Janet Frame, poetessa delle contraddizioni umane

di Niccolò Lucarelli

La sua poesia è avvolta in una triste bellezza che attraversa tutto lo spettro della composita realtà dell’esistenza umana: l’amore, la solitudine, l’ebbrezza, lo smarrimento, la fragilità, la curiosità, xx, la morte. Poesia dolce-amara fra luci e ombre, cieli ora azzurri ora tempestosi, specchio di tormentate vicende personali. Cresciuta con l’amore per la poesia trasmessole dalla madre Lottie, a sua volta poetessa dilettante, la neozelandese Janet Frame (1924-2004) ha trascorsa una carriera letteraria appartata, rifiutando i clamori della notorietà,, pur ricevendo numerosi riconoscimenti. Ma la sua fama è dovuta principalmente ai romanzi, poiché in vita pubblicò un’unica raccolta poetica, The pocket mirror nel 1967, in parte frenata dalle sue vicissitudini personali (negli anni Cinquanta fu a lungo ricoverata in strutture psichiatriche, a seguito di una diagnosi di schizofrenia), in parte dalla necessità di soddisfare un mercato editoriale che preferiva testi di prosa. Su quest’ultimo aspetto però, incideva anche la diffidenza nei suo confronti in quanto donna; un pregiudizio assai poco spiegabile, e che dimostra la poco conoscenza, in Nuova Zelanda, delle tante poetesse del Novecento, europee e americane. Così come dimostra la grettezza di un ambiente letterario ancora patriarcale, cui Frame rispose con encomiabile dignità, lasciando ai posteri le sue raccolte di poesie, delle quali, in vita, ha pubblicato pochi componimenti, e soltanto un volume completo.

La curatela di Eleonora Bello e Francesca Benocci propone una scelta di circa cinquanta poesie, tratte dalla già citata The pocket mirror del 1967, e dalla raccolta The goose bath, uscita postuma nel 2006. Non è un’autrice facile, Frame, le cui immagini e costruzioni linguistiche di atmosfera surrealista aumentano il fascino di testi suggestivi, immersi in un universo sociale fatto di adulti e bambini, clown e folletti, sui quali sovrasta una natura grandiosa – ricca di colori e manifestazioni che guidano, o interferiscono con, l’esistenza umana -, e densi di giochi linguistici (resi al meglio nella traduzione), fortemente legati all’anima e alla psicologia dell’individuo. Frame è dotata di una potente immaginazione che le permette di legare concetti dalla forte valenza morale e sociale, a costruzioni linguistiche eleganti e sorprendenti insieme, dovute al suo desiderio di trovare uno stile personale. Riuscendoci con testi toccanti, fortemente umani, dove la dimensione intima si fa universale e il lettore si sente vicino a Frame, e la sente vicina a se stesso. S’instaura quindi una non comune intimità fra autore e lettore.

La poesia di Frame non è idilliaca, della vita coglie gioie e problematiche, è una poesia di riflessione, così come di incoraggiamento a superare certe difficoltà, come del resto la stessa Frame ha dovuto fare nella sua vita.

Janet Frame

Parleranno le tempeste. Poesie scelte

gabrielecapellieditore, 2017-10-27

pp. 91, euro 18,00

recensione pubblicata su Leggere:tutti N°117 Dicembre

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