Si è conclusa l’edizione 2019 di Pordenonelegge, festa del libro con gli autori

La ventesima edizione della festa del libro è stata aperta da Javier Cercas, una delle voci d’eccezione di questa edizione. Lo scrittore spagnolo ha parlato della sua vocazione letteraria e dei romanzi che l’hanno alimentata; presentato il romanzo “Il punto cieco” (Guanda), spiega come l’intero romanzo sia in realtà frutto della ricerca affannata di una risposta che non esiste, una risposta “ironica, equivoca, ambigua e contraddittoria”, che ci conduce ad un punto cieco.
Altra ospite d’eccezione è stata Svetlana Aleksievi, alla quale è stato consegnato il Premio Crédit Agricole Friuladria “La Storia in un Romanzo” proprio a Pordenonelegge, con la seguente motivazione “per aver raccontato, con partecipazione e sincerità il dramma corale di vittime e carnefici della grande utopia comunista con una particolare attenzione all’epopea delle donne, Aleksievič ci ha fornito uno spaccato della tramontata civiltà sovietica, resa viva dal potente dono della scrittura che permette all’autrice di rendere vibranti e universali le testimonianze raccolte”. All’incontro con pubblico e stampa l’autrice, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2015, si è aperta riguardo la sua storia personale parlando del padre, che ha combattuto a Stalingrado. Il suo libro, “La guerra non ha un volto di donna” (Bompiani), raccoglie memorie di donne in guerra, una guerra che l’Aleksievič definisce un’idea superata, anche se purtroppo persiste; parla poi di Russia, Ucraina e Bielorussia e di come la diplomazia sia più etica delle armi. I popoli facenti parte dell’ex Unione Sovietica poi, furono “ingenui negli anni 90” spiega l’Aleksievič “gridavano libertà, ma non sapevano cosa fosse. Il paese non era pronto alla libertà, era utopia”.
Durante la giornata conclusiva abbiamo incontrato Francesco Guccini, che a Pordenonelegge ha presentato “Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto” (Giunti), un romanzo personalissimo che parla di Pàvana, piccolo paese tra Emilia e Toscana ormai quasi disabitato, dove sorge il mulino della famiglia Guccini. Spiega di percepire il dialetto come ricchezza, in quanto facente parte della nostra storia ma anche come attaccamento alla terra, memoria, prima di ricollegarsi al paesello, Pàvana. A Pàvana, come in tanti altri luoghi in Italia, sempre meno si parla dialetto e sempre più si parla “in lingua”. Questo fenomeno, nonostante crei condizioni positive come lo sviluppo della lingua italiana e corrobori la creazione di una coscienza nazionale, porta purtroppo a dimenticare una parte della nostra storia. La trasformazione del dialetto si basa anche su quanto esso faccia presa sulla gente; Guccini ci spiega come nelle comunità più piccole faccia più presa rispetto alle grandi città, poiché si vengono a creare maggiori occasioni di entrare in contatto con la storia passata. Ha inoltre approfondito come sia cambiata la percezione degli spazi cittadini come centri d’incontro, l’avvento dei social ha cancellato le piazze e rivoluzionato la comunicazione tra esseri umani. Non poteva mancare qualche considerazione musicale, nonostante da tempo Guccini abbia interrotto le esibizioni e la produzione, rimane argomento ricorrente; Guccini ci racconta di come ormai le dita non siano più agili sulla chitarra e di come ogni cosa abbia un inizio, continuazione e fine.
Pordenonelegge 2019 può vantare una ventesima edizione da record, 150 mila presenze ed oltre diecimila libri venduti. Nella Top Ten dei libri più venduti “Tralummescuro” (Giunti) di Guccini e “Preghiera per Cernobyl” (Feltrinelli) di Svetlana Aleksievi.

Articolo di M. Beatrice Rizzo
Fotografie di Giovanni Aiello 

 

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