Lucia Maria Collerone: “L’amore brucia come zolfo”

Lucia Maria Collerone è una scrittrice, ricercatrice, cognitivista e docente di lingue straniere. Pubblica nel 2003 per Guida Editore il romanzo Lungo il cammino, vincitore del Premio “Cimitile”. Nel 2010 pubblica per Arethusa Editrice il suo secondo lavoro 200 giorni. La dislessia tra i banchi di scuola e le pieghe della vita. Il romanzo storico L’amore brucia come zolfo (WriteUp Site, 2018, seconda edizione) è la sua ultima fatica letteraria, in cui racconta le storie di nobili e zolfatari che si intrecciano in una trama drammatica e appassionante.

 A cura di Giovanna Lamberti

 «L’amore brucia come zolfo è un’opera complessa e dura, che racconta i fatti con realismo, senza provare a edulcorarli. Quali sono i motivi che l’hanno spinta a scrivere il suo romanzo?».

Ho conosciuto la storia di Cecilia da una persona che la conosceva nella realtà, anche se mi ha dato solo poche informazioni su di lei e ho dovuto fare una ricerca storica molto accurata per ricostruire i probabili eventi della sua esistenza. Ho scoperto una storia sommersa, nascosta, non narrata che sarebbe andata persa e mai più ricordata. Non ho voluto che si perdesse nell’oblio e volevo che divenisse un monito e che riscattasse la figura di Cecilia dando di lei un punto di vista diverso rispetto a quello con il quale la sua storia era stata vista. Cecilia rappresenta la vita di ogni essere umano che, lasciato solo davanti al destino, si perde e vive l’annientamento di sé. Cecilia rappresenta anche il grande eroismo di chi sa sacrificarsi per amore.

 

«Colpisce nel suo romanzo il personaggio di Bartolomeo, uomo dai nobili natali che decide di abbandonare gli agi della sua famiglia perché contrastanti con la sua morale. La sua discesa nelle miniere, il suo sentirsi un dannato tra i fumi tossici dello zolfo viene bilanciata dalla sua dolcezza nei confronti della figlia Cecilia, e dalla sua inesauribile forza d’animo. Un uomo ruvido ma anche capace di amare con tutto il cuore. Ci racconta la genesi di questo personaggio?».

Ai tempi del racconto era possibile che un uomo avesse una storia simile a quella di Bartolomeo, frutto dell’amore violento, di un sopruso. Bartolomeo muore come un dannato in miniera come a riscattare la sua vita dall’ignominia, come se fosse necessaria purificarla. Cecilia conosce il suo tormento, conosce la sua pena e lui vede in lei la bellezza, la purezza, la parte migliore di sé. Cecilia lo ama di un amore puro, ne ama l’essenza, lo vede angelo, l’espressione dell’amore. Bartolo mi è servito per raccontare la storia dei “surfarari”, la loro disperazione, il loro vivere misero, senza speranza, ma anche la loro dignità, la loro umanità, la forza d’animo. Mi ha permesso di raccontare le miniere, il loro fetore mefitico, l’asfissia della vita e come dietro ogni diavolo di miniera c’era l’angelo della famiglia, l’uomo che poteva salvare o perdere la vita di chi dipendeva da lui. Bartolo ha il coraggio che il Barone non ha, per la sua integrità morale è disposto a perdere tutto, a scendere all’inferno. Lui sa fare di Cecilia una vera principessa sveva, salvaguardandone l’umanità, proteggendola, amandola di un amore che dona, mentre il Barone l’avvolge in una spirale di morte decretandone il suo annientamento.

 

«L’amore brucia come zolfo ha un tipo di trama e uno stile di narrazione che si presterebbe bene a una trasposizione cinematografica. Lei cosa ne pensa? Ha avuto riscontri in merito?».

Sì, in effetti moltissimi lettori, più o meno “esperti”, mi hanno detto che sembra di vedere scorrere le immagini di ciò che viene narrato, che potrebbe diventare un film. La mia scrittura è stata definita dai critici letterari che l’anno valutata nei concorsi letterari ai quali ho partecipato, come “filmica”. Chi legge ha la sensazione di essere dentro le storia, di farne parte, di riuscire a vedere ciò che accade. I diritti di sfruttamento cinematografico del mio romanzo “200 giorni. La dislessia tra i banchi di scuola e nella vita” sono stati ceduti ad una casa cinematografia romana e doveva diventare una fiction, ma poi il progetto portato avanti dall’Associazione “Il Laribinto” Onlus di Milano, non ha avuto seguito, a causa dei capovolgimenti politici che caratterizzano la nostra storia. Se devo essere sincera penso che “L’amore brucia come zolfo” potrebbe davvero diventare un grandissimo e meraviglioso film solo se capitasse nelle mani giuste.

 

«Quali sono state le fonti di ispirazione per il romanzo L’amore brucia come zolfo?».

