STALIN + BIANCA

 Tunuè ha lanciato  una nuova collana di narrativa.

Abbiamo incontrato Iacopo Barison, uno degli autori che ci ha raccontato il suo ultimo romanzo.

 

Iacopo Barison è un giovane di 26 anni di Sassuolo. Il suo ultimo romanzo “Stalin + Bianca” per Tunuè, nella collana narrativa diretta da Vanni Santoni è stato accolto con entusiasmo dal pubblico e si lancia ora nel cinema. I diritti del libro sono stati infatti ceduti alla società di produzione torinese Redibis Film, fondata da Daniele Segre e Daniele De Cicco. Il romanzo si snoda in un viaggio tardo adolescenziale di due ragazzi. Stalin ha appena compiuto 18 anni, soffre di crisi di rabbia e proprio per colpa di una di queste rischia di uccidere il patrigno. Convinto di averlo ucciso, fugge portandosi dietro Bianca, sua migliore amica non vedente ma estremamente più ottimista e illuminata di lui.L’itinerario di fortuna che attraverseranno li porterà ad incontrare tanti personaggi viaggianti come loro e li farà crescere spingendoli sempre più nel mondo degli adulti. Abbiamo incontrato Iacopo a “Piu’ Libri Piu’ Liberi” e non abbiamo perso l’occasione di fargli qualche domanda.

 

1. Qual’è stato il momento esatto in cui hai capito che potevi scrivere la tua storia, la tua prima storia, quando hai capito di essere pronto?

Non esiste un momento in cui si è pronti, ma non esiste nemmeno il contrario. Il mondo della scrittura, però, mi ha sempre affascinato, fin da giovanissimo. C’è stato un momento in cui tenermi le cose dentro è diventato insopportabile, dovevo per forza riempire una pagina bianca. La scrittura è un po’ come la fede. Anzi, nel mio caso è un succedaneo della fede. Mi serve per andare avanti, per capirmi come individuo e per capire gli altri.

2. Qual’è il messaggio che vuoi dare attraverso Stalin + Bianca ?

Nessuno, non mi sento adatto a lanciare messaggi. Sono un irresponsabile, non faccio la raccolta differenziata, la mattina mi sveglio tardi, accumulo i piatti da lavare per giorni e giorni e gli equilibri geopolitici del pianeta Terra non mi interessano. Chi sono io per lanciare messaggi? Meglio lasciarlo fare a qualcun altro.

3. Com’è stato il percorso che ti ha portato all’arrivo in una casa editrice come Tunuè, com’è nato quest’incontro, come si arriva a una casa editrice che si occupa principalmente di storie illustrate e che ha scelto te come punta di lancio per una nuova collana?

Conoscevo da tempo Vanni Santoni, il direttore della collana “Romanzi” Tunué. Lui è stato il primo a credere nei miei scritti, nonché un mentore e una figura di riferimento. Sapeva che stavo scrivendo un romanzo e mi ha chiesto di farglielo leggere, il resto è venuto da solo. Sono molto contento che mi abbia scelto, e in generale di aver pubblicato per Tunué.

 4. Che cosa c’è in Stalin più Bianca che può in qualche modo prendere trasversalmente intere generazioni da 0 a 99 anni?

Bella domanda. Forse, il fatto di aver raccontato sentimenti universali come la rabbia o l’amore hanno permesso a molte persone di riconoscersi in ciò che ho scritto. Credo che tutte le nostre azioni, in un modo nell’altro, ci possano ricondurre all’amore per noi stessi oppure all’amore che nutriamo verso un’altra persona. Lo stesso discorso vale per la rabbia. L’amore e la rabbia sono alla base di tutto, sempre.

5. Chi è la Generazione Post UE e secondo te come deve muoversi un ragazzo che vuole intraprendere un percorso come il tuo oggi?

Quando, alle presentazioni del libro, parlo di Generazione Post-Unione Europea, mi riferisco in particolare al mio blocco anagrafico, che gode di una libertà totale, perfino eccessiva, talmente grande e dispersiva da non sapere come spenderla. Anche l’abbattimento dei confini geografici, in fondo, fa parte di questo processo. Ho provato a raccontarlo nel libro, scegliendo di non ambientare la storia in un luogo preciso, per renderla il più universale possibile. Paradossalmente, questo “stratagemma” ha permesso a molti più lettori di empatizzare coi miei personaggi. Il lato positivo delle dittature, se proprio vogliamo trovarne uno, è che le persone sanno perfettamente ciò che devono fare, hanno una serie di compiti da portare a termine e sono costretti a farlo, altrimenti il meccanismo si inceppa.

 6. Raccontaci la storia dei personaggi, perché hai scelto proprio questi nomi?

Bianca è un omaggio al film di Nanni Moretti. Stalin, invece, è un soprannome dovuto ai baffi del protagonista. Mi piacevano entrambi, non ho mai pensato di chiamarli in un altro modo.

7. Qual’è il tuo rapporto con i Social network in generale e anche con i libri digitali, che idea ti sei fatto di questo mondo?

Non ho mai letto un libro digitale. I social network però mi piacciono. Da un lato sono alienanti, perché spesso leggo i pensieri o le opinioni di persone di cui non mi frega nulla, che nemmeno conosco. D’altro canto, servono anche per stabilire un ponte immediato fra l’autore e i suoi lettori, oppure per ampliare il proprio bacino d’utenza, e questa è una grande cosa.

di Emanuela Di Pietrantonio

http://www.leggeretutti.net/site/a-barcellona-con-amareleggere/

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