Repertori scientifici e bibliografie diffuse, rassegne circolanti e letteratura circolare

di Graziella Tonfoni

Se volessimo redigere un compendio scientifico, esauriente, mai polemico, sintesi di una attività tanto interdisciplinare, multilinguistica, da sfuggire ad una definizione effettivamente esaustiva, ricorrendo a termini comunemente praticati, che possano approssimare, seppure solo per difetto, una situazione compositiva ad alta complessità, allora sarebbe utile fare circolare un sottotitolo sintetico, diacronico, a concetto unico, non unificato, espresso nella seguente frase, fra opportune virgolette.
“Graziella Tonfoni: dalle antologie di scrittura scientifica differenziate per decenni ( Tonfoni G. 1983- 2015) alle raccolte di racconti in tempo reale distinte per annate narratologiche (Tonfoni G. 2016-2017).”
L’autrice fa notare come proprio nel periodo fondante, che si posiziona storicamente, dagli anni ottanta alla fine del secolo scorso, per rendere possibile tracciare una storia del pensiero linguistico computazionale, fosse necessario catalogare dinamicamente, delineando quindi le distinte fasi di  assorbimento dei nuovi contenuti. Si rivela indispensabile distanziare nel tempo di prevista ricezione la sua ricerca avanzata, se strettamente correlata sezione per sezione alle singole aree disciplinari, distinguendola da quella particolarmente complessa, che richiedesse fasi dilatate, periodizzazioni ampie, per includervi i tempi della lettura e della comprensione effettiva, da parte di comitati di esperti ben identificati.
Di tale prassi, che fa emergere solo dopo decenni, risultati solidi, destinati a fare parte della storia della interdisciplinarietà coerente e rigorosa, che richiede tempo e cura per portare alla piena luce la rilevanza di certe ricerche pionieristiche, esiste un archivio di documentate memorie, ben custodito, corredato da una serie di collezioni parallele, in sedi dislocate. Per quanto riguarda la realtà biblioteconomica italiana, l’autrice conferma la sua fiducia nella collaborativa interazione fra Bononia University Press con Digital Library di Alma Mater Studiorum Università di Bologna e di Aracne Editrice con Scienze e Ricerche, Roma.
Tutte insieme le sue opere del passato concluso costituiscono una “premessa manutenuta”. Evidenziandone le caratteristiche sempre cangianti, le numerose bibliografie coprono le diverse fasi della elaborazione scientifica, letteraria e didattica di un’autrice poliedrica, conservandone il senso autentico, preservandone l’originario significato, seppur procedendo secondo differenti criteri e divergenti catalogazioni (Tonfoni G. 1983-2015).
Per proteggere successivamente dalla rapida evanescenza i risultati stabili della ricerca post-accademica, distinta per temi e distante per problemi, attualmente in corso, in più direzioni, con analisi precise, che coincidono con la fase massimamente accelerata delle esternazioni scientifiche collettive, cui assistiamo tutti sul piano globale -conferma la ricercatrice stessa- come sia assolutamente necessario passare a periodizzazioni rapide, che includano verifiche puntuali, prima ancora che ogni sua parola atterri sulla pagina, diventi frase, si allunghi fino a formare un intero paragrafo.
Procede a raccolte veloci, ben ritmate, cadenzate anno per anno, che dimostrano sulla base delle tematiche volta per volta affrontate, la qualità delle proposte formulate per risolvere aspetti decisamente problematici del vivere quotidiano, costantemente in bilico fra incertezze.
La rivista Leggere: tutti online, accoglie, raggruppa, proponendo i risultati retorici, le raccolte stilistiche inviate dall’ autrice, rilanciandone indici e capitoli scelti. Sono composizioni divulgative stabili, concepite in tempo reale dalla scienziata che, estraendo assiomi solidi da una ricerca esatta, indipendente, si rivelano particolarmente adatte a lettori che vogliano accedere ad una fonte di comunicazione letteraria affidabile.
Graziella Tonfoni studia attualmente le contraddizioni di una quotidianità, che sfiora il paradossale, in più settori e segmenti, rendicontandone, mese per mese, le ripercussioni ideologiche sulla produzione scientifica e letteraria, verificando i livelli di incisività potenziale, di rappresentatività latente, della letteratura e della scienza in lingua italiana nell’era dei social media.

