Ksenija Stojic: “Lascia che le cose accadano”

Ksenija Stojic è nata a Dubrovnik e vive a Parma, dove esercita la professione di psicologo e psicoterapeuta. Ha pubblicato il saggio “In viaggio per sempre – storie cliniche sulla sofferenza: una risorsa per conoscersi profondamente e cambiare” (Alpes Editore, 2014), la raccolta di poesie “Di Pane e d’Amore” (Aletti Editore, 2018) e il romanzo “Lascia che le cose accadano” (Europa Edizioni, 2019).

 

A cura di Antonella Quaglia

 

«Mare e Giovanna sono le protagoniste del romanzo Lascia che le cose accadano. Mare è una giovane donna con un doloroso passato alle spalle, che ha perso la capacità di donare e accogliere l’amore; Giovanna è invece un’anziana donna che riesce ancora a sorprendersi per le piccole cose, un’amante della natura, “la figlia di un Eden mai perduto”. Vuole parlarci più nel dettaglio di questi due interessanti personaggi?».

Mare è la figlia dei nostri tempi, della nostra società moderna che incute molta solitudine sia nei giovani, sia nelle persone di mezz’età, sia negli anziani. I suoi genitori sono una coppia benestante, affettuosa ma troppo intenta alla carriera. Mare trascorre una buona parte dell’infanzia e della giovinezza con la nonna, la quale, per quanto sia una persona buona e generosa, non riesce a riempire il vuoto affettivo che esplode nella vita della giovane dopo una grande tragedia. Mare di conseguenza perde tutte le coordinate e i valori che la guidavano fino ad allora e si trova a vivere una profonda crisi esistenziale che la porta a tentare il suicidio. La giovane, per una serie di circostanze molto curiose e insolite, si trova successivamente a trascorrere un certo periodo della sua vita in una piccola città del parmense.  Giovanna è una donna anziana, dall’animo candido ed infinita saggezza. Ricorda le parole del poeta inglese William Blake in quanto riesce, senza nessun sforzo, a vedere l’intero universo in un granello di sabbia. Giovanna coglie la bellezza in ogni luogo, in ogni circostanza. Con il passare del tempo si rende conto di aver imparato spontaneamente ad assaporare ogni sfumatura della quotidianità. Nonostante avesse temuto che la vecchiaia, oltre alla bellezza, le avrebbe rubato la sensibilità, la profondità delle riflessioni, aveva compreso di essere diventata una donna veramente felice proprio quando era diventata una donna anziana. Giovanna vede nella sofferenza di Mare la stessa intensità di dolore che lei stessa aveva vissuto da giovane. E’ convinta che nulla accade per caso e che la presenza della giovane nella sua vita vuol dire che toccava proprio a lei aiutarla ad  imparare ad amare se stessa e la vita. Giovanna ama la vita così profondamente da essere convinta di poterlo insegnare a Mare.

 

«Lascia che le cose accadano” parla dell’importanza di rialzarsi e di combattere per la propria vita nonostante il dolore, e invita ad imparare anche dalla sofferenza, perché da essa si origina il cambiamento. Quali sono gli altri temi portanti presenti nell’opera?».

L’opera consiste in 23 capitoli brevi che iniziano con una frase estratta dal capitolo che  funge da titolo. Al tempo stesso funge da filo conduttore, in quanto pronunciata da diversi personaggi che popolano questo romanzo e stimola le riflessioni a tutti i protagonisti. Altro filo è il discorso sul dolore, come un luogo interiore che ci obbliga a scegliere verso quale sponda tendere: quella  della disperazione oppure quella della speranza. Trovo fondamentale il discorso sul significato della vita, della morte, dell’amore, del perdono, della condivisione, della bellezza, della natura,  della fiducia, della speranza. I protagonisti ne parlano con totale sincerità e generosità, senza la pretesa di conoscere la verità. Siccome la giovane Mare comprende che c’è molta coerenza tra il loro modo di interpretare il passato e il loro modo d’intendere la vita nel presente, tutti questi interlocutori le risultano molto credibili e lei inizia a sviluppare un ricco e complesso approccio all’esistenza, che le permette non solo solo di riappropriarsi delle sue profonde risorse psicologiche, ma anche dell’amore.

 

«Quali sono state le fonti di ispirazione per il suo romanzo? È presente una componente autobiografica nella storia che ha raccontato?».

Questo romanzo è stato scritto dopo che una giovane donna, una mia paziente, durante la seduta di psicoterapia, mi aveva chiesto di consigliarle un testo che potesse esserle d’aiuto a stimolare riflessioni positive e utili a superare il profondo dolore della perdita della madre.  In modo del tutto naturale, senza premeditazione, dal mio cuore e dalla mia mente hanno preso vita i personaggi, le trame, le parole. Inizialmente scrivevo per rispondere a questa sua richiesta, ma successivamente mi sono accorta che stavo  cercando in forma romanzata, di stimolare riflessioni sui valori fondamentali della vita, rivolgendomi a chiunque e di qualsiasi età.  L’unica componente autobiografica riguarda il modo di osservare la bellezza della natura che avevo imparato dai miei genitori. Loro erano convinti che osservare e vedere la bellezza della natura siano momenti non necessariamente contemporanei. Per vedere la bellezza della natura bisogna utilizzare il cuore, in modo che “Il vedere” non  sia esclusivamente una esperienza estetica. Vedere la bellezza della natura con il cuore, rimanda all’osservatore il senso della vita che è la bellezza appunto. Se la natura è così bella, allora  anche la vita è potenzialmente bellissima nonostante diversi momenti dolorosi che tutti attraversiamo. Al cuore a cui arriva questa informazione è più facile amare la vita, se stesso e gli altri.  Il romanzo “Lascia che le cose accadano” è stato premiato come finalista per l’opera inedita al 3° Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.

