“Roma mi somiglia”: amorose corrispondenze nei versi di Serena Maffia

di Antonella Lippo

Il ritmo dei versi di Serena Maffia, fluido e incalzante, si alimenta dello spazio dell’ inquietudine, per poi abbracciare nuovi orizzonti; inondando le strade e le piazze di città che  sanno come “piacere al tempo”.  Nella raccolta poetica “Roma mi somiglia” (edizioni Passigli Poesia, 2017)  sembra si disegni così un nuovo “atlante” di emozioni, proprie di chi vive  momenti di un intensa ricerca amorosa cui seguono, però,  la vertigine del vuoto, l’assenza e un’attesa, che con forza viene rimandata al mittente. La Maffia rigetta l’immagine di una donna- Penelope e nei versi esprime languida dolcezza, sensualità pura e anche  rabbia sotterranea, ma che affiora e le fa intimare al suo uomo di  “restare a fare l’amore, a picchiare primavere”.  In questo desiderio di far germogliare l’esperienza amorosa si assapora un retrogusto un po’ amaro di chi seduce e si lascia sedurre senza compromessi e sembra essere comunque alla conquista di sempre rinnovata corrispondenza.

La poesia della Maffia è molto visiva,  apre scorci e chiama a raccolta tutti i sensi e tutte le arti che insieme inventano raffinati giochi linguistici, come quello del sollevarsi “in un valzer di fiori”.  Vi si ritrova molto della sua versatilità di scrittrice anche di prosa  e  di teatro, nonché di pittrice.  Piace e intriga questa innata capacità di arricchire il senso delle parole di immagini a volte surreali, ma suggestive, che catturano e ammaliano. Nei versi si inseguono figure retoriche e similitudini, come quella della città-femmina. Roma su tutte, la città eterna nella quale Serena Maffia sembra rispecchiarsi, volutamente perdersi e ritrovarsi, sempre. “La città è una zattera di volti impauriti/ tu mi trovi dall’altro capo se l’amore è il fiume[…] Roma mi somiglia, è una ragazza stanca/ seduta sulla sponda larga della Tiberina/ a sgambettare al tempo e i turisti.”. E questa analogia che fa da cornice all’amore ricorre per altre città e altri versi.  “Napoli che bella donna/ e tiene per mano i bambini/ e lattanti appesi ai seni/ come all’albero della cuccagna”.  Mentre Palermo è “città femmina che brucia/ di passioni liquide/ sciolta di vesti, di fiumi e di movenze”. E’ una geografia che si nutre di sensibilità tutta femminile, materna e sensuale, fiera e gentile, dove luoghi che possono fermare il tempo incorniciano incontri oltre il tempo : “l’entusiasmo nel ritrovarci e nel restare/tra capperi e capitelli ai piedi dell’Arco/ felici di salire insieme le scale”.

Serena Maffia
Roma mi somiglia
Passigli Poesia, 2017

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