Promozione della lettura: poche idee e confuse

In Italia si legge poco, ma ci sarà un motivo se i lettori sono cresciuti fino al 2010 per poi calare negli ultimi sei anni. Pochi soldi, una comunicazione inefficace, ma soprattutto manca una cabina di regia per la promozione della lettura.

di SERGIO AURICCHIO

In Italia si legge poco e purtroppo questa non è una novità: ad ogni indagine sulla lettura emergono dati sconfortanti, da ultimo il rapporto Istat di fine anno. Ma, visto che i dati di diffusione della lettura peggiorano continuamente, malgrado le azioni di promozione della lettura poste in atto da editori e Istituzioni pubbliche, sorge spontanea una domanda: non è che si sta sbagliando tutto? Le politiche di promozione pubblica della lettura sono efficaci?

Intanto è bene segnalare che il calo dei lettori di libri si è verificato solo negli ultimi anni, in particolare a partire dal 2010. All’inizio degli anni ‘60 solo il 16,3% degli italiani leggeva libri (questo dato non deve stupire in considerazione del fatto che oltre il 70% aveva solo la quinta elementare e l’8% era ancora analfabeta). Il balzo in avanti avviene negli anni ‘80, quando la percentuale di lettori raddoppia rispetto al 1965; anche dal 1990 la crescita continua seppur con minore intensità. Ma è dopo il 2010 che i lettori iniziano a calare. In sei anni si perdono gli incrementi verificatisi dal 2000 al 2010 e si passa dal 46,8% al 40,5% del 2016. In questo intervallo si sono persi tre milioni e mezzo di lettori. Paradossalmente, se dal 1960 in poi a contribuire alla crescita dei lettori erano stati soprattutto i giovani del boom demografico del dopoguerra grazie al loro ingresso a scuola, dal 2010 sono ancora i giovani ad essere protagonisti del trend ma questa volta in senso contrario con punte negative per i maschi tra 11 e 14 anni in diminuzione del 25%. Il calo dei lettori è continuato purtroppo anche nel 2016: secondo l’ultimo rapporto Istat i lettori sono passati dal 42% della popolazione (da 6 anni e più) nel 2015 al 40,5 % nel 2016. Sono quindi circa 30 milioni le persone alfabetizzate che non leggono almeno un libro all’anno. Le donne superano di gran lunga i maschi per quanto riguarda la lettura: 47,1% contro il 33,5%. Si legge più al nord che al sud: 48,7 per cento contro il 27,5%.

Il confronto con gli altri paesi europei è impietoso: la percentuale dei lettori è superiore al 75% nella maggior parte dei paesi del centro e del nord dell’Europa occidentale.

Ma cosa non funziona nelle politiche di promozione della lettura?

A mio avviso il problema principale è che manca una “cabina di regia”. Scontiamo, oltre che le limitate risorse, soprattutto lo scarso coordinamento delle iniziative a livello istituzionale, sia nazionale che locale (anche se è da apprezzare il lavoro svolto nel territorio da biblioteche e associazioni). Così nel campo di promozione della lettura intervengono tre ministeri: Beni Culturali, Miur e Affari Esteri (da quest’ultimo dipendono anche gli Istituti Italiani di Cultura). Ognuno agisce per proprio conto sviluppando e finanziando iniziative autonomamente. Visto che è stato istituito da parte del Ministero dei Beni Culturali il Centro di promozione del libro e della lettura, non sarebbe il caso di far partecipare anche gli altri ministeri al Centro in modo di avere un riferimento nazionale congiunto e coordinato per le iniziative?

A questo riguardo sarebbe opportuno evitare di cambiare continuamente date e denominazioni alle campagne nazionali organizzate negli anni. Si è passati da “Ottobre piovono libri” a “Il giorno del libro” (ma durava una settimana), poi “Festa del libro” del 23 maggio (chissà perché non il 23 aprile, Giornata mondiale del libro) con lo slogan “se mi vuoi bene regalami un libro” (poiché l’iniziativa era stata promossa da editori e librai era facile pensare che vi fosse l’obiettivo di aumentare le vendite, piuttosto che la lettura), poi “Il maggio dei libri” (che però inizia il 23 aprile). In tutto questo florilegio di campagne di promozione la poesia è la grande assente: l’Unesco ha proclamato da quasi 20 anni il 21 marzo Giornata mondiale della poesia, che in Italia passa praticamente inosservata. Andate a vedere cosa fanno i francesi da anni con le Printemps des Poetes (www.printempsdespoetes.com) con migliaia di manifestazioni ed eventi promossi dal Governo in scuole, giardini, biblioteche, luoghi di lavoro, tra cui alcuni spettacolari come l’invasione di Poeti nelle aule scolastiche o happening di poesia nei parchi.

Quando poi il governo italiano decide di investire in comunicazione lo fa con risultati a dir poco deprimenti o addirittura controproducenti. L’esperta di marketing Annamaria Testa ha esaminato gli spot di queste campagne. Nel primo (2009) si vede un gruppo familiare che scorrazza qua e là per un prato scambiandosi libri pronunciando “Passaparola” (boh!). Lo spot fa intravedere il leggere come un’attività elitaria (tutti molto eleganti sono vestiti di bianco). È meno elitaria, ma ancor più surreale la nuova puntata della campagna, che esce nel 2011 con ragazzi che usano il libro come se fosse un pallone da basket ed una volta lanciato nel canestro una voce fuori campo esclama Passaparola! Leggi, segna un punto a tuo favore.

Un’ulteriore campagna del 2013, propone motivi per andare in edicola, in libreria o in biblioteca costruendo lo spot attorno alla parola “muro”, e ai suoi molti significati possibili. Ma perché si dovrebbe leggere un libro per capire la parola “muro”? Basterebbe un dizionario o una ricerca su internet. Meglio a mio avviso ha fatto il ministro Franceschini che ha avuto l’idea di coinvolgere tutte le reti televisive nel “Patto per la lettura” adottando un unico slogan Io leggo e tu? che è stato declinato in diversi spot dalle reti televisive. Nello spot messo a punto dal ministero traspare però ancora un concetto elitario della lettura con una bella ragazza che legge Cime tempestose in un locale trendy ed attira l’attenzione di un ragazzo (non si capisce se per la ragazza o il libro).

Quello che manca in questa comunicazione sono le idee in grado di suscitare emozioni ed anche la curiosità, magari anche con ironia come il video “Book” realizzato da un libraio spagnolo che ha totalizzato oltre 200.000 visualizzazioni. Emozioni che possono essere suscitate come suggerisce l’associazione Nati per leggere (una delle poche iniziative valide, promossa dalle Biblioteche e Associazione Pediatri) anche a livello inconscio attraverso la lettura ad alta voce per i più piccoli fin dai primi mesi di vita. Anche l’emulazione dei bambini verso i genitori che leggono fa crescere la lettura. In alcuni spot di altri Paesi si vede un genitore intento nella lettura che provoca l’interesse del figlio che subito afferra un libro per iniziare a leggerlo. Inoltre non è vero che leggere è un piacere! Può esserlo per chi già è abituato a leggere, ma pensare di attrarre lettori magnificando i piacere della lettura non porta ad alcun risultato. Leggere per i principianti richiede fatica e impegno, vanno quindi motivati facendo leva sul desiderio, sulla curiosità, sull’immaginazione, sull’emulazione e soprattutto suscitando emozioni.

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