Marrani. L’altro dell’altro

di Francesco Roat

Storicamente parlando ‒ a partire dalla fine del secolo XIV, nella penisola iberica ‒ marrani furono detti gli ebrei costretti (o convintisi) a convertirsi al cristianesimo per evitare l’esilio o la persecuzione. Così, dopo aver ricevuto il battesimo, essi divenivano conversos (convertiti), che molti chiamavano nuovi cristiani per distinguerli dai vecchi o si riferivano a loro con un vocabolo offensivo: quello appunto di marrani. Tuttavia la conversione non bastava certo a renderli eguali agli altri. Guardati sempre con sospetto, emarginati, spesso aborriti gli ex ebrei coltivavano in segreto una religiosità la quale finì ben presto per aver poco a che spartire con l’antica fede, consentendo però loro almeno la prosecuzione d’una eterodossa e originale fede messianica. Su tali vittime: insieme dell’intolleranza religiosa e delle prime leggi razziali europee, Donatella Di Cesare ha scritto un breve ma puntualissimo saggio edito da Einaudi e intitolato Marrani. L’altro dell’altro.

Chi erano dunque davvero questi anussîm, questi costretti ad abbracciare, senza credervi affatto, un credo imposto con la spada o il timore della stessa? Ricordandoci che la Spagna rappresentò il loro moderno Egitto, Di Cesare nota acutamente: “Vivevano un triplo esilio: come ebrei erano ancora nella dispora, come conversos erano esclusi dalla vita ebraica, come ebraizzanti sopravvivevano in un ambiente cattolico sempre più ostile”. Ovvero essi finirono per divenire giusto l’altro dell’altro, avendo ereditando la alterità degli ebrei pur non identificandosi più del tutto in essi e non riuscendo, nemmeno volendolo, a divenire (o almeno sembrare) cristiani sul serio. Insomma i marrani sperimentavano un’ambivalenza irrimediabile, una sorta di “angoscia della doppiezza”, una scissione interiore che per risaldarsi doveva utilizzare la perenne finzione.

Comunque servì purtroppo a poco mostrarsi esteriormente cattolici. Nel 1449 a Toledo viene promulgata una Sentencia grazie alla quale chi non può vantare la propria limpieza de sangre (purezza di sangue) è escluso dalle cariche pubbliche: è la prima legge razziale del vecchio continente. Seguirà, a breve, nel 1492, ‒ a seguito della reconquista di tutta la Spagna da parte dei re cattolici ‒ l’editto di espulsione degli ebrei dal Paese. Chi vuole restare deve convertirsi. I marrani aumentano di numero e in parallelo aumenta l’avversione e il disprezzo nei loro confronti. Ma a cosa si aggrappavano i finti convertiti per mantenere viva l’eccentrica spiritualità religiosa tutta privata e interiore che li contraddistingueva? Il fermo rifiuto della trinità e dell’incarnazione, ad esempio, e il tentativo di mantener vivo ad ogni costo il ricordo della festività per eccellenza: non già quella domenicale ma del sabato (lo Shabbat ebraico), per i marrani divenuto: “giorno di digiuno, di astensione dalla carne”; cosa inconcepibile nell’ebraismo vero e proprio.

Naturalmente molti conversos lasciarono la penisola iberica per trasferirsi in lidi europei meno ostili. Persino nel Nuovo Mondo ‒ scoperto sempre nel fatidico 1492, che segna la fine del medio evo e inaugura quello moderno ‒ dove i perseguitati auspicano di rifondare una vita all’insegna della libertà di culto. Ma soprattutto per chi resta in Europa, tra i marrani non è certo facile restare fedeli, quantomeno a se stessi. I riti non sono più trasmessi da padre in figlio, la lingua ebraica viene scordata e così gli obblighi e la stessa Torah: l’insieme degli insegnamenti e precetti riconosciuti dagli ebrei quali rivelati da Dio tramite Mosè. Al massimo ci si riferisce all’Antico Testamento che i cristiani non hanno rigettato. Perciò costretti: “Nella notte della clandestinità ‒ scrive Donatella Di Cesare ‒, in assenza di ogni testimone storico, i marrani testimoniano il segreto in una esasperata anacronia, una disperata resistenza al calendario dominante, lottando nell’attesa per una controstoria che, da quel segreto, avrebbe potuto riprendere”.

Sogno utopico, certo, che nel secolo XX diverrà incubo, iniziato con le leggi razziali di Norimberga e finito con Auschwitz, dove gli ebrei ‒ anche se convertiti al cristianesimo ‒ divengono i nuovi marrani da espellere, segregare, eliminare. Come accadde fra innumerevoli altri ad Edith Stein, di origine ebraica, che pur divenuta suora carmelitana finì trucidata assieme alla sorella (monaca pure lei), appena giunta nel campo di sterminio per antonomasia, al termine del suo tragitto d’esilio con indosso il velo da religiosa cattolica. Un viaggio fatale che ‒ ebbe a scrivere Günther Anders ‒ fu ancora più straziante di quello degli altri, delle migliaia di esseri umani con cui si avviò ai forni crematori.

Donatella Di Cesare,

Marrani. L’altro dell’altro,

Einaudi, 2018

pp. 113, euro 12,00

 

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