Renato Ferrari: Quota 80 (ovvero quanti ricordi…)

di Fabrizio De Pascale
È stata proprio una bella festa quella organizzata a Pavia il 24 ottobre per presentare il libro “Quota 80, ovvero: quanti ricordi”, di Renato Ferrari, presidente del collegio nazionale probiviri Uil, pubblicato dalla Fondazione Argentina Altobelli.
Un libro in cui Ferrari racconta un pezzo di storia del paese attraverso il suo vissuto sindacale, i suoi incontri, le sue idee e presentando i protagonisti di questa storia in una dimensione profondamente umana: da Viglianesi ad Agnelli, da Tina Anselmi a Luciano Lama e così via… Un libro costato gran fatica all’autore, da anni vittima di una patologia che lo ha reso cieco.

La presentazione si è svolta nella prestigiosa e magnifica Aula Scarpa dell’Università di Pavia. Con Ferrari c’erano Giorgio Benvenuto, Stefano Mantegazza, Fabio Zucca, docente di storia dell’integrazione europea, Carlo Barbieri, segretario della Uil di Pavia, Rosaria Pucci segretaria nazionale della UilTec e Roberto Tascini, Presidente Nazionale Associazione Consumatori aderenti alla UIL. A salutare Renato è venuto anche il sindaco di Pavia Massimo De Paoli. Per la Uila erano presenti, inoltre, il segretario regionale Mino Grossi e Mario Ganzu, segretario territoriale di Pavia.

Gli interventi degli ospiti si sono alternati  con la lettura di alcuni brani del libro, grazie alle lettrici dell’Associazione di volontari ADOV che, con molta passione, leggono e registrano libri per i non vedenti.

Tra le letture scelte dall’autore, il primo incontro, nel 1965 con Italo Viglianesi, docente in un corso di formazione al quale Ferrari partecipava. A Viglianesi, Renato chiese “qual è il segreto per diventare un buon sindacalista?”. “Due condizioni” rispose “la prima è cercare di instaurare un positivo rapporto umano, soprattutto con i lavoratori, la seconda impegnarsi continuamente per la difesa dei loro interessi, cercando di essere sempre al posto giusto, nel momento giusto facendo fino in fondo il proprio dovere”.

Tanti gli ”aneddoti” narrati nel libro, alcuni divertenti, come ad esempio, quando, in occasione dell’incontro ufficiale offerto dal Governo italiano nell’ambito della Conferenza internazionale dell’ILO di Ginevra, la moglie dell’Ambasciatore italiano che accoglieva i partecipanti, lo scambiò per un componente della famiglia Ferrari di Maranello, “mettendo in ombra” il capo della delegazione sindacale italiana a quella conferenza, Giorgio Benvenuto!
O come quando, emozionatissimo, al suo primo comizio del 1 maggio del 1968, era sul palco a fianco di Pierluigi Bertinelli che lo sosteneva incoraggiandolo… Ma anche le difficili assemblee in aziende in crisi.

A chiudere l’incontro è lui, l’autore, contento di avere tanti amici intorno, a ringraziare tutti, a rivendicare la sua storia e il suo impegno nella Uil, a esprimere la sua fiducia nel futuro, perché, come ha detto Ferrari e come è scritto nelle conclusioni del libro, “il futuro è nostro”, della Uil, della sua cultura e della sua azione riformista.

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