Maionese impazzita

 

di Gildo De Stefano

In questa società globale assistiamo al sempre maggiore impiego dei social network da parte della pubblica amministrazione tanto da dover fare alcune riflessioni su come gli operatori della comunicazione pubblica utilizzino questi strumenti. Mi riferisco alla “consapevole confusione” che troppo spesso spinge a maneggiare uno strumento che, aperto per espletare a una specifica funzione della comunicazione istituzionale, viene invece impiegato come canale di comunicazione politica se non a volte addirittura di vera e propria propaganda politica. Quando si vedono pagine Facebook istituzionali che hanno come copertina di presentazione la foto del Sindaco e della Giunta e non della città, oppure si assiste a “ondate” di twitter dove si parla di amministratori che vengono rappresentati in qualunque iniziativa pubblica, dando spazio ai loro volti e alle loro immagini personali, utilizzando il canale informativo dell’ente (e non quello proprio personale), e magari si è in piena campagna elettorale, crediamo che vada aperta una riflessione seria, su come i professionisti della comunicazione pubblica ci stiano comportando. A tal uopo viene in soccorso questo agile libro di due “addetti ai lavori”, comunicatori istituzionali di lungo corso nonché giornalisti. Non a caso il titolo dà proprio il senso della citata “confusione”, una sorta di mescolanza di generi che fa ‘impazzire’ il prodotto finale, quello proprio destinato agli utenti.

Gli autori evidenziano con perizia il limite che è molto sottile (e che ogni azione anche amministrativa e di informazione istituzionale può diventare politica e forse in qualche senso lo è), ma proprio prendendo spunto dalle ultime elezioni, non tanto quelle europee, ma soprattutto le amministrative, giova evidenziare che molto spesso si è veramente fatto un uso improprio di questi strumenti. La personalizzazione che alcuni enti pubblici hanno fatto delle comunicazioni istituzionali, maneggiando strumenti che sono ad oggi fuori dalle normative che invece regolamentano altri mezzi di informazione, deve indurci a dei ragionamenti. Il libro di Petrillo e della Lamberti puntualizza che i social media, se ben gestiti, possano diventare uno strumento di comunità, dove l’ente svolge la sua azione (anche culturale e sociale) e la sua informazione, ma al contempo si apre anche al giudizio spesso critico e al pensiero dei cittadini. Fa d’uopo, quindi porre attenzione a non mescolare la comunicazione politica, fatta giustamente attraverso l’uso di account personali di politici, con quella dell’utilizzo di strumenti istituzionali che ricordiamoci bene, sono economicamente ‘a carico’ di tutti i cittadini comunque la pensino. In questo senso quell’”a carico” è riferito non tanto ai mezzi tecnologici (che hanno una spesa limitata), soprattutto alle persone che lavorano utilizzando i nuovi social media per conto degli enti pubblici.

Pasquale Petrillo, Silvia Lamberti

Maionese impazzita

D’Amico Editore, Cava de’ Tirreni 2018

pagg. 161 – €. 12,00

 

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