Ricordando Etty Hillesum

Ricorre oggi l’anniversario della morte, nel 1943 a 29 anni,  nel campo di concentramento di Auschwitz di Etty Hillesum, giovane ebrea olandese che tenne un Diario tra il 1941 e il 1943. Esso fu pubblicato solo nel 1981, e rappresenta un documento significativo e profondo di quegli anni.

Probabilmente fu iniziato su indicazione dello psico-chirologo ebreo-tedesco Julius Spier, con il quale l’autrice ebbe un forte legame anche sentimentale; il libro è un dettagliato resoconto degli ultimi due anni della sua vita.

Si tratta però soprattutto di una testimonianza spirituale, che racconta  la “liberazione individuale” dell’autrice “nel contesto del dramma dello sterminio nazista del popolo ebraico”, secondo le parole di Jan Geurt Gaartland, curatore del Diario. Tale liberazione viene definito dal nuovo atteggiamento di Etty Hillesum verso la vita, che lo stesso curatore definisce  “altruismo radicale”, nel tentativo di “aiutare Dio il più possibile”, abbandonarsi in lui senza la necessità di riconoscersi in una specifica confessione di fede. Più il cerchio si stringe intorno agli ebrei, più emergela forza d’animo della donna che non pensa neanche per un momento a salvarsi senza condividere il destino del suo popolo. E più si avvicina la fine, più la sua voce diventa limpida e sicura, senza incrinature.

L’opera di Etty Hillesum, che comprende oltre al Diario anche numerose Lettere inviate dal campo di Westerbork, è pubblicata in Italia da Adelphi, che ha recentemente riproposto il Diario nella sua versione integrale.

Etty Hillesum
Diario 1941-1943
Adelphi 2015
pp. 922, euro 11,99

 

 

 

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