La questione della strategia jihadista in Europa. Intervista al prof. Giancarlo Elia Valori

Intervista al prof. Giancarlo Elia Valori, autore del libro “Intelligenze e Geopolitica”. Come fronteggiare la situazione di crisi della sicurezza nelle capitali d’Europa.

di Gianluca Colombo

La pubblicazione del recente lavoro di Giancarlo Elia Valori Intelligence e Geopolitica (Rubettino), ci permette di approfondire ulteriormente con l’autore  il tema di cosa possono fare attualmente gli Stati e i servizi di intelligence in Europa per fronteggiare la permanente grave situazione di crisi della sicurezza e dell’ordine pubblico nelle principali capitali e città d’Europa.

A poche settimane dei tragici eventi di Bruxelles, chiediamo al Prof. Giancarlo Elia Valori una analisi dei possibili sviluppi della strategia jihadista in Europa.

Professore, con gli attentati di Parigi e Bruxelles, si concretizza un ulteriore cambiamento in peggio della vita nella nostra società occidentale, in particolare in Europa…

È vero, la storia umana spesso cambia in brevissimo tempo. Per dirla con un noto verso dei Cantos di Ezra Pound, with a bang, not with a whimper: con uno scoppio, non con un gemito.

È certamente questo il caso degli attentati di Parigi e Bruxelles che trasformeranno la vita, le percezioni, il modo di vita e gli obiettivi morali ed economici dei popoli di un intero continente…

Come è possibile che ciò accada proprio in una società libera e democratica come la nostra?

Una prima osservazione di tipo culturale: è morto definitivamente il mito “multi culturalista”: i jihadisti di Parigi, in gran parte, provengano o meno dal Belgio, sono nati e cresciuti nell’universo culturale e linguistico francofono. Sono francesi, belgi, comunque jihadisti esattamente come i ragazzi inglesi o tunisini che vanno a combattere nel Califfato di Al Baghdadi. Nonostante molti dicano che non dobbiamo parlare di “scontro di civiltà”, è però dimostrato che le culture, pur simultaneamente presenti in Occidente, non hanno più, come le monadi di Leibniz, “porte e finestre”, non dialogano.

E c’è da meditare molto sulla scarsa attrattività del nostro modo di vita e della nostra cultura occidentali, da tutti ritenute “materialiste” e senz’anima. Ormai l’Occidente si legge, per dirla con la prima frase del Capitale di Karl Marx, come “una immane raccolta di merci”…

Professore, cosa può dirci degli obiettivi dei terroristi?

Sul piano strategico la sequenza degli attentati di Parigi e Bruxelles significa che, nell’ordine, a) esiste uno “stato maggiore” jihadista in ogni Stato europeo: queste azioni coordinate del jihad non possono non essere state comandate e scrupolosamente sperimentate prima;

b) non è “terrorismo” come lo intendiamo noi ma jihad “sparsa”(i c.d. “lupi solitari”) le cui fasi sono la raccolta degli islamisti già presenti in Europa e la loro utilizzazione militare al fine della sottomissione politica e economica degli “infedeli”;

c) esiste ormai una suddivisione delle aree di influenza dopo la prima fase della globalizzazione: cioè gli Emirati e qualche altro paese sunnita usano, senza scrupoli,  il Jihad nel cuore dei nostri paesi democratici…

Il professor Giancarlo Elia Valori

…e quindi cosa dobbiamo aspettarci?

…quindi, in un contesto strategico molto fluido come l’attuale, il “jihad della spada” è il terribile force multiplier dell’Islam sunnita, che serve a controllare il ciclo economico degli importatori occidentali del petrolio OPEC, a gestire la grande massa dell’immigrazione islamica in Europa e nel resto dell’Occidente e, non ultimo, gestire le guerre per procura in Russia, in Africa, in Asia Centrale…

E’ per questo che il jihad è sempre stato riccamente finanziato: per eliminare il regime baathista in Siria e isolare l’Iran, per controllare le linee interne del mondo arabo-islamico, per provocare l’indebolimento progressivo del Maghreb.

Conquistato il Nordafrica, l’Europa, l’irrilevante Europa, cadrà nelle mani del jihad come una pera matura…

Professore, che differenza c’è fra Al Qaeda e l’attuale minaccia dell’Isis?

In sintesi direi che se Al Qaeda mirava alla consunzione dell’Occidente “ebreo e crociato” tramite una sequenza di attentati e la destabilizzazione dei paesi islamici filoccidentali, il Daesh-Isis ha creato un territorio dal quale far partire sia attentati che azioni militari di lunga durata…ma la cattiva notizia sa qual è?

Mi dica professor Valori…

Secondo alcuni bene informati, è probabilmente in atto una sorta di riunificazione tra il vecchio mondo qaedista e il nuovo califfato del Daesh-Isis.

Non molto tempo fà, Ayman Al Zawahiri( capo di Al Qaeda ndr), che aveva sempre duramente polemizzato con Al Baghdadi( capo del Daesh ndr), ha rilasciato on line una dichiarazione nella quale incita i musulmani a unificare il fronte della lotta jihadista dalla Turchia all’Africa subsahariana, al fine di distribuire e diluire  le forze, peraltro poche e disorganizzate,  dell’Occidente e della Russia. E’ possibile prevedere che questa composizione dei potenziali strategici delle due organizzazioni favorirà alla fine il Daesh-Isis, che avrà tutto l’interesse a riunire gli undici primari gruppi del jihad globale (quattro dei quali hanno già giurato fedeltà all’Isis) egemonizzandoli e unendosi alla vecchia, ma ancora non irrilevante, Al Qaeda.

…ma cosa è davvero l’Isis, e perché è così stabile al proprio interno e capace di sfidare russi e Coalizione all’esterno?

La  risposta sta, probabilmente, nella sua teologia politica e quindi nella sua finalità strategica.

l’Isis diventa noto quando, nell’estate del 2014, riesce a catturare Mosul e quindi a organizzare la vasta massa di militanti che arrivano in Iraq portati dalla immane destabilizzazione siriana. E’ una forza di 80-100.000 elementi, per un’area grande quanto la Gran Bretagna ma popolata solamente di otto milioni di persone. E allora, qual’è il vero progetto dell’Isis-Daesh? E’ quello della soluzione, modernissima e antica, come sempre nella teologia politica del jihad, della statualità coranica nel mondo di oggi. L’Isis-Daesh è uno stato propriamente islamico ed una sfida reale  per le monarchie e le repubbliche sunnite che si proclamino islamiche. E’, diciamo, un modello geopolitico  contrario alle monarchie e alle repubbliche sunnite “serve degli Ebrei e dei Crociati”, che non hanno più  il pedigree coranico adatto. Certamente si può dire che l’Isis-Daesh farà sempre più concorrenza alle petromonarchie e alle organizzazioni (pensiamo ai Fratelli Musulmani) che, in parte, hanno assistito e sostenuto la nascita del jihad  della spada dall’11 settembre in poi.

Per le ragioni esposte ritengo quindi che Il Califfato, senza una pesante sconfitta sul terreno, ingloberà l’area del “jihad permanente” e lo porterà allo scontro, sia esso terroristico che convenzionale e militare.

…e in tutto questo, l’Italia?

In un quadro come questo, l’Italia è destinata a non contare assolutamente nulla, il nostro Paese diverrà un semplice hub industriale e finanziario senza anima, politica estera, classe politica, rilevanza nel Mediterraneo.

(Gianluca Colombo)

 

 

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