Difficile, ma non impossibile, arrivare a misurare il valido sostegno fornito dal silenzio critico, perdurante, onesto, che riconosce la carenza di strumenti adatti a procurare solide recensioni, nel rumore assordante delle classifiche di vendita istantanea, delle valutazioni di mercato unico, nell’era di facebook, twitter, ipod, social media, youtube, netflix, whatsapp.
E’ proprio la produzione letteraria degli anni 2016 e 2017 a indicare il grado di prevedibile resilienza economica in una risonanza culturale, che offra parametri condivisi, elastici, in una eurozona frastornata. La scienziata si rivolge ad alcuni italianisti attualmente non residenti in Italia, che siano in grado di cogliere la percezione esterna, del prodotto interno letterario, perché vogliano loro stessi accedere al portale diffuso, che indica la portata di alcune prose discrete, atipiche, presenti, presenziate, accessibili su pagine url, resistenti agli urti della inflazione di una illogicità ormai globalmente accertata.
A chi ancora domanda, a lei autrice silenziosa, se non abbia nostalgia della sua precedente situazione di costante esternazione pubblica, in aule e sale a plateale richiesta, risponde concisamente, gentilmente, che no. Assolutamente nulla di tanto passato di conferenziera,
docente e intervistata, oggi le manca.

Gli ultimi anni erano divenuti progressivamente sempre più grevi -lei stessa ammette-.
Rischiavano, la mia ricerca e la mia scrittura di restare spiaccicate pagine, schiacciate parole, seppur risonanti prose da un elegante leggio di forma. Le mie lezioni erano a rischio, di altrui assenza cronica, di influenzati, seppur affidabili ascoltatori, distratti da ticchettio di cellulari costantemente vibranti, squillanti tastiere, interrotte a seconda delle circostanze.
Mancavano attenti estimatori di ogni esclamazione e pausa, ben ponderate, che sapessero trasmettere le parole chiave delle mie immaginifiche, allegoriche esternazioni. Sfibrati, distratti, assonnati, costretti, dall’ estrema quantità di proposte culturali dei territori in sovrapposizione, a dichiararsi loro in stato di calamità, in un perenne deficit di attenzione, con il dovere di attivarsi, movimentarsi, dimenarsi continuamente, per dimostrare di essere costantemente, affannosamente impegnati.
Facevo notare io stessa come tale conturbante attivismo indotto, si realizzasse spesso sulla base della proliferazione di progetti formativi, che sarebbe stato meglio neppure avviare.
Tanto accumularsi di riunioni si snodava sulla contabilizzazione delle ore di animate, accanite discussioni collegiali, che producono comitati di controllo sul controllo, per contenere il dissenso virtuale, che si dissolve comunque nel potenziale consenso dei controllori, virtuosi controllabili a vista, soggetti a loro volta al vaglio di un illogico assenso, divenuto consenso pubblico.
Commissioni, che richiedono una disamina accurata dei mancanti risultati, ribaltano le proiezioni in piroette pirotecniche, prive di matematiche introduzioni, fitte di ideologiche infiltrazioni.
In sintesi, la ricerca seria necessita passione disinteressata, individuale talento, si sviluppa sulla base del buon senso personale, dilatandosi in riflessione accurata, con previsioni dei potenziali effetti collaterali, imitativi, emulativi; richiede paziente cura, si nutre di rispettoso silenzio.
Esige perfino astensione di giudizio, per accertarsi che ogni operatore di scienza responsabile, abbia davvero le prove corrette delle manifestate conclusioni.
Per esprimersi in qualche modo, che abbia una coerenza, per questo tipo di intensa lavorazione, non c’ era più da vari anni spazio realistico, neppure luogo ideale: si riduceva progressivamente perfino lo spot assegnato alla realtà virtuale. Uscire dal meccanismo automatizzante ha avuto – ci confessa la ricercatrice- un senso letterariamente rigenerativo. Ora realizzo davvero il mio disegno preliminare di una letteratura circolare con preventivo di ore di leggibilità esatto, in rassegna circolante –conclude lei stessa.

Le frettolosità pseudo-umanistiche, che rapide giudicano un ragionamento articolato, complesso, congedandolo con uno slogan di fatto, in etichetta adesiva, sostituendo al buon senso, l’estemporanea attribuzione di un parere immodificabile, sono da evitare, almeno quando si tratta di un caso evidente di ricerca appassionata, rigorosa disamina antropologica, minuziosa perifrasi, che riflette una pratica accurata, nell’era attuale, della logica frammentata, spezzata, andata in cocci, detta anche “epoca della cocciutaggine”.

