Paolo Ostorero: “Schiavi”

Paolo Ostorero è alla sua prima prova nella narrativa con un romanzo basato su una storia vera, che è in parte anche la sua. Dopo essere venuto a contatto con diverse situazioni legate all’immigrazione, ha cercato di fare la differenza aiutando due ragazzi, uno proveniente dal Sud Sudan (Peter) e uno dal Camerun (Felix). Il suo romanzo “Schiavi” racconta la storia dei due giovani, costretti a lasciare la loro terra e a subire ogni tipo di soprusi e violenze prima di giungere in Italia e ricominciare a vivere.

 

 

A cura di Antonella Quaglia

 

 

Ci presenti il tuo primo romanzo Schiavi?

Premetto che mai avrei pensato di scrivere un libro, ma la vita a volte ti riserva delle sorprese incredibili e, in un certo senso, non potevo non scriverlo questo libro! Sì, perché il romanzo in realtà l’ha scritto la vita stessa e io mi sono limitato a trascriverlo  in modo  fedele. Certo, ho usato la fantasia laddove i racconti dei protagonisti non arrivavano, specie per il periodo della loro infanzia e per la vita dei loro genitori, ma per quanto riguarda le vicende vissute durante il  viaggio e al loro arrivo in Europa, sono rimasto assolutamente fedele alla loro narrazione. ll libro dunque parte dalla vita dei loro genitori in Camerun e Sud Sudan, prosegue con l’infanzia e l’adolescenza dei due protagonisti in Africa,  le motivazioni molto differenti di Felix e Peter che li hanno spinti a compiere questo viaggio verso l’ignoto ed infine il loro approdo in Europa dopo le angherie subite in Libia.

 

Nella postfazione al romanzo Schiavi  affermi che “I pregiudizi e la paura alzano un muro intorno a noi. Ci condannano a una vita ripiegata su sé stessa, senza spiragli”. Che messaggio vuoi trasmettere con la tua opera?

Penso che sia sotto gli occhi di tutti il fatto che oggi viviamo in  un clima di rabbia e intemperanza. E’ molto pericolosa questa situazione perché questa rabbia può essere convogliata facilmente, da chi ha interesse a sguazzare nel torbido, in odio verso il diverso. La storia sembra davvero non insegnare nulla! Mi è sembrato doveroso dare il mio piccolo contributo di speranza mettendo a fattor comune la mia personale esperienza positiva. E’ solo un piccolo contributo, ma questo posso fare e questo faccio.

 

Felix è il primo personaggio che incontriamo nel romanzo. La sua voglia di fuggire è dovuta a una situazione famigliare insostenibile e al desiderio di costruirsi una vita che valga la pena di essere vissuta. Egli afferma: “andarsene per davvero, non solo di casa ma via, lontano. Oltre la miseria, le botte e quella terribile sensazione di non avere vie di uscita”. Vuoi parlarci più nel dettaglio del personaggio di Felix?

Felix ha avuto un’infanzia serena. La sua famiglia stava abbastanza bene perché il padre aveva potuto studiare ed aveva un buon lavoro come ingegnere. Naturalmente, in Africa per quanto buona possa essere una situazione economica non esistono le protezioni sociali a cui siamo abituati noi in Europa. Così, un banale incidente durante un raduno di folla provoca una reazione assurda della polizia e il padre di Felix viene freddato senza aver fatto nulla, solo perché si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato.   In seguito alla morte del padre, oltre alla perdita affettiva  sorge per la famiglia di Felix un grave problema economico. La madre si risposa per avere un sostegno, ma il patrigno nei confronti di Felix è duro.  Felix deve lasciare la scuola e subire la cattiveria di quell’uomo. Si sente in gabbia e non vede altra via di uscita se non quella di lasciare il Paese senza dire niente a nessuno.

 

Peter ha un fortissimo desiderio di conoscenza e soprattutto di frequentare la scuola. Suo padre però ha altri progetti per lui. Nella sua difficile esistenza ha cercato di imparare da solo a leggere e a scrivere, la sua determinazione lo porta a tracciare le lettere dell’alfabeto arabo sulla sabbia, per cercare di memorizzarle. Dal romanzo: “faceva il possibile per trattenere dentro di sé tutte le cose preziose che aveva imparato fino a quel momento. Come le parole”. Ci racconti chi è Peter?

La vicenda di Peter è molto differente. Se Felix ha avuto un’infanzia felice, Peter un’infanzia normale e  una vera famiglia non le ha mai avute. Costretto a lavorare fin da piccolo, con un padre incattivito dalla vita militare che addirittura lo incatena per evitare che frequenti la scuola, appena può lascia quell’uomo crudele che lo sfrutta e lo tratta come fosse un animale.  Peter è un ragazzo molto intelligente che impara da solo a leggere e scrivere l’arabo, e successivamente anche un po’ di inglese e di tedesco. E’ un po’ selvatico perché è cresciuto  solo e senza affetti. In Libia ha vissuto meno traumi di Felix, ma al contrario di Felix è stato per strada a Torino per più di sedici mesi.