L’ispirazione letteraria proviene da grandi scrittori come Verga, Pirandello che hanno descritto le miniere e la Sicilia del periodo storico in cui il romanzo è ambientato. Sono state ugualmente importanti le canzoni di Rosa Ballistreri e i canti dei minatori, le loro poesie e la letteratura locale su quel particolare momento storico. Anche l’apporto dello studio sulle tradizioni popolari siciliane e soprattutto del lavoro di ricognizione storica di tali fonti fatta da Pitré è stata determinante per comprendere come si potesse vivere ai quei tempi in Sicilia. Tomasi di Lampedusa con il suo mondo nobiliare ha avuto un grande impatto sulla narrazione, soprattutto per  lo sguardo sul mondo dei nobili e l’impatto della grande storia sulla realtà. Più in generale la letteratura del Verismo e del Naturalismo francese sono stati punti di riferimento letterario importanti, così come la letteratura inglese del periodo, con le descrizioni del mondo nobiliare e delle genti delle miniere di carbone, dei loro sentimenti. “L’amante di Lady Chatterly” ha ispirato la narrazione di come un amore tra persone a appartenenti alle classi sociali contrapposte potesse esistere.

 

«Qual è il personaggio del suo romanzo a cui si sente più legata, e a cui ha affidato una parte importante di sé?».

Certamente la protagonista, alla quale sono legata da un desiderio forte di protezione. Lei racconta le emozioni più grandi, le sofferenze più grandi. A lei ho affidato il compito di dare le parole ai sentimenti più puri, quelli dell’amore dono, incondizionato. Mi assomiglia nel suo coraggio, nella sua intraprendenza, nella volontà di andare contro il destino, alla ricerca di spazi per respirare, la sua passionalità e il sapersi tuffare nella vita, nell’affrontarla con determinazione. Cecilia è anche espressione di fragilità nel suo bisogno di essere amata, nel suo agognare ad una vita che si almeno vivibile, nella necessità di ogni persona di trovare un modo per riempire il vuoto di attenzioni, il vuoto di speranza. Cecilia è anche la diversa, l’aliena in un mondo che non ha pietà per lei, che non sa guardarla al di là di ciò che appare. Cecilia è un’artista, una ricamatrice che crea bellezza, che ama leggere e che sa apprezzare la bellezza della natura tutte doti che rendono amabile un essere umano ai miei occhi.

 

«Il suo primo lavoro, Lungo il cammino, ha vinto il premio letterario “Cimitile”. Di cosa parla il suo romanzo d’esordio?».

 “Lungo il cammino”  è un romanzo contemporaneo che ha avuto un’importanza fondamentale per me, perché è stata la prova che la mia vena narrativa, la mia scrittura potessero avere un valore “letterario”. La protagonista è Maddalena e il suo percorso di vita alla ricerca di se stessa e del significato dell’amare. Maddy è un’eroina del reale capace di risposte grandi alle avversità e ai momenti meravigliosi che la vita le offre. Non è apatica, indifferente, abulica verso la realtà, ma anzi la vive come una titana, una guerriera, capace di atti di eroismo della quotidianità che non entrano nella grande storia, ma la fa, la determina. Maddalena è scomoda perché è difficile sceglierla come modello, così determinata e forte, fa paura anche per la sua fragilità, per il suo tremare davanti al mondo, davanti alle responsabilità, al dolore. Le mie donne rappresentano il femmineo, e non la femminilità, perché il loro modo di stare al mondo è tipico di ogni uomo o donna che sappia avere uno sguardo materno verso il reale. Un nuovo o forse vecchio modello di umanità che non viene più raccontato, o meglio non è ancora stato raccontato.

 

«Di cosa tratterà il suo prossimo progetto letterario?».

Sono in continua fase produttiva, narrare mi viene naturale, non devo sedermi a riflettere per narrare una storia, ma se lei inizia in me, poi fluisce come se io la stessi vivendo dal di dentro. Quindi ho tante storie che camminano parallele. Una è un romanzo con cornice, “Spazzola ribelle. Donne allo specchio” sul mio peculiare modo di vedere le donne, altre storie di titane, tenute insieme da una cornice che le rende parte di un’unica realtà, storie di femminile, di donne e uomini eroi in questo mondo. L’altro è un romanzo storico “Hortensia” ambientato nel centro Sicilia, alla fine del ventennio fascista, una storia magica attaccata alla natura e alla sua forza risanatrice. Poi ci sono i romance che amo scrivere perché sono un buon mezzo per arrivare alle donne e mostrare loro modelli di donne vere, che amano, lottano, vivono con i loro amori, “guerriere e principesse” che non accettano gli stereotipi e rappresentano le relazioni come uno scambio alla pari, un dono, che agiscono sul mondo con vigore per renderlo migliore. Sono le donne che danno vita e crescono gli uomini del futuro e quindi è a loro che io mi rivolgo, come chiave di cambiamento e lo voglio fare nel loro linguaggio, fatto di sogni, d’amore, di passione, di intrighi, di sensualità e di estreme forme di coraggio, intriso del loro punto di vista materno sulle cose.

 

 

Titolo: L’amore brucia come zolfo

Autore: Lucia Maria Collerone

Genere: Romanzo storico/di formazione

Casa Editrice: WriteUp Site

Collana: #partenogenesi

Pagine: 208

Codice ISBN: 978-88-85629-36-3

 

 

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