L’uso improprio dell’amore e le regole personali e sociali in cui siamo ingabbiati. Intervista a Carla Vangelista

Di Carla Iannacone

L’uso improprio dell’amore, ultimo libro di Carla Vangelista edito da HarperCollins (pp. 285, euro 17,00) è un libro che è nato senza volerlo. Abbiamo incontrato l’autrice in un pomeriggio di pioggia per scambiare quattro chiacchiere riguardo questo nuovo romanzo e abbiamo scoperto tante cose – sia dell’opera che di chi lo ha scritto – che ci hanno molto affascinato. A partire dalla stessa Carla Vangelista, una donna di media statura, vestita di nero, all’apparenza molto forte ma tanto tanto fragile come Elodie, la protagonista femminile della storia. Ma forse sarebbe meglio definire Carla una donna molto sensibile, molto romantica e… amante della pioggia che non è tardata ad arrivare e che, quasi fosse stata chiamata apposta, ci ha fatto compagnia davanti a tazze di tè e squisiti dessert.

Ma dicevamo, un libro scritto molti anni dopo rispetto all’idea che era venuta in mente all’autrice che ha impiegato sei/sette mesi, semplicemente perché “non era pronta Elodie e non ero pronta io” ha rivelato. L’uso improprio dell’amore non è però un libro autobiografico, come molti potrebbero pensare, l’unico cenno autobiografico è dato solo dalla data di nascita di Elodie che coincide con quella della Vangelista ma, per il resto, Guy ed Elodie non possono che essere due persone completamente diverse tra loro. Due persone che cerano la libertà attraverso delle regole che ingabbiano entrambi: lui, figlio di un notaio e anche lui notaio sposato e con due figli, una bella casa, uno studio prestigioso e una vita perfetta; lei, una tassista che vive assecondando i suoi schemi di libertà, che scopriamo essere quelli che assecondano solo i suoi piaceri e i suoi desideri. Ambedue sono alla ricerca di qualcosa, ambedue tentano di fuggire da qualcosa (l’amore? La paura? L’abbandono?) e proprio questa loro peculiarità ci spinge a volerli conoscere sempre più e a scoprire, chissà, magari qualcosa in più anche su noi stessi.

Perché “L’uso improprio dell’amore”?

Perché Guy ed Elodie usano l’amore impropriamente. L’amore dovrebbe essere spontaneo e altruistico, cioè un dare. Guy ed Elodie sono tutt’e due, in maniera diversa, molto cerebrali, e usano l’amore dando sfogo a quelle che sono le loro emozioni. L’unico uso proprio dell’amore credo che sia non solo quello verso noi stessi, ma anche un lasciarsi andare. L’amore ti obbliga a mettere il cuore sopra alla testa, noi in genere facciamo il contrario o quantomeno vogliamo mantenere un equilibrio tra cuore e cervello ed ecco perché “improprio”, perché non è nella natura dell’amore.

 Quando parla e scrive d’amore, qual è l’immagine che più le viene in mente?

Beh, sai noi che scriviamo rubiamo dappertutto, come ad esempio una conversazione al bar o seduti ad un tavolino. A me ad esempio piace molto guardare fuori alla finestra e “spiare” le persone ma non perché sono una guardona, mi piace indovinare o immaginare le vite che ci sono. È un’idea molto divertente. Quando penso all’amore mi viene in mente come l’ho vissuto io, come l’ho immaginato o come lo avrei voluto, penso all’amore che ho letto. L’amore è un’accezione molto larga, io che ho studiato molte lingue posso dirti che nell’ambito della letteratura inglese mi piacciono molto le sorelle Brontë… sono una donna molto romantica.

Guy ed Elodie sono i protagonisti di questo nuovo romanzo. Qualunque lettore potrebbe rispecchiarsi in loro. Nel mondo reale chi è che più le ricorda i suoi protagonisti?

Non è così facile farli incarnare in una persona viste le numerose sfaccettature di un carattere. La gente che finora ha letto il libro mi dice sempre “io non so se sono più Guy od Elodie”. In realtà le persone che ho incontrato e quelle che mi circondano (io compresa) hanno un po’ di Guy e un po’ di Elodie: c’è la dignità, la paura, la sensazione di non sentirsi sicuri nel proprio recinto, poi Elodie non è così libera come vuole far credere, lei è una persona che ha perennemente paura di essere abbandonata. Però se ti dovessi dire quella persona è Guy, quella è Elodie… non saprei dirti con precisione. Ne conoscono tante che in parte sono Guy e in parte sono altro, anche le donne sono Guy, per dirti.

Conta più l’amore o la libertà?

L’amore dovrebbe essere libertà, dove in amore non c’è libertà non credo che possa durare. Un amore che ti costringe, che ti fa fare scelte che non sono tue non dura, e una libertà senza amore può essere troppo solitaria. È più importante capire quale libertà si desidera raggiungere, il tuo percorso interiore ti dovrebbe portare alla maturità per poter godere dell’amore, anche se poi lo impariamo sul campo. L’amore è anche percezione, e la difficoltà più grande in amore è far conciliare le percezioni di ambedue le persone.

Guy è sempre avvolto in una nube grigia, mentre il colore preferito di Elodie è il rosso. Qual è il colore che lei darebbe alla società di oggi?

Verde militare. Perché siamo in guerra. È banale, ma è così.

Qual è, invece, il colore di Carla Vangelista?

(Fa un cenno alla maglia che indossa, n.d.r.) Nero. (rispondiamo insieme, sorridendo. n.d.r.).

 

 

 

 

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