Mediterraneo Femminile. Classicismo e modernità nella pittura di Francesca De Bartolo in arte Mistral.

Di Maria Rosaria Lopez

 

Il 18 settembre scorso si è inaugurata la mostra di Mistral ( mistralfdb@gmail.com, http:// alla galleria “La Tartaruga” di Marco Pezzali vicino Trinità dei Monti con una recensione critica di Vittorio Sgarbi, terminata con una visita alla mostra permanente della pittrice presso il ristorante Royal Art davanti al Colosseo. La mostra dal titolo emblematico “Caput mundi” è un omaggio alla Città Eterna, vista con gli occhi di una donna appassionata, affascinante e sensuale. La sua pittura figurativa, usando tonalità calde, seducenti è caratterizzata da uno stile personale che riesce a conferire un suggestivo ed inquietante fascino alle donne ritratte in atteggiamenti sognanti, in dolci estasi amorose o in pose inquietantemente sensuali.

Abbiamo chiesto al Curatore e Gallerista Claudio Morleni che tipo di donna rappresenta Mistral. “ E’ una donna che afferma il proprio ruolo nella vita, fiera della propria bellezza e consapevole delle proprie doti intellettuali. Grida il proprio essere, una sua collocazione, le sue pretese nel mondo. Senza dubbio una donna che è sempre pronta a sedurre il fruitore con busti imponenti, viso altezzoso, fianco invitante e con uno sguardo rigorosamente curato”.

Francesca raffigura un mondo di sole donne “ semplicemente perché è il mio mondo. Da donna posso esternare ciò che si cela dietro uno sguardo, una movenza. Dicono che abbia una visione quasi maschile nel dipingere la sessualità femminile ma in realtà è solo un riflesso. La collocazione della figura femminile in un flusso, in un élan vital che non è più solo di segno maschile, senz’altro è un po’ la ragione dominante della mia pittura. Il prevaricante antropomorfismo è cessato e la donna è ora modernità, energia, pensiero. Senza dimenticare che è sempre stata ispirazione, poesia, tradizione e mitologia”.

Come nasce Mistral e da quale background viene? La pittrice risponde “ La mia vita in Calabria, la mentalità calabrese, l’educazione familiare, la formazione culturale in Accademia costituiscono il background dal quale non è facile, e nemmeno poi io lo vorrei, liberarsi. Costituisce invece il canovaccio, lo scheletro, l’architrave su cui costruire il nuovo, cui poter esprimere per così dire il sogno, l’aspirazione estetica”.

Per questi motivi vedendo i quadri di Mistral si può sentire l’eco del racconto “Quando fu il giorno della Calabria” di Leonida Repaci: “Dio si trovò in pugno 15000 kmq di argilla verde con riflessi viola. Pensò che con quella creta si potesse modellare un capolavoro. Si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani…..Diede a  Cirò il vino ..(e ora anche Mistral)…Volle le persone fiere, leali, socievoli e ospitali. Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l’acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante. Il Diavolo però aggiunse le calamità, le necessità e i bisogni della giustizia, della libertà,  della grandezza, del nuovo, del meglio. La  felicità della Calabria sarà raggiunta con più sudore. Utta a fa juornu c’a notti è fatta -. Una notte che già contiene l’albore del giorno”.

Così come in alcuni quadri notturni “Decursus”, “Percorsi” “Persecution”, Francesca dimostra di metterci la sua anima femminile e mediterranea. Ci piace pensare che  in essi abbia in mente le lunghe notti aspettando un bus notturno a piazza Venezia, un tram o guidando con la mitica cinquecento sui sampietrini del centro storico di Roma, cantando una canzone dell’amato cantautore calabrese Rino Gaetano:

“hai scavato dentro me/e l’amicizia c’è
Io che ho bisogno di raccontare
la necessità di vivere/ rimane in me…
….avrei bisogno sempre di un passaggio
ma conosco le coincidenze del 60 notturno
lo prendo sempre per venire da te
Tu / forse non essenzialmente tu
e la notte / confidenzialmente blu
cercare l’anima”

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