Diffamare le differenze di visioni, denigrare le oggettive e necessarie divisioni, di fatto porta all’oscurantismo ecologistico, ridotto ad esibizione astrusa in sacchi di raccolte, che restano in attesa di presunta rimozione, mentre masse di detrattori rese acritiche, rifuggono dalle proprie radici culturali. Le molteplici e variegate identità si equiparano, diventano specie botaniche rare in via di linguistica estirpazione, in un deragliamento del sogno e del senno del poi.

Non rimpiango -ripete la narratrice- questa comunanza di indaffaramenti incrociati, stroncature e troncamenti intesi fare apparire nulla facente, chi semplicemente si dedichi a riflettere e pensare, prima di declamare in pubblico dogmi paradossali, astruse elucubrazioni, con intonazioni improbabili, invettive innovative, che appena pronunciate si rivelano fatiscenti versi.

Alcuni conferenzieri appaiono pentiti, di fronte alla vanità dello sforzo in tanto desiderato scorrimento accademicamente a norma, hanno liberamente loro stessi ammesso in annesse frasi: ebbene siamo stati sempre interconnessi, iperfacenti, forse in alcuni momenti perfino convulsamente collegati, in una ipotenusa di propositi, rivelatasi cuneo profondo. Dobbiamo riscontrare le falle, ora evidenti, di un ragionamento illogico, che si snoda in catene di assiomi, resi indiscutibili, mai neppure collaudati.
Non abbiamo accettato critiche, neppure pacati consigli, silenziando perfino il silenzio altrui, mai temendo il pericolo delle nostre instabili, pericolanti affermazioni, apodittiche indicizzazioni, gestualità convulse, se si compattavano tutte insieme in netta maggioranza, senza neppure una discordante astensione, in riformattato collegiale assenso.

Le contrattazioni relative ai risultati delle opere di un’autrice autorevole, che si sottrae agli stereotipi, possono apparire contraffazioni collettive, che attingono all’ affabile, inaffidabile affabulazione, inesauribile fonte di notizie finte emesse tutte intorno, su tanto complicata ricercatrice.

