Karel Thole, pittore di fantascienza

di Gian Filippo Pizzo

Gli appassionati li hanno chiamati “i cerchi di Thole”: sono quei cerchi che sulle copertine di “Urania” racchiudevano il disegno che illustrava il romanzo presentato, e che furono il segno distin¬tivo della nota pubblicazione mondadoriana per vari lustri (per l’esattezza dal giugno 1964 al 1996), tanto da essere più volte imitati da altri editori. I cerchi di Thole (la locuzione è stata anche usata per presentare varie mostre dell’Artista) non li aveva per la verità inventati lui, ma Anita Klinz, l’art director della Casa Editrice, che in quel periodo aveva provveduto ad un restyling delle collane da edicola, decidendo di concentrare appunto in un cerchio l’illustrazione di copertina. E questo valeva tanto per “Urania”, che aveva la copertina bianca, quanto per i romanzi di spionaggio di “Segretissimo” (copertina nera) e per i “Gialli”: particolare curioso, per questi ultimi era quasi obbligatorio il fatto che un elemento del disegno dovesse “rompere” il cerchio; c’era sempre il lembo di un vestito, la testa di un cadavere, un’arma abbandonata, un oggetto caduto che usciva dalla cornice rotonda. Per “Urania” no, e l’insieme grafico, con i disegni a colori decisi, racchiusi in un tondo rosso, con il resto bianco, finì per essere un tratto distintivo molto più che nelle altre pubblicazioni.

“I cerchi di Thole”. E pensare che Karel, tutto sommato, non li amò mai molto, anche se erano diventati così caratteristici. Lui era un collaboratore esterno alla Mondadori e, da professionista, cercava di ottenere il più possibile dai suoi lavori, di cui manteneva il copyright. Spesso utilizzava un disegno più volte, rivendendolo ad editori di tutto il mondo (mai dello stesso Paese o per un uso simile, ovviamente); nel caso dei “cerchi” era però costretto a riempire i quarti mancanti in modo da ricondurre il disegno ad un più accettabile formato quadrato o rettangolare! D’altra parte, era davvero orgoglioso del fatto che i lettori identificassero la grafica della rivista con il suo lavoro.
Karel Thole era arrivato in Italia alla fine degli anni Cinquanta, quando aveva già più di una quarantina d’anni (era nato a Bossum, in Olanda, nel 1914) ed un lavoro avviato come illustratore. Si presentò alla Mondadori ed ebbe un vero colpo di fortuna: “Urania” era senza un copertinista, perché il grande Kurt Caesar si era trasferito a Roma e la rivista era stata affidata a Carlo Jacono, che illustrava anche i “Gialli” e “Segretissimo”. Jacono era bravissimo nel campo del poliziesco e della spy-story (ed anche nelle illustrazioni interne in bianco e nero per “Urania”, se di soggetto tecnologico), ma per la fanta¬scienza non era por¬tato, gli mancava il guizzo della fantasia, il senso del meraviglioso, l’ampiezza dell’immaginario spaziale.
Così chiesero a Thole di fare qualcosa di molto immaginifico, una via di mezzo tra il surrealismo di Dalì (e, forse di più, di Magritte) e la pittura metafisica di De Chirico, ovviamente con sog¬getto fantascientifico, ed egli integrò il tutto anche con influenze fiamminghe, in particolare da Hieronymus Bosch. Andò bene e dal luglio 1960 divenne il copertinista di “Urania” (inizialmente senza “cerchi”), disegnando le copertine sulla base di un riassunto di poche righe del romanzo che i curatori della rivista gli facevano avere. Non lesse mai un libro di fantascienza: non gli piaceva! Poi, nel corso degli anni, allargò la sua attività fino a collaborare con editori di tutto il mondo, e non solo nel campo della fantascienza o del fantastico. Fino al 1987, quando una grave malattia agli occhi lo costrinse a diradare sempre di più la sua attività, anche se pur di continuare aveva tentato il possibile facendosi costruire attrezzatura speciali quali lenti d’ingrandimento e luci particolari; si era persino rassegnato a disegnare su foglio bianco, lui che preferiva far emergere i suoi soggetti da un fondo nero . La sua ultima copertina apparve nel luglio 1988, e lui stesso ci ha lasciati due anni dopo.
Ma quest’uomo pacato e spiritoso, gentile e divertente resterà per sempre nella nostra memoria (magari con l’immancabile boccale di birra in mano e, negli ultimi anni, gli occhiali scurissimi), e vo-gliamo ricordarlo con una frase che ripeteva sempre: “Non sono un Artista ma solo un artigiano”. Per noi potrà anche essere sì un Artigiano, ma con la “A” maiuscola.
A pensarla così siamo in buona e vasta compagnia: nel 1981 la Mondadori (per la cura di Fruttero e Lucentini) pubblicò un libro di sue copertine intitolato Manuale dell’ignoto ma il cui sottotitolo era La pittura fantascientifica di Karel Thole. Adesso la Fondazione Rosellini ha appena pubblicato Karel Thole: pittore di fantascienza. La benemerita “Fondazione Rosellini per la letteratura popolare” di Senigallia (il volume non si trova in libreria e va richiesto direttamente) è un ente culturale riconosciuto che, tra le altre cose, pubblica interessantissimi libri illustrati; in precedenza – per limitarci a quelli di fantascienza – era apparso Gli illustratori di Urania: Caesar e Jacono, adesso questo su Thole. Decisamente imperdibile, perché contiene tutte – ma proprio tutte – le copertine non solo di “Urania” ma anche delle pubblicazioni gemelle: “Millemondi”, “Urania Blu”, i “Classici” eccetera; il volume è ovviamente di grande formato, tutto a colori, e ogni pagina contiene fino a nove copertine, ma moltissime sono quelle riprodotte a mezza pagina o a pagina intera. Insomma, costa 35 euro ma li vale.
Senza contare poi l’apparato critico,costituito da scritti di Gianni Brunoro, Giulio Cuccolini, Giuseppe Festino (anche lui notissimo illustratore), Fruttero e Lucentini, Franco Spiritelli e l’attuale curatore di “Urania” Giuseppe Lippi, ai quali rimandiamo per una analisi più profonda delle illustrazioni – pardon: dei dipinti. Noi possiamo solo rilevare che l’opera grafica di Thole è ancora oggi attualissima e che ancora si presterebbe ad illustrare romanzi di fantascienza. Non c’è lettore che non abbia apprezzato l’erotismo delle sue donne, anche se spesso aliene; la mostruosità dei suoi mostri e dei suoi alieni; la profondità dei suoi spazi e dei suoi abissi; l’immaginosità delle sue astronavi, delle armi futuristiche, degli ambienti sia urbani che extraterrestri. Ma soprattutto ad affascinare è il riuscito mélange spaziale e cromatico tra i vari elementi che compongono il disegno in un equilibrio che non deve nulla ai suoi modelli ma è solo dell’inimitabile Karel Thole.

http://www.fondazionerosellini.it

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