Martin Lutero 500 anni dopo

di Niccolò Lucarelli

La modernità sociale europea nacque sull’onda della Riforma Luterana, che partendo dall’attacco alla vendita delle indulgenze, dal rifiuto delle prerogative papali e dalla contestazione del valore salvifico delle opere, aprì la strada a una nuova visione di Dio e dell’uomo; soprattutto su quest’ultimo ebbe effetto la rigorosa visione del monaco di Wittemberg, dal cui pensiero nacque un innovativo e dinamico sistema sociale che portò il Nord Europa all’avanguardia dell’efficienza politica, economica e sociale. A cinque secoli dalle rivoluzionarie 95 tesi affisse a Wittenberg dal monaco agostiniano Martin Lutero, gli effetti della Riforma sono ancora ben presenti e visibili nel Vecchio Continente. Lo snello ma approfondito studio edito da Olschki permette di conoscerne a fondo il pensiero protestante e le battaglie politiche.

I sette saggi di Claudio Bonvecchio, Guido Del Giudice, Carlo Gambescia, Gianluca Montinaro, Silvana Nitti, Giovanni Puglisi e Marco Vannini, raccolti nel volume curato da Montinaro e Puglisi, ripercorrono lo spirito di una Riforma scaturita da attacchi teologici che però, dietro, nascondono anche l’insofferenza per un potere ecclesiastico che aveva ormai da secoli travalicate le prerogative del culto, sconfinando apertamente nelle questioni di politica secolare.

Di particolare impatto il saggio d’apertura dei curatori, incentrato sulla sostanza del pensiero luterano nonché sulle influenze immediate e posteriori esercitate in Europa, dalla politica alla letteratura, e abbia avuto nella traduzione della Bibbia in lingua tedesca il suo merito più grande per l’emancipazione dell’individuo dalla sudditanza con Roma. Tuttavia il concetto della predestinazione nega la possibilità di raggiungere in maniera autonoma la salvezza, condizione che ha creato nei secoli una forma mentis di continuo travaglio interiore del fedele luterano, che ha portato all’esistenzialismo di Kierkegaard alla “malattia spirituale” di Thomas Mann. Il saggio pone in evidenza la contraddizione fra la libertà civile portata da Lutero, e l’assoluta sottomissione a Dio in campo religioso. Se quest’ultima non era in discussione, Lutero contrastava quella alla Chiesa di Roma, perpetrata attraverso i sacramenti somministrati dai sacerdoti, guide spirituali che si tramutavano però in “carcerieri delle anime”.

Scorrendo il saggio, emerge il rigorismo morale che caratterizza l’approccio luterano alla fede cristiana, il rifiuto del misticismo (con l’eccezione di quella tedesca medievale); approfondendo gli scritti della Teologia Tedesca, pubblicati fra il 1516 e il 1518, si comprende come Lutero l’ “egoità” di Adamo e aprire la strada al nuovo cristiano, che porta dentro di sé l’esempio del Cristo.

La seconda parte del volume è dedicata alla riproduzione (dottamente introdotta da Montinaro) della prima traduzione italiana del pensiero di Lutero apparsa a Venezia nel 1525; un luogo non casuale, considerando l’endemico anticlericalismo che ha sempre caratterizzata la Serenissima. In queste pagine si ritrova tutta la rigorosa e ascetica fede luterana, che è stata la prima scintilla dell’Europa moderna.

 

Martin Lutero cinquecento anni dopo

Giovanni Puglisi e Gianluca Montinaro (a cura di)

Leo S. Olschki, 2019

pp. 130, Euro 19,00

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