 

«Nel 2014 ha pubblicato il saggio “In viaggio per sempre – storie cliniche sulla sofferenza: una risorsa per conoscersi profondamente e cambiare”. Vuole parlarci di questa sua significativa pubblicazione?».

Il saggio di psicoterapia “In viaggio per sempre” ha vinto il Premio Menzione di Merito al 3° Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo” per la sezione Saggistica Edita. Il saggio affronta sempre il tema della sofferenza  quale se portata e condivisa  in psicoterapia può diventare una risorsa per conoscersi profondamente, per rivedere i propri obiettivi, le proprie aspettative e i valori. Nella sofferenza si può cercare e trovare anche il potenziale di speranza, di resilienza, di apprendimento, di cambiamento e di trasformazione. Il libro propone 24 avvincenti storie di vita, raccontate con la duplice forma di scrittura: letteraria e scientifica. L’approccio scientifico ne fa uno strumento utile per operatori e professionisti nel settore di psicologia-psicoterapia, la tecnica narrativa lo rende accessibile ad un pubblico non specializzato. Desideravo far percepire questi racconti vicini ad un eventuale lettore, come se fossero una sorta di avventura psichica che riflette qualche cosa che possa in parte e in parte suggerirgli  una riflessioni importanti per la propria vita.

 

«Cosa significa per lei scrivere e raccontare storie? E quali sono invece gli autori che hanno influenzato il suo percorso di scrittrice?».

Ho scoperto che mi piaceva raccontare storie  durante la scrittura del saggio “In viaggio per sempre”. Era meraviglioso comprendere in prima persona cosa vuol dire vivere l’atto creativo e l’esplosione della immaginazione creativa. Successivamente ho iniziato a scrivere poesie e ho avuto importanti riconoscimenti in questo ambito. Sto scrivendo un libro di poesie e desidero che questa sia la mia prossima pubblicazione; allo stesso tempo però sto ultimando una divertente raccolta di storie che parlano solo d’amore.  E’ molto affascinante scoprire sulla propria “pelle”  che in ogni momento della vita ognuno di noi può scoprire un potenziale di tesori interiori. Come non è mai troppo tardi trovare l’amore nel senso più generico, così non è mai troppo tardi utilizzare la propria creatività per arricchire la vita propria e degli altri. Gli autori di prosa che hanno influenzato maggiormente il mio percorso di scrittrice sono: Leo Tolstoj, Fyodor Dostoyevky, Boris Pasternak, Joseph Conrad, Pearl S. Buck, Ivo Andric, Gabriel Garcìa Màrquez, Hermann Hesse, Charles Dickens, Milan Kundera, Oscar Wilde. I miei  autori preferiti di poesia sono: Emily Dickinson, Pablo Neruda, William Blake, Federico Garcia Lorca, Wislawa Anna Szymborska, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Giovanni Pascoli, Gianni Rodari, Alda Merini, Vesna Parun, Dobrisa Cesaric.

 

«Vuole condividere con noi una citazione al romanzo Lascia che le cose accadano che le sta particolarmente a cuore?».

“La speranza è una bacchetta magica che abita nel nostro cuore e quando l’attivi produce un unico, fievole raggio di luce, ma sufficiente affinché non ci sia più il buio e tu possa trovare l’interruttore.”  La speranza è un potenziale di forza da utilizzare nei momenti di difficoltà e appartiene come valore innato a tutta l’umanità. La propensione a sperare fa parte dell’intelligenza emotiva. La famiglia, la scuola, la società e tutti gli  agenti educativi potrebbero aiutare tutti i nostri giovani e non giovani a sviluppare e accrescere questa virtù. Non per caso si dice “La speranza è l’ultima a morire”! Un’altra citazione molto rappresentativa di questo romanzo  potrebbe essere: “Comprendi che la vita e la bellezza in alcuni momenti diventano tutt’uno perché si attraggono e tendono a incontrarsi e fondersi sulle stesse coordinate fragili e fugaci che guidano la nostra esistenza”.

 

Titolo: Lascia che le cose accadano

Autore: Ksenija Stojic

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Europa Edizioni

Collana: Edificare Universi

Pagine: 177

Prezzo: 14,90 €

Codice ISBN: 978-88-5508-429-1

 

 

Contatti

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https://www.europaedizioni.com/

https://www.europaedizioni.com/prodotti/lascia-che-le-cose-accadano-ksenija-stojic/

https://www.ibs.it/lascia-che-cose-accadano-libro-ksenija-stojic/e/9788855084291

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