Miseria materiale e miseria morale secondo Singer

Riproporre la riflessione di Singer su miseria, ricchezza e morale ci pone difronte a una questione mai risolta…e per questo irrisolvibile?

di Irene Toppetta

Peter Singer

Peter Singer, filosofo della scienza, nella nuova edizione del suo saggio Famine, Affluence and Morality (Oxford University Press, 2015) torna su un tema già affrontato in passato (la prima versione del saggio uscì nel 1972 sulla rivista «Philosophy and Public Affairs» e il testo fu proposto anche in Italia dal Saggiatore con il titolo Carestia, ricchezza e morale nel volume La vita come si dovrebbe del 2001). Il tema mantiene tutta la sua attualità e urgenza, ponendo il lettore difronte alla possibilità di destinare quello che non gli serve, che per lui è “in più”, a chi vive in povertà.

Il problema, più precisamente, è questo: abbiamo il dovere morale di occuparci di tale questione? Dare ciò che non ci serve a chi ne ha bisogno per vivere è un atto di carità o è un dovere?

È fondamentale chiarire questo punto, in quanto, se si tratta di un atto di generosità lo si può fare oppure no, ma se si tratta di un dovere la questione è diversa.

La questione fu affrontata, in un saggio del 1943, da una delle più brillanti menti del Novecento: Simone Weil. La filosofa ne L’Enraciment. Prélude à une déclaration  des devoirs envers l’être humain (Éditions Gallimard, Paris 1949, trad. it. La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano, SE, Milano 1990) pensava a una nuova civiltà per la Francia e per l’Europa  e riteneva che si dovesse mettere alla base della nuova Costituzione non la nozione di diritto, ma quella di obbligo. Scriveva che: «un diritto non è efficace di per sé, ma solo attraverso l’obbligo cui esso corrisponde [...] L’obbligo, anche se non fosse riconosciuto da nessuno, non perderebbe nulla della pienezza del suo essere. Un diritto che non è riconosciuto da nessuno non vale molto». Secondo Simone Weil, i diritti appaiono sempre legati a determinate condizioni. L’obbligo, invece, è incondizionato, in quanto: «si pone in un campo che è al di sopra di ogni condizione, perché è al di sopra di questo mondo». Dunque, per la Weil l’obbligo risulta fondamentale in quanto dato originario, che non necessita della forza per essere rispettato. L’obbligo richiama al rispetto che si deve sempre ad ogni uomo nella sua integrità di anima e corpo. Affinché il rispetto si manifesti effettivamente, deve esprimersi nel campo dei bisogni dell’uomo: bisogni terrestri e bisogni morali. Tra i bisogni terrestri ci sono, innanzitutto, quelli fisici e il primo tra questi è il bisogno di nutrirsi. Prima di tutto, dunque, nessuno deve soffrire la fame. Secondo la filosofa, l’effettiva soddisfazione  dei bisogni terrestri e morali da parte dell’uomo deve passare attraverso una cristallizzazione del bene superiore nella vita pubblica.

Simone Weil rifletteva su queste tematiche negli anni ’40, Peter Singer dagli anni ’70 fino ad oggi. Cosa vuol dire? Che queste domande sono troppo fastidiose per ottenere risposte adeguate? Singer si chiede perché non ci sia alcun giudizio morale per chi si circonda  di cose inutili senza occuparsi di chi soffre la fame. Il “nostro” mondo col “suo” benessere è costruito sulla miseria dei Paesi poveri che ci forniscono le materie prime. Così, il dare al povero, per il ricco dovrebbe rappresentare non solo un dovere, ma anche un risarcimento.

Qui sono in ballo non solo le responsabilità dei singoli, ma anche quelle dei governi. La questione è aperta, e va affrontata urgentemente, anche alla luce di fatti come quello del pullman con dodici donne ed otto bambini migranti. A quel pullman è stato impedito di arrivare all’ostello di Gorino con le barricate! Alla fine le donne, di cui una incinta, e i bambini hanno trovato accoglienza in altre strutture della provincia ferrarese. Il sindaco di Ferrara, che è anche presidente della provincia, ha dichiarato di essersi vergognato per quelle proteste anti-immigrati e di essere intervenuto perché difronte a situazioni del genere è un dovere trovare una soluzione.

Un dovere, ha detto.

 

Lascia un Commento