 

Nel tuo romanzo ricorrono spesso i termini “schiavo” e “libertà”. Nella copertina del libro è presente un’immagine che li rappresenta entrambi: delle catene spezzate. Cosa hanno significato per Felix e Peter questi due termini antitetici?

Il titolo “Schiavi” è nato prima del libro perché non esiste un altro termine che possa meglio esprimere la situazione intollerabile dalla quale i due protagonisti non potevano non fuggire. La libertà è in definitiva la cosa principale che ci identifica come uomini e verso questo bene supremo i due ragazzi hanno sentito il bisogno assoluto di andare.       L’immagine delle catene spezzate che ho messo in copertina vuole quindi evidenziare il desiderio insopprimibile di libertà che ogni uomo ha dentro di sé.   In realtà però c’è un secondo significato altrettanto importante in quell’immagine. Io ci vedo la necessità di spezzare le catene dei nostri pregiudizi, delle nostre chiusure, della nostra indifferenza. Siamo anche noi in questo senso “schiavi”.

 

La lettura del tuo romanzo fa riflettere su un tema che spesso è posto ai margini, come se la situazione dei migranti non fosse una responsabilità dei paesi sviluppati. Non si può non pensare all’ennesimo gesto di disumanità di questi giorni: il divieto alla nave “Sea Watch” di attraccare sulle coste italiane. Sono più di due settimane che quaranta migranti a bordo della nave aspettano di essere soccorsi e sono ormai allo stremo. Potrà mai cambiare la situazione dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti in Italia? E in che modo,  secondo te?

Questo libro accenna anche al problema della responsabilità dei Paesi sviluppati che hanno sfruttato e continuano a sfruttare l’Africa e sono spesso alla base dei problemi di quel continente. Tuttavia i problemi sono molti e molto complessi per cui non ci sono soluzioni facili. Il mio intento è quello  di raccontare dal di dentro le storie vere di questi ragazzi raccontate coi loro occhi. Il messaggio che voglio trasmettere è quello di metterci per un attimo nei loro panni.  I nostri figli non hanno nessun merito di essere nati nella parte “giusta” del mondo, così come loro nessuna colpa per essere nati in quella “sbagliata”. Se avessimo più coraggio e voglia di parlare con loro, senza sentimentalismi e senza pregiudizi(neanche positivi) scopriremmo che sono persone con le nostre stesse aspirazioni, gli stessi pregi e gli stessi difetti, insomma sono davvero come i nostri figli. Se li guardi con questi occhi non puoi non provare empatia. Non sono diversi e non sono nemici, sono solo esseri umani e possono diventare per noi un’opportunità per una crescita non solo umana e civile, ma addirittura anche economica.

 

Schiavi è una lettura intensa e commovente, in cui è facile affezionarsi ai suoi protagonisti. Come stanno adesso Felix e Peter? E Nikola?

Mi fa piacere che mi dica che è facile affezionarsi ai due, anzi, ai tre protagonisti perché c’è anche Nikola.  Io, ma anche mia moglie e i miei figli “biologici” ci siamo in effetti molto affezionati a Felix, Peter e Nikola, che a vario titolo fanno ormai parte della famiglia.  Felix è stato da noi adottato a tutti gli effetti e quindi tra breve si chiamerà Ostorero Felix. Adesso ha 23 anni e vive in famiglia da maggio del 2018 .   Peter l’abbiamo conosciuto sei mesi dopo Felix.  Abbiamo con lui una frequentazione quotidiana anche se non vive in casa con noi perché è seguito dalla Cooperativa dove è entrato al posto di Felix.  Lui non vorrebbe nemmeno stare in famiglia perché è da sempre abituato a stare da solo e quindi ha bisogno dei suoi spazi e della sua solitudine, comunque per me anche lui è come un figlio.  Infine Nikola che ha tutta un’altra storia: è un ragazzo atletico di 28 anni (uno più di Peter), è un brillante studente universitario, parla un ottimo italiano e l’abbiamo conosciuto, esattamente come descritto nel libro, per mezzo di Peter.  E’ nostro grande amico e nostro ospite da ottobre del 2018 ; starà da noi ancora per qualche mese, fino alla laurea o fino a quando avrà la possibilità di ricongiungersi con la moglie ( siamo stati al loro matrimonio a Belgrado due settimane fa)b  che vive e lavora a Londra.  

 

Titolo: Schiavi

Autore: Paolo Ostorero

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Self-publishing

Pagine: 212

Prezzo: 15,00

Codice ISBN: 978-10-7050-356-1

Contatti

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