A chi le chiede perché voglia ricominciare ancora una volta ciclicamente, tutto d’accapo, lei risponde serena, tranquillamente, che non esita a volersi appartare fra le tende delle sue paginette pieghettate, appoggiandosi alle sue scritture minute, meno note.
Non le spiace affatto oggi diventare narratrice del dopo, scrittrice a posteriori, come conseguenza del suo impegno costante, inascoltato, seppur con lessico divulgato, propagato, nel settore della sincera comunicazione.
Seleziona alcune parafrasi, risultato di una scelta quotidiana di silenzio mediatico: analizza, lei stessa, osservatrice discreta, la pratica irragionevole della notiziabilità spicciola, distinguendola dalla prassi ragionata, delle tecnologie intese per la corretta conservazione, ammiccanti in una antologia di portali.
Si muove fra reperti di una archeologia del buon senso, rilancia la semiotica delle origini, rinunciando alla visibilità istantanea dell’immediatezza digitale.
Saggi rapidi, rispettosi del tempo altrui, si infittiscono condensandosi in brevi narrazioni: la scrittrice ringrazia le sue parole chiave, che, secondo i nuovi criteri della accurata selezione, si astengono dal generare ulteriori subordinate.
Risultano voci di un vocabolario esatto, chiose chiare, rappresentative della attuale condizione di affaticamento di un lessico specialistico dimenticato, indicano le conseguenze dell’ eccesso di interconnessione.
[…] Graziella Tonfoni ha più volte indicato l’uso improprio di alcune definizioni estemporanee divenute categorie esistenziali ed assistenziali. Si occupa di analizzare sulla base delle reti semantiche esplicite e sottintese le implicazioni ideologizzate della ormai inflazionata parola migrante, applicata senza criteri semanticamente coerenti, dimostrando come mai sufficientemente specifica sia la caratterizzazione di un termine spesso abusato, abusivamente utilizzato, senza chiarire da quale e per quale destinazione e motivo si debba un individuo, dichiarare tale, etichettato a vita con una affermazione categorica al punto, da diventare fissa determinazione atemporale. In una realtà complicata, che vuole essere sostenibile, ecologica, solidale, la linguista fa notare che la prima contraddizione esistenziale sta nel permettere che flussi interi abbandonino, irrevocabilmente, le rispettive civiltà di partenza, patrimonio dell’umanità da secoli, favoleggiando, assecondando lo spostarsi caotico, casuale, che fa svanire in un soffio di pochi anni, interi ecosistemi culturali.
Accettando, favoreggiando i cosiddetti trasferimenti umanitari, intere transumanze da versanti opposti sradicano le identità precise, rendendo folle inquiete e inquietanti, senza posa, né direzione, dalle aspettative confuse, masse genericamente modificate. Per tale mutazione epocale, richiede formalmente l’uso più consono del participio da sostituire sdoppiato, lasciando aperta una porta di vocabolario, che offra l’opzione di lessico fra “soggetto temporaneamente rifugiatosi” e “individuo perennemente migratorio”.
Ad una prassi filologica sbilanciata, che prescinde dalle glaciazioni del buon senso, propone la sostituzione di una più consona definizione. Lancia l’ ecologistica, intesa come disciplina, che non si occupa solo delle temperature assolate, ma che registra anche le attuali nevosità nascoste, tacitate. Suggerisce di scegliere, come un tempo avveniva, quelle traiettorie che si basino sul concetto di spostamento temporaneo, al fine di agevolare il sogno del rientro virtuoso, responsabile, operoso, nelle terre momentaneamente abbandonate, per assecondare la riforestazione delle culture autoctone, da recuperare, prima che soccombano completamente tante specie o siano divelti altrettanti virgulti, sotto i colpi della globalizzazione, spacciata per umanitarismo di rimbalzo.
Perché appunto come ci indica l’autrice, che a volte si esprime in versi e rime “in una economia circolare un pino nel deserto non può sopravvivere così come un cactus nella tundra non può resistere, nemmeno a lungo restare.”
Nel suo poema epico, in corso d’opera, dimostra come la mancanza di spazio fra etnie, che hanno diverse, spesso opposte consuetudini e costumi, possa causare l’esatto contrario di una pacifica convivenza, rafforzando le diffidenze e ravvivando le incompatibilità. Solo una ecologica distanza può garantire il doveroso rispetto delle differenze di fatto. La pace non si crea sulle piazze arringando folle accalcate: si produce nel silenzio degli anfratti, nei mille micro conflitti potenziali del quotidiano, che si evitano senza neppur parlarne, riconoscendo che le idiosincrasie, le incompatibilità di credenze e ideologie, esistono, non sono affatto momentanee sinestetiche sintomatologie. Proprio nella sincerità di ammetterne l’esistenza, sta la capacità di superarne l’impatto url.
La linguista, che considera certi slogan come vere e proprie slogature del ragionamento, ha proposto di inserire nei nuovi dizionari, da lei ideati senza nessun finanziamento, alcuni neologismi di tecnica derivazione, inserendoli in un progetto di vocabolario con perifrasi a luci intermittenti e paradossi a pagamento.
[…] Certe sue deduzioni logiche, tanto diverse dalle comuni opinioni già ampiamente diffuse, appaiono, da causare il previsto pignoramento di sue frasi esatte, derivate da una pignola disamina delle cause e degli effetti. Definitasi lei stessa “ incrociatrice scomoda” di dati sfuggiti, tacitate statistiche, ha rilevato come lo scioglimento di alcuni giovani ghiacciai sia avvenuto su piattaforme gelatesi abusivamente, che di fatto a loro volta erano la conseguenza di glaciazioni precedenti indebite avvenute, dimenticate, sottostimate, cancellate.
[…] La ricercatrice, mai offensiva, ma sicuramente temeraria autrice, nel suo navigare trasportando concetti controcorrente, produce una prosa digitata a chilometro zero, che si articola rapidamente in una sequenza di sapienti assaggi. Risparmiando parola per parola, reinveste parole chiave e periodi del suo capitale poetico, ora spendibile, con versamenti aggiuntivi, progressivi sonetti, in liquidità di giambi. Conteggia la sua credibilità politica, aggiornata all’oggi: presenta un bilancio letterario del primo semestre di una annata, composita e composta, che sicuramente, per forma e per sostanza, vale un volume accurato, dizionario completo, raccolta complessa, di un intero anno solare.

Lascia un Commento