Storie di ordinata scrittura

 

Graziella Tonfoni, un’autrice, un solo obiettivo:  la ricerca linguistica e scientifica

 

Interpellata personalmente, l’autrice, che si esprime usualmente in terza persona singolare, così ci risponde: Sto tentando di proporre una “nuova letteratura italiana del secondo decennio del terzo millennio” che possa essere conosciuta in varie zone, che trasmetta un messaggio positivo, dato che di romanzi italiani “noir” e di racconti in italiano “al negativo” ce ne sono già tanti. Commento la mia narrativa, che intende trasmetterei una corretta divulgazione scientifica, aggiungo osservazioni dirette a fare notare le problematicità evidenti dell’oggi, presentando rigorosamente, alcune possibili soluzioni. Sono note e pagine, che trasmettono solidi risultati della mia ricerca linguistica e scientifica, di tanti anni, su problemi e temi di attualità; questa volta mi esprimo in modalità letteraria.La necessità da parte dell’autrice di scrivere (non di parlare) di se stessa, in terza persona, è dovuta al fatto che nell’epoca attuale, tanto accelerata, confusa, non è facile trovare disponibili sul mercato poetico, curatori e filologi, che possano dedicare il tempo adeguato a leggere, comprendere, sintetizzare le sue opere con la dovuta precisione. Data la massima complessità, la concettuale fittezza delle sue pagine, la stessa autrice, ha composto appositamente per “Leggere: tutti online” queste postille, che accompagnano la consultazione  delle sue opere pubblicate in “Scienze e Ricerche”. Ha ritenuto opportuno agevolare i suoi lettori, emettendo lei stessa come un comunicato stampa,  parallele note critiche, perpendicolari spiegazioni, senza le quali potrebbero realizzarsi ulteriori fraintendimenti. Ha così creato un nuovo genere di narrazione esplicativa dando luogo al personaggio letterario Graziella Tonfoni che spiega, raccontandosi, Tonfoni Graziella. Nel rileggere le sue Storie di ordinata scrittura, l’autrice si accorge che il correttore automatico di bozze si è attivato da solo spontaneamente, “iper-correggendo” morfologicamente, quanto ha ritenuto essere una svista sinottica e sintattica, uscita dalla tastiera ridondante di una tanto sovrabbondante scrittrice. Si potrebbe trattare semplicemente di un “non refuso” in cerca di formattazione lirica. Incontrando, al paragrafo quinto della prima pagina, la frase giocosa “sono una dettatrice assoluta di me stessa” ha ritenuto opportuno, l’automatico sistema, intervenire e modificare da solo, tale inusuale definizione, cercando nel suo dizionario, ben distribuito, di sinonimi e di contrari, frugando nella lista delle assonanze e dissonanze, transitando autonomamente da “dettatrice” a “detrattrice”, per arrivare a stabilizzare il termine inequivocabile di “dittatrice”. Può capitare di vedere scivolamenti semantici, che si solidificano in pragmatiche decisioni.Si è creata una polisemia, del tutto accettabile, dato che si tratta comunque della scrittrice, che benevolmente ironizza su se stessa, che detta le sue proprie frasi ad alta voce, a se medesima. Spesso deve lei semplificarle, per farne comprendere il senso; procede a detrarne perfino interi faldoni di significato potenziale, che necessiterebbero la più vasta considerazione di innumerevoli interdisciplinari conoscenze pregresse, di un passato storicizzatosi tanto velocemente, compendiatosi nella sua letteratura computazionale. In una immaginifica esternazione narratologica, basata su solidi presupposti scientifici,l’autrice dimostra come eventuali tentativi di creare un’unica edizione letteraria italiana, in modalità compatta, seppur meritevoli di considerazione, non necessariamente si rivelano realizzabili,quindi possono essere accantonati.Si rileva infatti che, seppur in due distinti volumi, esiste già una stabilizzazione italiana editoriale del “romanzo di ricerca” che risulta da una selezione precisa di paragrafi, effettuata dalla stessa autrice, divenuta curatrice di se stessa. Assommando nel suo profilo ruoli, fra loro distinti e diversificati. Ma non intende affatto, per questo, essere esemplare: si fa momentaneamente filologa di se stessa, come eccezione, che conferma la regola. Vuole restare caso non solo raro, ma addirittura unico, auspicando che in un prossimo futuro si rendano nuovamente disponibili critici attrezzati e giornalisti attenti, in grado di recensire loro le sue prose come accadeva nel secolo scorso. Di refusi, che diventano normalità stilistica, retoricamente equiparati a lineari affermazioni, ce ne sono in giro, sparsi fra le sue pagine allegoriche, di decenni, data la densità di concetti astrusi, metafore intatte, perifrasi astratte, analogiche peregrinazioni. Ed è per questo che, recentemente, ha pensato lei stessa, che sarebbe più logica una recensione complessiva unica, di un percorso di scrittura tanto complicato, con fasi ancora in corso d’opera,come il suo è stato ed è attualmente. Nessuno, data la evidente fittezza di riferimenti auto-bibliografici, avrebbe l’ardire di intraprenderne  la decodificazione, in una rassegna  retrospettiva, recuperandone il progressivo riscontro. Propone il superamento stesso del concetto di archivio letterario, rilanciando quello alternativo di ambiente a letteratura differenziata, patrimonio scientifico solido e stratificato, destinato ad una rilettura selettiva possibile per gruppi di visitatori, attoniti di fronte ad un coacervo di illazioni, con un accesso ad unico agglomerato semantico, di innumerevoli allusioni, diffuse fra manoscritti, dischetti elettronicamente a norma. Che possano essere agglomerati fra loro, considerabili tutti insieme, per diventare una installazione narrativa permanente, da cui solo alcuni paragrafi risultino in esatti estratti. Sfogliabili in una sequenza di teche.Si conserverà per i posteri, un conglomerato di filiere di pagine, cristallizzate “a far fede” del tanto di più sotteso, nell’infinita complessità di un’ autrice scienziata “post-dantesca, post-borgesiana, post-calviniana, post-echiana”, che non può essere semplice, ma che ha il dovere di risultare leggibile, rendendo la sua prosa semplificabile, intervenendo con brevi chiose, in forma finalmente comprensibile.

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