Nelle stanze della soffitta

di Leyla Vahedi

Come ha raccontato l’editore alla Bologna Children’s Book Fair, è la fascinazione verso l’Iran e la sua cultura che ha spinto Brioschi a lanciare nel 2017 la collana “gli altri”, interamente dedicata alla letteratura iraniana contemporanea. Letteratura che in Italia, al di là degli stereotipi orientalisti, comincia a farsi conoscere nei suoi caratteri più limpidi, crudi e ironici, come è avvenuto grazie ai libri di un altro editore, Ponte 33. Nelle stanze della soffitta parla anche di questa fascinazione per l’Iran, paese considerato diverso da tutti i circostanti, culla e massimo punto della civiltà. La protagonista, di stanza a Parigi, è una ragazza iraniana lontana dalla famiglia, con cui comunica tramite spizzichi di conversazioni e lettere non spedite la sua minimale vita a Parigi. Questa reticenza mette in luce non tanto la distanza culturale quanto un’ironica sprezzatura. È il bagaglio che ogni persona porta con sé: quell’insieme di credenze, pregiudizi e stereotipi che inevitabilmente si alimentano in un paese in cui gli scambi con l’estero non sono eccessivamente favoriti. Sarà questo bagaglio di convinzioni che con ironia viene raccontato dalla protagonista, che inizialmente guarda alle persone incontrate attraverso una certa distanza, con una punta di nazionalismo e sarcasmo, per poi passare in maniera molto naturale dall’osservazione apparentemente distaccata all’affetto. Tutto ciò a cui inizialmente guarda con sospetto, lo guarda talmente da vicino da affezionarsene: le diventano cari lo scorbutico padrone di casa, il suo cagnolino molesto, l’inopportuna vicina di casa, persino un reduce americano, ma soprattutto le diventa caro e indispensabile un ragazzo afghano, la cui enigmatica presenza le era stata assurdamente imposta con non poco fastidio dal padrone di casa.

Tahere Alavi

Nelle stanze della soffitta

Broschi Editore, 2017

pp.142, Euro 12,00

Recensione pubblicata su Leggere:tutti N°115 Ottobre 2017

 

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