L’incipit: Il ballo delle debuttanti

Pubblichiamo il racconto inviatoci da Arianna Zeta.  che prende spunto dall’incipit di Andrea Carlo Cappi “Era il suo primo omicidio premeditato e non voleva fare brutte figure”. L’incipit è stato  suggerito dall’autore nell’intervista apparsa sul numero di Marzo di Leggere:tutti

 

Era il suo primo omicidio premeditato e non voleva fare brutte figure. Per questo Lucrezia Mazzarini aveva chiesto di essere affiancata in questa impresa da Joseph Nieddu, suo formatore e persona di comprovata esperienza.

K54, il responsabile della struttura “Medcom”, la divisione dell’Agenzia Governativa che aveva competenza sui paesi bagnati dal Mar Mediterraneo, aveva dato il suo benestare senza esitare, neppure per un attimo.

“Farsi aiutare da un collega più esperto è un’ottima idea – aveva commentato. “Per il ballo delle debuttanti sarete una coppia perfetta. Tipo la bella e la bestia.”

Il termine Ballo delle debuttanti l’aveva trovato divertente, era il termine con il quale veniva definita la prima missione omicida che eseguiva un agente.  L’altro paragone, invece, l’aveva invece un po’ urtata. Era vero che, così vestita, sembrava una fanciulla eterea ma non troppo, appena uscita da una favola. Ma definire Joseph La bestia le sembrava proprio una cattiveria. Senza dubbio gli occhi chiari, i capelli lunghi, ondulati e brizzolati, lo facevano assomigliare al personaggio della celebre favola, ma era e restava comunque un bell’uomo, dai modi cortesi anche se freddi.

“Sarà colpa del lavoro – pensava Lucrezia, mentre in automobile raggiungevano l’obiettivo, un locale alla moda del quartiere romano dell’EUR.

Il loro uomo, M.C., era già dentro, invitato alla festa di un politico, che intendeva candidarsi alle prossime elezioni del Comune di Roma. Joseph l’avrebbe lasciata all’ingresso del locale, dopo di che se ne sarebbe andato via con l’autovettura, mentre lei avrebbe raggiunto il suo uomo nel salone e assieme si sarebbero appartati in una vicina stanza.

M.C. le non piaceva per niente. Era palesemente attratto da ragazze molto giovani di lui e il vestito che Lucrezia indossava la faceva sentire ancora più a disagio. Era seminuda – e non avrebbe potuto non esserlo, complice anche la stagione estiva -, ma il suo sguardo riusciva persino ad attraversare le sottili stoffe chiare del suo vestito.

“Prima inizio, prima finisco – rifletteva Lucrezia, mentre salivano assieme le scale e lei inavvertitamente gli sfiorò la mano.

Lui ricambiò il gesto accarezzandole la schiena e la vita. Lucrezia cercò di non dare a vedere il ribrezzo e gli strinse la mano.

“Ahi – disse lui.

“Scusami – rispose dispiaciuta. “E’ colpa dell’anello che porto alla mano. E’ un po’ spigoloso.”

M.C. sorrise e fece le spallucce, ma con la mente era già arrivato al piano superiore.

Entrati nella sala, Lucrezia chiuse la porta, quindi si avvicinò all’uomo con l’intenzione di abbracciarlo, ma con una mossa di Krav maga lo mise a terra. Approfittò dello stato confusionale del suo avversario per tirare fuori dalla borsa una pistola ad aghi con la quale gli conficcargli un paio di dardi nella schiena.

M.C. aprì la bocca, avrebbe volto chiedere aiuto, ma il curaro fece subito effetto. Lucrezia allora, recuperò le freccette, le infilò con molta attenzione in una busta che nascose nella borsa, poi uscì dalla stanza chiudendola a chiave.

Scendendo veloce, ma senza correre, gettò un’occhiata alla sala principale, dove il candidato, appena giunto, era stato accerchiato da parte dei presenti, mentre altri invitati continuavano imperterriti ad affollare i tavoli del buffet e degli alcolici.

Schifata, raggiunse l’uscita, sfiorando un paio di aspiranti clienti, e si gettò per strada. Dove non trovò nessuno ad attenderla.

“Dov’è andato? – si chiese, ma subito si ricordò delle istruzioni. Joseph l’avrebbe aspettata in un altro posto, che lei avrebbe dovuto raggiungere a piedi, ma se avesse fatto tardi, avrebbe dovuto cavarsela da sola. E, probabilmente, a quel punto avrebbe avuto la Polizia alle calcagna.

Questa volta gli toccò camminare con spasso spedito, evitando altri molesti pretendenti, diretta verso il Palazzo della Civiltà Italiana. Non lo vide nel parcheggio e, con il cuore in gola, s’incamminò in direzione della Basilica di San Pietro e Paolo, dove sul retro della chiesa avrebbe dovuto trovare una macchina, di cui lei aveva le chiavi. Era la sua unica ed ultima via di fuga.

“Sempre che qualcuno in divisa non mi dovesse fermare prima – pensò.

A metà percorso fu raggiunta da un’automobile.

“Monta – le ordinò Joseph Nieddu.

Lucrezia non si fece pregare e, una volta salita, l’autovettura partì veloce in direzione di via Tupini.

Il breve viaggio si svolse in un silenzio assoluto, finché Joseph s’infilò nel box di una villa che si affacciava su via dell’Umanesimo e solo allora si decise a rivolgerle la parola.

“Prova superata – le disse. “Sia per quanto riguarda l’omicidio che i tempi di fuga.”

“Vorresti dire che non sono giunta tardi al luogo dell’appuntamento?”

“No, non c’era nessun appuntamento. Era un modo per metterti alla prova, per vedere come te la saresti cavata in una situazione di emergenza. Perché nel nostro lavoro essere puntuali e avere i nervi saldi è fondamentale, bellezza.”

“Messaggio ricevuto.”

“Inoltre non c’era nessuna macchina ad attenderti sul piazzale San Pietro e Paolo. Ancora qualche minuto e saresti tornata a piedi, ma per fortuna passavo di qua….”

Lei annuì senza manifestare sul volto alcun sentimento a riguardo. Se l’avessero arrestata, avrebbe dovuto fare scena muta e finire in galera. Altrimenti non sarebbe arrivata viva al processo.

“A proposito: complimenti. Hai fatto fuori un bel soggetto: faccendiere, trafficante…”

“…e porco.”

“Un vero animale, direi.”

“Una bestia semmai, – replicò Lucrezia Mazzarini, che tuttavia si trattenne dal proseguire il suo discorso, perché aveva un dubbio. In un mondo simile era ancora possibile distinguere la bella dalla bestia? Oppure nella medesima persona convivevano entrambi i ruoli?

Arianna Zeta

 

Qualsiasi riferimento a fatti o persone è puramente casuale. 

Lascia un Commento