La lingua italiana incasellata

Un’indagine sulle principali strutture del linguaggio dei cruciverba: si svolge su diversi livelli (il piano sintattico, il piano semantico, il piano lessicale) l’interessante analisi di Francesca Cocco sul gioco enigmistico più conosciuto.

Sono passati cinque anni dalla pubblicazione del testo che, più di ogni altro, ha saputo imporsi come riferimento per la storia delle parole incrociate: “L’orizzonte verticale” (Einaudi, 2007). In una delle numerose testimonianze raccolte dall’autore Stefano Bartezzaghi veniva riportato un curioso commento di Adrian Bell, autore per decenni di giochi per il Times, che dichiarò come «uno deve essere un po’ matto per passare la vita a compilare cruciverba». Se ci fosse poi da ipotizzare la pazzia anche per chi risolve cruciverba allora non resterebbe che scrivere l’elogio della follia enigmistica per la maggior parte della popolazione che, con maggiore o minore regolarità (fino a sfociare nell’occasionalità e magari nelle “Parole crociate facilitate” della Settimana Enigmistica), si dedica alla soluzione di cruciverba.

Davanti alla giungla di caselle bianche e nere ci si può quindi presentare come autori e come solutori: ci si può inoltre porre davanti al cruciverba con orientamento analitico e impegno di studioso. Ed è uno studio attento e appassionato (l’autrice ringrazia Guido Iazzetta, esperto di giochi che spazia dall’enigmistica popolare alla “classica” e dalla carta al web, per la passione trasmessa e per la scoperta dell’”altra” enigmistica) quello di Francesca Cocco, dottoranda in Scienze del linguaggio nel Dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica dell’Università degli Studi di Cagliari. Il titolo del libro (Carocci editore, 2012) è un programma: “L’italiano dei cruciverba”. Come viene incasellata (classificata, analizzata ma anche, in senso proprio, posta nelle caselle bianche dello schema) la nostra lingua in un cruciverba?

La Cocco rileva come finora vi fosse l’assenza (eccettuati alcuni contributi di Greimas) di un testo con un’analisi rigorosamente linguistica dei meccanismi su cui si basano le parole incrociate ed ecco dunque mostrarsi con chiarezza (non che la materia sia semplice, ma la ricca dotazione di esempi aiuta) come non esistano solo definizioni cruciverbistiche di tipo lessicografico o sinonimico. Tutt’altro: partendo ad esempio dalla sinonimia di base (“Deterioramento” per indicare logorio o, con doppio sinonimo ”Bieca, sospetta” per losca) si trova una figura retorica di ripetizione (la dittologia sinonimica) in “Silenzioso e tranquillo” per definire cheto. E quante altre figure retoriche troviamo nelle pagine successive: non si può certo trattare il fioraio utilizzando il termine fiori nella definizione, ecco dunque il rimpiazzo metonimico di vasi per fiori a confezionare “Ha molti vasi in negozio”. Passando alle metafore troviamo “Il crepuscolo della vita” per vecchiaia.

Vecchiaia? Non certo per il cruciverba, gioco che si rinnova nelle definizioni (metropolitana non potrebbe più corrispondere alla definizione “Il sogno dei milanesi” come si trova su una Settimana Enigmistica del 1951) e si mantiene giovane con sempre nuovi appassionati.

 Federico Mussano

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