Tommaso, tutte le donne di Kim Rossi Stuart

di Carla Iannacone

Sondare gli abissi della propria psiche non è cosa semplice, né dare la giusta interpretazione ai propri stati emotivi.

Con Tommaso, secondo film alla regia di Kim Rossi Stuart dopo l’esordio di Anche libero va bene nelle sale dall’8 settembre, l’attore romano affronta temi molto vicini all’uomo, ponendo in essere situazioni molto comuni al genere umano (e non) in cui spesso si fa fatica a riconoscersi e approcciarsi.

Tommaso fa l’attore (a tempo perso) ed è un aspirante regista. Sogna di mettere in scena un film onirico dove a far da sfondo sono donne nude, la figura di un padre e di un bambino. Questi tre elementi, in realtà, sono quelli che costituiscono la trama di Tommaso (interpretato da Rossi Stuart). Così come per il lavoro, Tommaso non riesce ad essere stabile neanche con le donne. Riuscito a farsi lasciare da Chiara (Jasmine Trinca), sua fidanzata da anni, si convince di avere ormai davanti a sé una sconfinata libertà in cui può permettersi di beneficiare dell’altro sesso come, quando e dove vuole. Tuttavia, ogni tentativo posto in essere non è destinato ad andare a buon fine, Tommaso fa di tutto per cercare di rendersi appetibile, spesso non ci riesce (gli restano solo i sogni a cui aggrapparsi dove immagina di fare del sesso orale con una farmacista, di vedere donne nude sugli autobus, altrimenti incinte) e quando riesce – come avviene con Federica, alias Cristiana Capotondi – c’è sempre qualche piccolo particolare che lo porta a fare dietrofront e si convince, per l’ennesima volta, che quella che ha di fronte non è la persona giusta per lui. Il suo incessante vagabondare di fiore in fiore lo porta a fare conoscenza con Sonia (Camilla Diana), una giovane sveglia, sfacciata e schietta che lo attrae fino al punto di fargli credere di poter cambiare fuori e dentro, di poter ritrovare quel giovane pieno di forze ed energia ora ingrigito dal peso insopportabile di un malessere al limite dell’immaginario. Eppure, anche in questo caso, Tommaso rimane intrappolato nelle maglie dei suoi sogni, dei suoi incubi, delle sue megalomanie e dei suoi errori; sarà proprio Sonia alla fine a fargli aprire gli occhi su ciò chi è realmente e a capire veramente cosa desidera da se stesso e, soprattutto, dalle donne.

Tommaso è un film sulle fragilità di ognuno di noi che a nessuno piace ammettere, è un film sulle fobie, paure, insoddisfazioni, desideri che ci trasciniamo sin da bambini, un labirinto di emotività elevato sino all’ennesima potenza che desta angosce, sarcasmo e grigiore ma anche tanta l’ilarità e comicità.

La chiave di lettura non è affidata al caso, Tommaso è il frutto delle contraddizioni dell’uomo in quanto maschio e in quanto essere umano, la sua analisi approfondita rispecchia appieno la maturità acquisita con gli anni da Rossi Stuart. La pellicola è già stata definita come autobiografica, in realtà di autobiografico non c’è nulla se non il punto di vista attraverso cui viene narrata la vicenda. «Ho raccontato un uomo che cerca di liberarsi dell’imprinting familiare e delle ferite dell’infanzia e non essendo io all’altezza di grandi considerazioni sociologiche, psicologiche e antropologiche, mi sono limitato ad affrontare il tema rigorosamente dal suo punto di vista», ha spiegato il regista/attore durante la Mostra del Cinema di Venezia di cui è stato anche Presidente di Giuria e il cui film è stato presentato fuori concorso «Penso che guardarsi dentro sia un viaggio che la specie umana non può evitare. In alternativa c’è solo l’imbarbarimento che è davanti ai nostri occhi» ha poi proseguito Kim.

Molteplici sono le interpretazioni di questo film, a partire dal titolo il cui nome si diffuse grazie all’apostolo noto a tutti perché dubitò della Resurrezione di Cristo. Così come nella Bibbia, nel film Tommaso dubita degli altri, di ciò che fa, della madre (Dagmar Lassander), dubita del medico a cui si affida per parlargli dei suoi problemi (Renato Scarpa) e dubita della sua regista (Serra Ylmaz). C’è poi la tanto dibattuta questione della ricerca del partner ideale, una legge biologica che vale sia per gli uomini che per il regno animale. Tatto, olfatto, vista e gusto aiutano a trovare quella metà di noi stessi che spesso fatichiamo a trovare, ma è anche vero che tutto questo ci riporta all’istinto primordiale e animale che ci rende molto simile alle bestie. L’animalità infatti è un altro elemento spesso presente nel film, ne è un esempio la scena in cui Tommaso dice al suo medico “vorrei averle tutte le donne e prenderle per strada come un animale”, nondimeno sono le scene di sesso spinto in cui il protagonista sogna di possedere la donna con una certa brutalità ed istinto propria delle belve. E poi c’è il tema dell’abbandono, dell’immaturità di quest’uomo che si sforza di crescere, che prova a ripercorrere la strada di casa alla ricerca del bambino smarrito, un bimbo che è altro da sé; quello che rincorre nel tunnel (nelle scene finali) fa parte dell’infanzia dimenticata e innocente, a dispetto del figlio capriccioso che è diventato e che non si accontenta di nulla.

Da ultimo ci sono le donne, punto di forza della trama della pellicola e del mondo. La loro capacità di voltare pagina e di guardare avanti è superiore a quella del maschio, la capacità di saper discernere e di saper riflettere è altro da tutto il resto.

E poi c’è la bravura di uno straordinario Kim Rossi Stuart che sa rendere piacevole, comico e grottesco un film che suscita ogni emozione tranne che il riso.

 

Carla Iannacone

 

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