La cucina di Leopardi

di Niccolò Lucarelli

Un punto di vista insolito per raccontare Giacomo Leopardi, nel bicentenario del suo capolavoro L’infinito: la cucina. Lo sceglie Raffaele De Feo, musicista ed esperto di gastronomia storica, ricostruendo e immaginando, in un coinvolgente racconto tra fantasia e realtà, gli ultimi mesi di vita del poeta a Napoli, ospite del sodale Antonio Ranieri. Sullo fondo delle vicende quotidiane del sodalizio fra i due, il cibo, che Leopardi, a suo modo, sapeva apprezzare, non facendo distinzione fra cibi semplici e cibi più raffinati. E in quegli ultimi mesi di vita, il cibo era il solo piacere che gli fosse rimasto, ormai irrimediabilmente minato com’era, nel fisico e nel morale. De Feo ci restituisce un commovente ritratto dell’ultimo Leopardi, cogliendolo alle prese con gelati, pizze bianche, maccheroni e tarallucci; qui Leopardi rivela la sua natura di gaudente, nel tentativo di prendersi un momento di sollievo dalle angosce che lo tormentavano. Non si può non provare simpatia per il poeta, mentre – ce lo descrive De Feo -, “arrotolava due fili di vermicelli con la forchetta e li ripassava nei lussuriosi gusci”, intento a gustare, appunto, un piatto di pasta con i frutti di mare. Accanto a Leopardi, emerge la città di Napoli, colorata, chiassosa, buongustaia, con la quale il poeta ebbe un buon feeling, al punto che nelle sue passeggiate alla ricerca di gelati, confetti e babà, amava mescolarsi al popolino, osservare quella gaiezza che aveva al fondo un po’ di malinconia, e che forse sentiva, per condizione esistenziale, simile a se stesso. Protagonisti al fianco di Giacomo, anche Ranieri e la sorella, affettuosamente solerti nell’alleviare le sofferenze degli ultimi giorni dello sfortunato poeta. Un lungo racconto scritto con passione, per Leopardi e la sua vicenda, così come per la città di Napoli, che emerge discreta con la sua seduzione gastronomica.

Raffaele De Feo

Le ricette dell’infinito

Artenoteca, 2019

pp.203, Euro 18,00

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