio: Paolo Panella

Pagina Web: http://www.multimage.org

 

Lascia un Commento